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Totalitarismo imperfetto:
perché il regime non riuscì ad avere un controllo completo, infatti accanto alla dittatura fascista è comunque presente l'autorità monarchica ma anche della chiesa.
Un concetto che ricorre spesso quando si parla di fascismo, comunismo e nazismo è il concetto di totalitarismo.
TOTALITARISMO: si intende un regime politico che vuole controllare la totalità della vita di un popolo e dei singoli individui che lo compongono, quindi sono totalitaristi quei regimi che vogliono contrallare la totalità della vita di un popolo. La totalità vuol dire che il potere politico è monopolio di un gruppo ed in particolare di una persona, c'è un monopolio del potere politico, viene abolita ogni pluralità politica, esiste un unico partito e all'interno di esso non c'è dibattito ma c'è un capo ed un gruppo dirigente molto ristretto che prende tutte le decisioni fondamentali. Unico gruppo ed unico gruppo all'interno del partito. Secondo: vi è un uso evidente della violenza, del terrore, con cui questo gruppo politico controlla la nazione. Uso della paura, della violenza, del terrore, in forme che variano da quelle più esplicite del nazismo nei confronti degli ebrei, alla luce del sole, a quelle di pressione psicologiche, di disagio. Un terzo elemento è il voler controllare tutti gli aspetti della vita del cittadino: controllarlo dalla culla alla tomba, questo è un'idea tipica del totalitarismo, anche se questa espressione non è nata in questo contesto ma in quello del Welfar State inglese degli anni 50. Terzo elemento: controllare tutti gli aspetti della vita del cittadino, non accontentarsi di controllarne le decisioni politiche impedendole, ma indottrinandolo, seguendolo dall'infanzia alla vecchiaia, quindi i sistemi totalitari vogliono costruire un uomo nuovo, non si accontentano di avere il potere, la forza, vogliono costruire un'umanità nuova. Il comunismo sovietico, vuole creare l'uomo sovietico, così la Germania nazista, così lo stato fascista, voglio costruire un uomo nuovo, un'umanità nuova, per farlo lo seguono da bambino fino al lavoro, le donne, le ferie, la vecchiaia. Quindi è un progetto di controllare la totaltà della vita del cittadino, creare un uomo nuovo a modello del sistema totalitario. Una quarta caratteristica è l'esistenza di un'ideologia di stato, c'è un'ideologia dello stato: uno stato democratico non ha ideologia, ognuno ha le sue idee, ma non c'è una visione del mondo di stato, un'ideologia è invece una concezione del mondo tipica che viene propagandata dallo stato, cioè lo stato ha una concezione del mondo che vuole imporre ai cittadini, se c'è un'ideologia, è lo strumento per controllare tutti gli aspetti della vita del popolo, il comunismo sovietico, è uno stato comunista, c'è Marx, e lo stato fa proprie le idee di Marx, così quelle di Hitler in Germania e quelle di Mussolini in Italia. C'è un'ideologia di stato e nel fascismo questa idea è modellata sul principio dell'idealismo hegeliano. Questo ne fa una forma politica nuova. Qui siamo in un regime politico che è sorto in una società di massa e quindi ha le caratteristiche della massificazione anche nel controllo dei cittadini. Tra tutti i totalitarismo quello fascista è il meno integrale, i tre esemplari sono:

fascista
nazista
sovietco
Quello fascita è il meno integrale, il meno perfetto dei totalitarismi in quanto, il fascimo aveva degli alleati e ne era limitato. I due alleati principali erano la monarchia e la chiesa cattolica, i quali ne limitavano il potere. Non avevano questi due limiti né quello sovietico né quello tedesco. Il totalitarismo per essere veramente forte deve basarsi su uno stato forte, l'Italia non ha mai avuto il concetto forte di stato, il senso dello stato degli italiani ancora oggi non è forte. Gli alleati servono al fascismo non ne può fare a meno, per consolidare il proprio potere, il fascista medio negli anni 30 si sentiva cattolico. Anche se Mussolini non rispettava nemmeno la morale cattolica, aveva decine di amanti.

