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Storia del Novecento

L’URSS
Il periodo staliniano è un periodo molto duro per l’unione sovietica perché viene instaurata la dittatura. Stalin attua l’industrializzazione forzata: l’URSS da paese agricolo si trasforma con grandi sforzi in un paese industrializzato e lo fanno attraverso i cosiddetti piani quinquennali, ovvero ogni 5 anni lo stato stabilisce degli obiettivi e cosa produrre per i successivi 5 anni. Ogni industria però aveva i suoi interessi e non sempre funzionavano. A fine mese i prodotti erano più scadenti di quelli di inizi mese e quando si comprava si doveva tenere conto di questo. Questo perché si badava alla quantità e non alla qualità per raggiungere l’obbiettivo. La dittatura comunque controllava tutto, non solo la produzione.
C’è il culto del capo: in ogni casa russa c‘era un ritratto di Stalin e veniva considerato un po’ come un piccolo Padre. Molte chiese furono distrutte, c’era una lotta alla religione; viene dichiarato l’ateismo di stato, tanto che c’era l’ora di ateismo a scuola in cui si criticava la chiesa.

Le purghe: la parola purga è associata a Stalin perché quando credeva che una parte dell’esercito o degli ufficiai gli fossero contro provvedeva ad eliminarli. Eliminava anche medici che erano contro di lui o addirittura popolazioni intere. C’è la paranoia del dittatore, molti russi finirono nei gulag, i campi di concentramento in Siberia nei quali i deportati morirono soprattutto di freddo; si dice sia stato peggio dei campi nazisti tedeschi.
Stalin fa fuori anche i kuaki e si suppone che siano spariti 10 milioni di loro perché erano considerati anticomunisti.
Per far fuori Trockji però si era appoggiato alla destra comunista di Bucahrin, che alla fine eliminerà dicendo che la destra comunista era con Trockji.

Il dopoguerra
I limiti dei trattati di pace
I trattati di pace crearono molti scontenti perché le popolazioni non seguivano i confini stabiliti dai vincitori:
-La Ceco-Slovacchia ha il 40% di cechi una minoranza di slovacchi ma anche 3 milioni di tedeschi (i sudeti) e 700 000 ungheresi.
-La Jugoslavia da vari popoli: i serbi che hanno il potere che sono ortodossi, i croati e gli sloveni invece che hanno l’alfabeto latino e sono cattolici.
-La Polonia è molto estesa e ha minoranze tedesche e ucraine.
Uno dei risultati del dopoguerra è la società delle nazioni (ora ONU), nata per un obbiettivo di Wilson. È un’organizzazione di tutti gli tati per evitare i conflitti ed ha sede a Ginevra. Però gli USA non parteciparono più a questo progetto perché al potere non c’era più Wilson, non parteciparono i paesi sconfitti e nemmeno l’URSS; quindi non servirà a risolvere nulla.

Si era diffusa anche l’influenza della spagnola che durò dalla guerra al 1924 e i morti furono 22 milioni
La crisi economica: le industrie si erano indirizzate per la guerra e ra si devono riconvertire ed è complicato. C’è disoccupazioni, i soldati che venivano mandati a casa non trovavano più il loro lavoro; l’inflazione è altissima perché tutti gli stai si erano indebitati.
Gli operai vorrebbero i salari aumentati e cominciarono grandi scioperi in tutta Europa. Il contadino invece vuole la terra dei latifondisti. C’è anche la crisi della piccola e media borghesia che viveva di affitti e di pensioni e ora sta patendo la fame; gli ufficiali che erano stati mandati a casa non contano più nulla.
Gli unici che non ci rimettono sono gli industriali e i commercianti.

Nella crisi si fanno luce i partiti estremisti che promettono di più: il biennio rosso.
È il periodo in cui in Europa si rischia il contagio comunista; i partiti comunisti promettevano il paradiso, ma i cittadini non sanno come si vive in una dittatura comunista.
Nei vari partiti socialisti si staccano e nascono i partiti comunisti; questo perché Lenin l’aveva imposto da Mosca per permettere a questi partiti di entrare nella terza internazionale (Comitintern), comandata da Lenin e poi da Stalin.

