Genius 18666 punti

La terza rivoluzione industriale

Negli anni successivi la seconda guerra mondiale iniziò la terza rivoluzione industriale. Le aree statunitensi, non sconvolte dallo scontro degli eserciti, avevano conosciuto un periodo di benessere già durante la guerra, favorite dall'intensa produzione bellica avviata dal governo americano. Le aree europee, invece, dovettero affrontare seri problemi di ricostruzione e si affidarono ad organismi associativi comunitari, come le Comunità Europee, antesignane dell'Unione Europea. La CEE realizzò la formazione di un gran mercato unico europeo e, contemporaneamente, avviò apposite politiche regionali per il sostegno delle regioni economicamente più deboli. La terza rivoluzione industriale portò alla scoperta e all’utilizzo di nuove fonti energetiche come l’atomo, gia usato nelle bombe atomiche del 1945 sul Giappone, all’energia solare, del vento, prendendo spunto dai mulini, all’aumento del consumo del petrolio e all’invenzione della plastica da parte di Moplen. Oltre a queste invenzioni si creò la I.A., cioè l’intelligenza artificiale assemblata ai robot.
La terza rivoluzione industriale si avviò a partire dal 1950, cioè subito dopo la seconda guerra mondiale. Si ebbero diverse conseguenze:

* L’innovazione tecnologica, con la nascita del computer, dei robot, della prima navicella spaziale, dei satelliti.

o Con la nascita dei computer si propagò internet, una rete informatica ideata nel 1969 da un gruppo di scienziati e ricercatori americani i quali, su iniziativa del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, elaborarono un circuito di comunicazione per fini militari in grado di resistere agli effetti di un bombardamento atomico. Esso collegava quattro università: Stanford, Los Angeles, Santa Barbara e Utah. Nel 1985 Internet si trasformò in un servizio di massa. Fino al 1997/98, i provider facevano pagare un prezzo, sotto forma d’abbonamento annuo, a tutti coloro che volevano collegarsi. Ma forse la novità più sconvolgente, la possiamo cogliere nell’avvento dell’informatica. Non c’è campo della vita umana che non sia stato o non sia sempre più attraversato dell’informatica.
* L’invenzione dei robot è una conseguenza dell’informatica, con cui si comandano.
* La prima navicella spaziale fu costruita dagli americani e partì nel 1969 con destinazione la luna. Oltre alla navicella nello spazio furono mandati tantissimi satelliti. Grazie ai satelliti possiamo assistere in diretta a fatti nel momento stesso che accadono a migliaia di chilometri di distanza. Il primo satellite lanciato fu lo Sputnik sovietico, nel 1957, e dopo ebbe inizio l’invio nello spazio di satelliti con funzioni scientifiche e civili anziché militari. Nel 1960 gli Stati Uniti lanciano il primo satellite meteorologico, il Tiros I con lo scopo di trasmettere alla terra dati riguardanti i movimenti nuvolosi attorno al pianeta ed eventuali cicloni. Nel campo spaziale e della ricerca astronomica si possono infine annoverare le varie sonde, sia americane (Mariner e Viking), sia sovietiche (Salijut). L’uso dei satelliti (il primo, l’Echo I è lanciato nel 1960) risolve il problema delle telecomunicazioni. Sono strumenti collocati in orbita geostazionaria e funzionano da ripetitori per segnali radio televisivi e telefonici.

* L’ utilizzo dell’energia atomica per usi energetici, a svantaggio del petrolio, e non militari ma vi è un grande inquinamento perché la fissione dell’atomo produce scorie radioattive che non facili da smaltire.
* Vi fu inoltre un allargamento del mercato che portò alla cosiddetta globalizzazione e la nascita di multinazionali, cioè industrie che si ”vede” investiti capitali di altre persone, “estranee” a quella.
Gli aspetti negativi della terza rivoluzione industriale fu l’aumento della disoccupazione per il forte aumento di robot in fabbriche e per questo, anche oggi, non si trovano posti di lavoro a lungo termine e sicuri.
Dopo il gran boom all’avvio della terza rivoluzione industriale si ebbe una crisi, che tuttora persisté ancora e a pagarne le conseguenze furono gli operai.


In Italia...
Dal boom economico alla crisi

Nel periodo di tempo compreso tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’Italia fu protagonista di un record di crescita nella produzione nazionale tale da far parlare di “miracolo economico”. L’apice dello sviluppo di questo trend positivo fu raggiunto tra il 1958 e il 1963. Nonostante il fenomeno si riferisca ad un evento principalmente economico, esso ebbe una forte ripercussione sulla vita degli Italiani che in pochi anni cambiò radicalmente, in positivo o in negativo e portò nel nostro Paese un livello di progresso e benessere mai conosciuto nei periodi precedenti.