I rapporti tra azione cattolica e regime fascista iniziano ad essere tesi sopratutto quando nel 29 fu istituita l'opera nazionale balilla, che aveva come obiettivo quello di controllare i giovani, erano divisi in fasce d'età: figli della lupa (6-8 anni), balilla (9-14), avanguardisti (14-18), fasci di combattimento. Invece le organizzazioni cattoliche avevano il compito di occuparsi solo della religione. La chiesa da sempre ha avuto organizzazioni giovalini (parrocchie, scout) e quindi ci fu un accanimento contro l'associazione scoutistica e con l'azione cattolica. Il papa e i vescovi protestavano, ma il governo rispose con lo scioglimento di tutte queste organizzazioni giovanili non appartenenti al partito fascista.

Il concetto dello stato corporativo:
il fascismo riteneva concetto fondamentale quello delle corporazioni, il fascismo aderisce all'hegelismo, è questa la filosofia che trionfava tra gli intellettuali italiani negli anni del fascismo e già prima, in Hegel il concetto centrale è lo stato, ciò che incarna lo spirito si incarna nello stato e attraverso le corporazioni esso governa l'economia, la società civile ha infatti come terzo momento, quello più alto, le corporazioni e la polizia. Questa è la via teorica per cui per il fascismo sono fondamentali le corporazioni, la via teorica perde un po' il senso del problema. Il senso del problema è quello di trovare una terza via tra il liberismo capitalista e la pianificazione sovietiva, quindi il fascismo parla di corporazioni anche soprattutto perché vuole proporre, propagandare, una terza via tra il capitalismo liberista degli stati uniti e la pianificazione sovietica. Quindi l'idea che sia lo stato attraverso dei suoi organismi, le corporazioni, a regolare l'economia e i rapporti tra le classi sociali.
La teoria delle corporazioni è questa: lo stato deve, con le corporazioni, regolare l'economia, dare gli indirizzi ad essa e mediare tra le classi sociali. Le corporazioni cioè sono degli organismi dello stato (Hegel) con cui esso regola l'economia ed i rapporti tra i soggetti economici cioè imprenditori e operai, non c'è più la lotta di classe, non c'è più lo scontro tra operai ed imprenditori, ci sono le corporazioni che regolano questi rapporti, questo è quello che conta, eliminare la lotta di classe che tanto aveva spaventato la borghesia italiana, la realtà delle corporazioni è che di fatto l'industria fa quello che vuole, non fa quello che vuole il fascismo, l'industria italiana in primis la Fiat, negli anni del fascismo, mantiene intatta la sua libertà. Chi governava l'azienda si recava una volta al mese a Roma a parlare con Mussolini, ma facevano quello che volevano, quindi di fatto l'industria italiana mantiene intatta la sua libertà, in questo si può dire che le corporazioni sono un bluff, dove hanno più successo invece è nell'eliminare la lotta di classe. L'altra caratteristica tipica dello stato italiano, è che di fronte alla crisi del 29, reagisce costruendo un istituto che si chiama IRI (istituto ricostruzione industriale) e l'IMI (istituto mobiliare italiano), sono i due istituti che negli anni 30 vengono creati dal fascismo e che sopravviveranno fino all'inizio degli anni 90. L'IRI ha l'obiettivo di acquisire quelle aziende che sono in crisi, ricostruirle e a quel punto rimetterle sul mercato, quindi l'idea dell'IRI è di uno stato che interviene in economia salvando le industrie in diffocoltà, analoga funzione ha l'IMI nel settore bancario.
Il risultato è che l'Italia alla fine del fascismo e ancora per molti decenni è lo stato moderno in cui lo stato possiede più industrie al mondo (dopo l'Unione Sovietica). C'è un forte intervento dello stato in economia per salvare le industrie in crisi, questo però non corrisponde all'idea tanto di un regime corporativo, quanto piuttosto di dare un aiuto al capitalismo italiano tradizionalmente debole e particolarmente debole dopo la crisi del 29.
Nonostante il fascismo abbia tanto propagandato le corporazioni c'ha messo dalla marcia su Roma più o meno 11 anni e arrivati a questo punto non le costruisce proprio veramente, rimangono in gran parte un bluff.

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