Il biennio rosso in Europa
La rivoluzione in Russia provoca delle conseguenze in Germania, Austria, Ungheria e Italia. Ma l’unico comunismo che ebbe successo fu quello dell’URSS, gli altri sono stati repressi nel sangue.
Germania: era fuggito il Kaiser ed era nata una repubblica con social-democratici però allo stesso tempo erano nati dei consigli di soldati e operai che avevano dato inizio a del fermento. In alcune zone presero addirittura il controllo i consigli, come a Monaco. Si stava formando il partito comunista che si chiamava però ancora lega di Spartaco. C’erano due capi: Karl Liebnecht e Rosa Luxemburg (una donna che voleva l’emancipazione femminile nel comunismo).

Il governo social-democratico vuole eliminare l’estrema sinistra e nel gennaio 1919 con dei gruppi di estrema destra fa uccidere i due capi comunisti.
C’è una crisi economica enorme, ma i social-democratici stanno cercando di costruire una nuova repubblica e spostano la capitale da Berlino a Weimar (ricordando il vecchio impero).
Austria: è rimasta Vienna, una grande capitale ma un piccolo Stato. La campagna è cattolica e Vienna è socialista. Ci sono rivoluzioni comuniste ma vengono soffocate nel sangue.
Ungheria: ha la capitale, Budapest, con milioni di abitanti ma, come l’Austria, un piccolo stato. Qui però riescono a formare la repubblica dei consigli nel marzo 919 da parte dei comunisti. Vuole unirsi all’unione sovietica ma in mezzo tra Ungheria e Russia c’erano gli stati degli eserciti bianchi. Così l’Ungheria rimane comunista solo per 100 giorni finché contro non intervengono gli eserciti della Romania e la destra ungherese e il potere comunista di Bela Kun finisce. Va al potere l’ammiraglio di destra Miklos Horthye, guida il governo e resta per 20 anni.
La Turchia
Finita la guerra gli stati dell’Intesa avevano delle pretese sul territorio ottomano e sulla Turchia stessa. Anche la Grecia ha delle pretese su Istanbul e Smirne. L’Itaia aveva pretese sulla zona di Adana. La Francia aveva Siria e Libano, la Gran Bretagna Iraq, Giordania, Palestina.
C’è un movimento nazionalista guidato da Mustafa Kemal, conosciuto come Atatürk, “padre dei turchi”. Crea un nuovo esercito e scaccia intesa e greci dalla Turchia. Per i greci è un massacro. Si forma la Turchia moderna senza il sultano.
Si vuole che la Turchia diventi europea: toglie l’alfabeto arabo, la religione non deve influenzare la vita politica, alle donne viene tolto il velo, introduce i codici civili europei. La capitale si sposta da Istanbul ad Ankara. Crea un esercito moderno per fare fronte ai colpi di stato, a tentativi di tornare ad uno stato mussulmano.

La crisi del dopoguerra
Sonnino e Orlando se ne vanno dal trattato di Londra perché non viene data Fiume. Orlando si dimette e va al potere Nitti e D’Annunzio con i suoi soldati occupa Fiume e la tiene fino a dicembre 1920. Nitti non riesce a risolvere il problema di Fiume anche perché ci sono politici di destra come Mussolini che appoggiano l’impresa. Non ha il coraggio di mandare l’esercito contro D’Annunzio e lui o chiamerà il “cagoia”. Nitti si dimette a torna al potere Giolitti nel 1920 e risolverà la faccenda di Fiume e con il trattato di Rapallo fa un accordo con la Jugoslavia e concede la Dalmazia, tranne Zara, in cambio di Fiume e manda a far sgombrare D’Annunzio.
La crisi economica
In Italia il debito pubblico è enorme, 95 miliardi di lire nel 1920. Ci sono 450 000 invalidi che non possono lavorare. I contadini erano andati in trincea e quando tornano gli è stata concessa la terra che gli avevano promesso. Così da una parte ci sono i contadini che occupano la terra e la polizia spara, dall’altra gli operai che fanno sciopero.
Sono nati nuovi partiti:

il partito popolare italiano nel 1919, guidato da Don Luigi Sturzo. È vicino alle richieste popolari, è cattolico ed è molto diffuso tra i contadini. Era contrario alla rivoluzione ma chiedeva ai proprietari delle terre di essere più accomodanti, senza cadere nel socialismo.
I fasci di combattimento, formato da ex combattenti, vogliono la Repubblica, la terra ai contadini, giornata di 8 ore e addirittura voto alle donne. Sembrano quasi di sinistra, è un movimento incerto. Sono guidati da Benito Mussolini e hanno un giornale il popolo d’Italia. Sono pochi ma aggressivi. Attaccano e distruggono la sede del giornale socialista l’Avanti. Sono nazionalisti. È un movimento confuso e contraddittorio.
Nel 1919 ci sono le elezioni e il partito socialista ha il 32% (156 seggi su 500), il partito popolare ha il 20% (100 seggi), il resto sono gruppi democratici e liberali. Il partito di Mussolini non guadagna nemmeno un seggio. Popolari e socialisti insieme avrebbero più de 50% insieme ma non possono unirsi per il problema religioso (cattolici e atei). Gli altri non possono governare perché non hanno la maggioranza e questo mostra la debolezza del sistema italiano che porterà il fascismo al potere.

Il biennio rosso in italia
Le elezioni del 1919
Le elezioni del 1919 sono le prime elezioni a suffragio universale maschile e il partito socialista raggiunge 156 seggi. Però i socialisti sono estremisti e atei e non si alleano né con il partito popolare né con i liberali. Questi ultimi due invece si uniranno. Ma il paese è in fermento e ci sono scioperi e nell’estate del 1920 gli operai riescono ad occupare le fabbriche, grazie alla guardie rosse. I contadini occupano le terre. Però il partito socialista è rivoluzionario solo a parole, come in Russia, ma a fatti non fa nulla, anche perché Giolitti applicava la politica del “lasciar fare” agli scioperi, lascia che si stanchino. Così dopo poco tornano a lavorare. In questa situazione il partito socialista si spacca, l’ala sinistra si stacca e nasce al congresso di Livorno il partito comunista perché dalla Russia Lenin dice che se vogliono aderire alla terza internazionale devono staccarsi dai vecchi socialisti. Nel febbraio 1921 Gramsci, Togliatti e Borghiga fondano il nuovo partito. Nel partito socialista rimangono ¾ guidati a destra dai riformisti Turatti e Treves e il centro vecchio massimalista è guidato da Serrati
Però nel frattempo questo fermento ha creato paura tra i latifondisti e gli industriali e si avvicinano al movimento fascista, che così si rinforza. Si parla di fascismo agrario perché gli agrari avevano organizzato squadre contro braccianti e contadini che occupavano; queste squadre erano state create dal partito fascista.
Il fascismo non era più generico, era fatto da ex combattenti che vogliono salvare l’Italia dal disordine rosso, e formato da piccoli borghesi e da industriali contro gli scioperi; stanno diventando di estrema destra. Cresce in Italia e viene finanziato dagli industriali e agrari. Cominciano ad agire in modo violento: invadono i comuni occupati dai capi socialisti, distruggono giornali socialisti. Il caso più grave è la sparatoria contro il sindaco e consiglieri socialisti appena eletti a Bologna. Non rispettano la democrazia. Ma lo Stato non fa niente, sta a vedere. Giolitti fa l’errore di pensare che fascisti e socialisti si scontreranno fino a che non si indeboliranno entrambi, e avrebbe potuto continuare a governare con i liberali. Però c’era una propensione dello Stato ai fascisti. Però nel 1921 Giolitti si accorge di non avere più la maggioranza e indice nuove elezioni e i liberali si alleano con i fascisti, il blocco nazionale e dei fascisti vengono eletti.


