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IL SUFFRAGIO UNIVERSALE MASCHILE DEL 1912

Nel 1912 venne introdotto il suffragio universale maschile, che verrà poi applicato nel 1913. La decisione che viene presa sua sponte da Giolitti può apparire molto strana, soprattutto perché presa da un esponente politico eletto dall’aristocrazia e dall’alta borghesia, ma anche perché tale concessione non viene fatta, come era accaduto in altre nazioni europee come l’Inghilterra, sotto la spinta popolare o di movimenti che facevano riferimento ad un elettorato popolare: anzi il movimento socialisti non aveva per nulla spinto negli anni successivi per ottenerlo.
Una forza universale come i socialisti, che avevano ottenuto i loro consensi soprattutto dagli operai, doveva essere infatti intenzionata e molto ben disposta verso il suffragio universale perché il bacino dei loro elettori si sarebbe notevolmente ampliato, consegnandolo anche la maggioranza dei seggi. I socialisti però non avevano mai spinto per il suffragio universale perché il loro consenso tra i ceti bassi non era localizzato in tutta Italia ma solamente tra gli operai del triangolo industriale al nord, mentre al sud i braccianti avevano come punto di riferimento la chiesa e quindi patteggiavano per i cattolici: di conseguenza i socialisti non si battono per il suffragio universale in quanto avrebbe portato al voto una gran quantità di braccianti che, non potendo votare direttamente un partito cattolico, fornivano il loro supporto a Giolitti stesso.

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