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Dicembre 2013

Il presidente Yanukovich firma, dopo aver rifiutato di siglare l’alleanza commerciale con la comunità europea, un patto di alleanza con la Russia. L’accordo prevedeva l’abbassamento del prezzo del gas e 15 miliardi di dollari di azioni ucraine.

Gennaio 2014

Dato che le proteste scoppiate a Madain (piazza indipendenza) continuano, il parlamento ucraino approva le leggi anti protesta che prevedono sanzioni per i manifestanti fino a 5 anni di carcerazione.
Il presidente propone a uno dei leader dell’opposizione di diventare premier ma esso rifiuta.
Putin sospende l’ attuazione del piano firmato con Yanukovich mentre USA e UE prendono in considerazione l’idea di sanzioni nei confronti del governo di Kiev.

Febbraio 2014

Vengono scarcerati e messi agli arresti domiciliari 234 manifestanti che erano stati arrestati in base al decreto anti protesta.
Il governo richiede che vengano abbandonati gli edifici occupati dai manifestanti per concedere loro la libertà.

I dimostranti scesi in piazza per il rifiuto del governo di modificare la costituzione si scontrano con la polizia ucraina la quale verrà poi accusata di aver utilizzato armi caricate con proiettili convenzionali contro i manifestanti.
Yanukovich concede una tregua ai manifestanti e sostituisce il ministro della difesa, inoltre introduce le leggi marziali senza l’approvazione del parlamento ucraino.
Riprendono gli scontri in piazza indipendenza provocando morti e feriti.
Yanukovich raggiunge un accordo con i manifestanti, sotto la supervisione dell’ UE e della Russia che prevede elezioni anticipate, formazione di un governo di coalizione in attesa del voto e riforma costituzionale per tornare alla Carta del 2004.
Vengono fissate le presidenziali per il 25 maggio 2014.

Marzo 2014

Il ministro della difesa ucraina lancia l’ allarme dichiarando che sono presenti in Crimea oltre 6000 soldati russi.
A questo punto interviene Obama che telefona a Putin e comunica che non sarà tollerato nessun intervento russo.
Si tiene in Crimea il referendum per l’indipendenza da Kiev e l’annessione alla Federazione Russa. Il referendum si conclude con il 95,6% di voti a favore.
Il risultato del referendum viene dichiarato illegale da Stati Uniti ed Unione Europea. Gi Usa affermano che il mondo non riconoscerà il voto che si è svolto sotto «minacce di violenza e intimidazioni da un intervento russo che viola le leggi internazionali».
Putin emana un decreto che afferma che la Russia riconosce la Crimea come stato indipendente e sovrano.
UE, USA, Canada e Australia introducono sanzioni nei confronti di Russia e Ucraina.

Aprile 2014

Viene approvato un piano di riforma costituzionale per permettere l’elezione dei governatori locali, al momento nominati dal presidente.
Nei primi giorni di aprile scoppiano proteste nell’Est ucraino.
Sull’onda dell’indipendenza della Crimea, separatisti filo-russi chiedono la secessione da Kiev e l’annessione alla Federazione russa di alcune cittadine dell’Est.
Viene proclamata la Repubblica di Donetsk.
I separatisti filo-russi occupano il municipio di Donetsk. La cittadina dell’Est ucraino diventerà insieme a Sloviansk l’epicentro della ribellione contro il governo di Kiev.
I servizi di sicurezza ucraini intercettano gli ordini di alcuni comandanti russi che hanno dato ai separatisti l’ordine di «sparare per uccidere». Il premier ucraino Arseni Yatsenyuk accusa Putin di «sostenere i terroristi» nell’est del Paese.
Gran parte della popolazione locale si schiera con i separatisti, mentre i soldati ucraini ricevono da Kiev l’ordine di non sparare sui civili.

Maggio 2014

I soldati ucraini riescono a riconquistare il municipio di Mariupol dopo duri scontri con i ribelli.
Nelle città occupate della regione di Donetsk e di Luhansk, Est Ucraina, si tiene il referendum per la secessione dall’Ucraina e per la creazione di uno stato semi-indipendente dal governo centrale di Kiev. Il referendum è dichiarato "illegale" da Kiev e dalle potenze occidentali. In settimana Vladimir Putin chiede ai separatisti dell’Est ucraino di posticipare la data dell’appuntamento elettorale. La decisione dei filo-russi è quella di andare comunque al voto.
L’89,07% ha votato a favore dell’indipendenza dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk. Nella regione di Luhansk, invece, il 96% degli elettori «ha votato a favore della federalizzazione della regione. Si attende la presa di posizione di Mosca. Potrebbe accogliere il voto delle due repubbliche come fatto con la Crimea e deciderne l’annessione alla Federazione russa.

Si tengono in tutto il Paese le elezioni Presidenziali.
Petro Poroshenko vince con oltre il 55% dei voti.
Yulia Tymoshenko, la leader della Rivoluzione arancione del 2004, ottiene solo il 12% dei voti.
Giugno 2014

Petro Poroshenko annuncia un piano di pace in 14 punti per la soluzione della crisi politico-militare in corso nell’est del Paese.
Lo stesso giorno, il presidente ucraino annuncia un cessate il fuoco da parte ucraina nell’Est del Paese per sette giorni.
Luglio 2014

Il volo della Malaysian Airlines MH17, in viaggio da Amsterdam a Kuala Lumpur, viene abbattuto mentre volava sopra il territorio Ucraino.
La colpa viene addossata ai ribelli filo russi.
L’Europa e gli Stati Uniti annunciano un terzo round di sanzioni contro la Russia, accusata di aver loro fornito le armi.
Agosto 2014

Le forze ucraine accerchiano la città di Lugansk.
I rifornimenti di energia e di acqua della città scarseggiano e mentre, negli stessi giorni si verificano nuovi scontri a Donetsk; In un reportage delle Nazioni Unite SI dichiara che ogni giorno oltre mille civili abbandonano l’area.

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