La marcia su Roma
I socialisti hanno 122 seggi, i comunisti 16 e i liberano hanno ancora la maggioranza. Giolitti abbandona il potere e lo lascia prima a Bonomi e poi a Facta, un giolittiano che però è un debole e non riesce a tenere in piedi la maggioranza. Così mussolini ne approfitta e fa la marcia su Roma.
Già nel 1921 era nato il partito nazionale fascista con a capo Mussolini e dei capi locali chiamati RAS. Mussolini fa concentrare decine di migliaia di squadre fasciste a Perugia e partono per Roma e delega la marcia a 4 capi: Balbo, Bianco, De Vecchi e De Bono. Sono armati ed è una marcia illegale.
Facta chiede al re lo stato di assedio per sparare contro i marciatori ma Vittorio Emanuele III non lo firma e Facta è impotente di fronte alla marcia su Roma.
Benito Mussolini però non è a Roma, è a Milano, perché se avesse fallito la marcia avrebbe fatto presto a scappare in Svizzera, o anche perché in quei giorni c’erano tante invasioni delle prefetture, stazioni e poste da parte dei fascisti.
La marcia arriva a Roma, non ci sono disordini ma occupano la città, così il Re chiama a Roma Mussolini per formare un nuovo governo. Ma Mussolini aveva solo 35 deputati su 50, quindi è una forzatura.

Mussolini al governo
Mussolini dice: “Vi porto l’Italia di Vittorio Veneto” quelli che hanno combattuto, non i socialisti. A 21 anni va al governo e mette ministri liberali, fascisti e popolari e riesce ad avere la maggioranza. Don Sturzo non sarebbe d’accordo ma il Vaticano spinge per appoggiarlo. Aveva con sé i poteri forti. Ottiene 306 voti favorevoli e 116 contrari.
Mussolini subito fa 2 provvedimenti:
-crea la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, ex squadre fasciste che diventano polizia di Stato. Gli altri accettano perché pensavano che così sarebbe finita la loro violenza.
-istituisce il Gran Consiglio del Fascismo, l’insieme dei ministri e capi di partito fascista e preparano le leggi dello Stato. L’organo dirigente non è più il governo. Mussolini si è tenuto il Ministero degli Interni con lui come Ministro.
All’estero viene visto bene dall’Intesa perché aveva eliminato gli scioperi e aveva dato all’Italia una politica forte. Però vengono continuate le violenze, che però sono protette dallo Stato. Vengono uccisi liberali anti-fascisti.
Vuole fare una legge elettorale: legge Acerbo, un sistema maggioritario che assegna alla lista che ha la maggioranza relativa i 2/3 deputati (basta il 25%). È ovvio che con un sistema del genere il partito fascista, alleato ai liberali avrà addirittura il 65% dei voti (liberali di destra come Salandra). Ora ha i ¾ dei seggi.
L’altra riforma è sulla scuola, fatta nel 1923 dal filosofo italiano, Ministro della Pubblica Istruzione, Giovanni Gentile, la riforma che ha inventato i licei e gli istituti tecnici.

Durante le elezioni c’erano state violenze e brogli e quando si unisce la camera dopo le elezioni un deputato socialista, Giacomo Matteotti, si alza e denuncia le violenze. Non è detto che l’ordine sia partito da Mussolini ma una squadra fascista lo rapisce e dopo 2 mesi viene ritrovato il cadavere. Mussolini però è Ministro dell’Interno e deve coordinare le indagini e vengono arrestati gli esecutori; tra questi un certo Finzi (un sottosegretario ebreo di Ferrara). Ma i mandanti non vengono scoperti.
I deputati non fascisti si riuniscono sul colle Aventino e dicono: “Noi siamo la vera Italia”. In quel momento c’è la crisi del fascismo dell’estate-autunno 1924. I deputati chiedono al Re di far dimettere Mussolini ma non lo farà e un po’ alla volta il fascismo riprende il potere e si sciolgono i deputati dall’Aventino.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini fa un discorso in parlamento ed è qui che nasce la dittatura, illegale e dice: “Se il fascismo è un’associazione e delinquere io sarò il capo e responsabile2 e elimina tutti gli atri partiti.

