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Il terzo Reich: stato-partito-monopolio

Finché la Germania poté godere di una discreta ripresa economica, il nazismo non ebbe gran seguito. Le cose cambiarono proprio con l’avvento della grande crisi e il conseguente rilancio di movimenti di destra, solidamente presenti nella Repubblica di Weimar fin dal suo sorgere. Industriali abituati a realizzare grossi guadagni e latifondisti pieni di disprezzo per la democrazia, ansiosi di ottenere finanziamenti per continuare a vivere sfruttando le rendite delle proprie terre, iniziarono a guardare con simpatia il nuovo partito hitleriano. Esso appariva portatore di un ordine finalmente in grado di favorire il raggiungimento dei loro obbiettivi. I militari, per i quali il governo social-democratico era “responsabile” della sconfitta patita, insieme a piccoli e medi borghesi, nostalgici della vecchia Germania, vollero dare la loro fiducia a Hitler che forse avrebbe saputo offrire al popolo tedesco la possibilità di una rivincita.

Il partito nazionalsocialista si trasformò presto in un partito di massa. Divenne rassicurante per molti tedeschi, di ogni ceto sociale, apprendere che tutte le rovine della Germania erano causate da ebrei e marxisti; e che la loto eliminazione avrebbe restituito vigore, ricchezza e ordine alla nazione. Ai contadini vennero promessi prezzi più alti ai loro prodotti. Ai nazionalisti il rifiuto del trattato di Versailles; agli ufficiali fu fatto intravedere il miraggio di un grande esercito, nel quale trovare onore, gloria e prestigio. Gli industriali si sentirono certi della distruzione dei sindacati, mentre i lavoratori ebbero parimenti la certezza di aumenti salariali e di un posto di lavoro finalmente sicuro.

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