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Sviluppo economico e Welfar State

Tra il 1945 e il 1975 tutti i paesi industrializzati conobbero una crescita economica spettacolare, a cui si accompagnò una posizione sempre più centrale dello stato nella vita economica e nell’organizzazione dei servizi sociali.
Nei primi anni dopo la guerra lo sviluppo interessò soprattutto gli USA.
I paesi europei faticavano a ricostruire le proprie economie sconvolte dalla guerra e, per combattere l’inflazione e la svalutazione della moneta, furono adottate politiche deflazionistiche, che rendevano difficile il rilancio della produzione.
Il presidente americano Truman era consapevole che un ulteriore sviluppo dell’economia statunitense era legato alla ripresa dell’Europa. Decise quindi l’attuazione del Piano Marshall (1947), che concedeva aiuti ai paesi europei per la ripresa e la ricostruzione postbellica (fondi a titolo gratuito per l’acquisto di macchinari o materie prime dagli USA).
Con gli accordi di Bretton Woods si creò un ordine economico basato sul dollaro: fu fissato per ogni moneta il tasso di cambio con il dollaro, il quale poteva essere a sua volta convertito in oro.
Fu creato il Fondo monetario internazionale, una sorta di grande banca internazionale finanziata dai paesi aderenti, con il compito di concedere finanziamenti ai paesi che ne facessero richiesta.
Sempre nel 1947 fu istituito il GATT, un accordo generale sulle tariffe e sul commercio, che aboliva le limitazioni commerciali e prevedeva una graduale riduzione dei dazi doganali.
Elementi che resero possibile lo sviluppo economico nel dopoguerra furono:
§ Basso costo delle materie prime, dovuto all’abbondanza di risorse energetiche;
§ Innovazioni tecnologiche;
§ Esplosione dei consumi di massa;
§ Crescita dell’occupazione e delle retribuzioni.
Furono adottate nuove politiche economiche, basate sulle teorie keynesiane. Keynes, partendo dalla crisi del ’29, sosteneva che l’economia non era in grado di autocorreggere gli squilibri del sistema. Occorre che lo stato intervenga a sostegno della domanda.
La spesa pubblica fu quindi destinata in gran parte al sostegno dell’economia.
Nacque così il concetto di welfare state, o stato sociale. Uno stato che attua interventi finalizzati al benessere dei cittadini, in particolare quelli più poveri.
Per realizzare questi interventi si rese necessario un enorme impiego di risorse finanziarie, derivanti soprattutto dal prelievo fiscale.

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