I fattori che determinarono tale svolta sono molteplici e da ricercarsi in ambiti differenti. Uno di questi è senza dubbio la fine del protezionismo e l’adozione di un sistema di tipo liberista che rivitalizzò il sistema produttivo italiano, favorito anche dalla creazione del Mercato Comune Europeo a cui l’Italia aderì nel 1957. Inoltre fu importante il ruolo svolto dallo Stato, caratterizzato da un notevole interventismo nell’economia. Altri fattori importanti per il boom economico furono il basso costo della manodopera che proveniva soprattutto dal meridione, l’adozione del piano Marshall e la nascita dell’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi, creato da Mattei nel 1953, a cui fu affidato lo sfruttamento del più gran giacimento di metano scoperto nel 1946 nella valle del Po. Mattei aveva dei piani ben chiari per quanto riguarda la nuova organizzazione; infatti l’Eni sarebbe diventato uno strumento dei popoli poveri contro i popoli ricchi. Egli sosteneva che l’Italia doveva diventare un appoggio per i nuovi movimenti nazionalistici (soprattutto africani e asiatici); questo avrebbe permesso di combattere il predominio delle maggiori società petrolifere e acquistare spazio sul mercato mondiale; allo stesso tempo sarebbe potuta diventare la guida di questi paesi del Terzo Mondo. Solo così, sosteneva sempre Mattei, l’Italia avrebbe potuto trovare una sua collocazione e un suo ruolo internazionale.
L’anno d’avvio del boom è considerato il 1958; l’euforia e la positività, ancora agli albori, erano però accompagnate anche da una serie di preoccupazioni manifestate da Amendola e dallo stesso Togliatti. La popolazione del Sud, che tra il 1951 1974 dovette abbandonare in massa le proprie case in cerca di fortuna al nord. Le mete erano le città del centro-nord Italia, soprattutto Milano, Torino, Genova, oppure quelle del nord Europa; infatti, dopo la crescita industriale che coinvolse anche il resto degli Stati europei, Svizzera, Belgio e Germania divennero meta di molti nostri connazionali. Alla base di questo fenomeno vi sono diversi fattori tra cui la necessità di maggiore denaro e di un lavoro stabile, il fascino delle nuove metropoli del Nord, la grave sottoccupazione, un alto livello di povertà, la scarsa fertilità delle terre e frammentazione della proprietà, che caratterizzavano il Meridione italiano.
In questi anni contemporaneamente allo sviluppo dell’industria accade una diminuzione dell’importanza del settore agricolo, infatti, in meno di dieci anni quasi tre milioni d’occupati nelle campagne si trasferiscono nelle città, determinando così la fine di quei mondi rurali che caratterizzavano il Paese. Senza dubbio il miracolo economico colpì anche il settore agricolo permettendo un suo rapido ampliamento. Gli investimenti statali ebbero un ruolo fondamentale, infatti, Fanfani, Ministro dell’Agricoltura, disse, infatti, che l’unico modo di impostare le condizioni per uno stato moderno era quello di incentivare e sviluppare il settore agricolo.
Le industrie legate al boom sono state limitate al Nord Italia; questo perché il Sud, a causa del già noto divario industriale, riuscì ad avvertire qualche impulso solo nel 1957. Infatti, durante questo anno venne approvata la legge che obbligava le aziende a partecipazione statale a indirizzare nelle regioni meridionali il 60 per cento dei loro investimenti, al fine di creare nuove aree industriali.
Sicuramente il risultato più gratificante di quel periodo fu la nascita del concetto di multinazionali e dei primi tentativi di relativa applicazione fortunatamente ben riusciti. Essi furono la FIAT e l’Olivetti, che effettuarono la riorganizzazione aziendale, unico modo per rendere le industrie italiane adatte all’affermazione in campo internazionale.
La FIAT, società già nata nel 1915, riuscì ad instaurare un sistema di produzione a costi decrescenti che dipendeva da un massimo sfruttamento degli impianti, dall’allargamento del mercato interno e da una graduale liberalizzazione degli scambi. Essa fu in grado di imporsi a livello internazionale, diventando competitiva alla pari di altre imprese europee.
La Fiat, quindi, fu un’asse portante del modello di sviluppo caratteristico del miracolo economico italiano degli anni ’60, perché aveva esteso la sua presenza all’estero sino a diventare un gruppo multinazionale.
Stesso percorso seguì l’Olivetti, il cui fondatore, Adriano Olivetti, sviluppo un piano aziendale di produzione per rettificatrici, macchine multiple e speciali, impianti di lavorazione automatizzati. Nata tra il 1946 e il 1947, l’Olivetti, nel 1958, riusciva a soddisfare con ottimi risultati, tecnici e organizzativi, una domanda sempre crescente di macchine da scrivere e di calcolo.
Lo sviluppo industriale che si verificò in Italia fu sorprendente e contribuì a cambiare l’opinione pubblica mondiale, che era abituata a considerare gli Italiani come europei di secondo livello; questo soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
In seguito alla fase economica positiva di cui l’Italia fu protagonista, la società cambiò radicalmente e le condizioni di vita subirono un notevole miglioramento dovuto all’aumento del reddito medio della popolazione, che permise a volte l’acquisto di beni di lusso come l’automobile, la televisione e gli elettrodomestici. L’auto più comune fu la cinquecento della Fiat. Dopo il boom vi fu una crisi che si presenta anche oggi. Per questa causa le aziende sono costrette alla delocalizzazione, lo spostamento in paesi dove la manodopera costa meno. Le fabbriche si sono trasformate, nel frattempo, aggiungendo robot a lavorare a posto dell’uomo.

Registrati via email