L’Italia fascista
Nel 1925 promulga le leggi “fascistissime”:
1. C’è un unico partito in Italia, il Partito Nazionale Fascista
2. C’è un sindacato unico, quello fascista
3. Si rafforza la figura del presidente del consiglio, capo di governo, poi Duce.
4. C’è il podestà scelto dal Governo al posto del sindaco
5. Un preside, scelto dal Governo, al posto del presidente della provincia
6. Libertà di stampa e associazione spariscono
7. Istituto il tribunale particolare, tribunale speciale per la difesa dello Stato che controllerà le azioni anti-fasciste, anche con alcune condanne a morte (però meno rispetto al nazismo e al comunismo).
8. Gran Consiglio del fascismo, ministri e capi fascisti sono sopra il governo e lo controllano
9. Polizia segreta, la O.V.R.A, da un’idea di paura, anche perché nessuno sa chi potrebbe farne parte.
10. Nel 1928 c’è una nuova legge elettorale, una lista unica e si deve votare SI o No ma il voto non è segreto, basta il 50 % (è un voto fasullo). Nel 1929 quando si votò i contrari furono l’1,5% nel 1934 lo 0.15%.
11. Nasce l’Opera Nazionale dopo Lavoro, vuole dare spazio per il tempo libero. Nasce anche il Coni che deve stimolare gli italiani allo sporti perché le vittorie portavano lustro al fascismo. Nel ’34 e ’36 l’Italia vince i mondiali di calcio e nel ’36 le olimpiadi di calcio.
12. A scuola viene istituito il GUF, Gruppo Universitari Fascisti a cui era raccomandabile iscriversi.

13. L’Opera Nazionale Balilla (Balilla era un giovane che nel 1700 lanciò dei sassi contro gli austriaci a Genova). Ne facevano parte tutti i bambini dagli 8-15 anni. C’era l’addestramento pre-militare. Dai 16-18 si era avanguardisti. E dai 18 in poi si poteva iscriversi al partito. Prima degli 8 anni si era figli della Lupa, un’associazione parallela per le ragazze era Giovani Italiane; anche le ragazze facevano sporti. Ci si esercitava a marce e parate con armi.
Gli italiani erano controllati dalla nascita alla morte. Nel 1938 c’erano 8 milioni di iscritti al partito.
14. Nel 1927 viene fondata l’EIA (antenata della RAI) a Torino e attraverso la radio tutti potevano seguire i discorsi de Duce (nelle piazze, nei cinema), i documentari fascisti erano trasmessi da LUCE.
15. La stampa veniva controllata con il sistema delle Veline: arrivavano dei fogli fini con scritto quali erano le notizio da mettere o non mettere e come scrivere. I giornali erano controllati dal Ministero della Cultura Popolare.
Nasce uno stato totalitario.

Rapporto fascismo-chiesa
La Chiesa era un potere forte. La Chiesa era contraria all’unità italiana e la Chiesa e lo Stato non erano d’accordo da decenni. Mussolini l’11 febbraio 1929 fa i patti lateranensi che durarono anche quando nacque la Repubblica:
-l’Italia riconosce lo Stato della Città del Vaticano e la sua indipendenza (San Pietro, Musei, Giardini, Palazzi del Papa). Il Papa non vuole essere soggetto alle leggi nazionali
- I Cardinali sono riconosciuti come principi ed emette moneta e francobolli
-L’Italia da al Papa l’insieme di ciò che avrebbe preso dal 1870 al 1929, un’indennità sulle tasse che non aveva più ricevuto dall’unità d’Italia e investendo, comincia a comprare in borsa.
-Insegnamento della religione nella scuola
-Introduzione dei preti nell’esercito, negli ospedali e nelle carceri.
-La Chiesa sceglie vescovi e parroci senza intervento dello Stato
-Si da libertà all’azione cattolica, l’unica associazione esistente non fascista. Qui infatti si raggrupperanno molti anti-fascisti
Il Papa arriverà a dire che Mussolini è l’uomo voluto dalla provvidenza.

Politica economica
-All’inizio il fascismo era liberista però durò fino al 1925 quando ministro delle finanze è de Stefani e l’Italia si stava riprendendo dalla guerra. Però ci si accorge che l’inflazione cresce e nel 1926 diventa ministro delle finanze Giuseppe Volpi che applica una politica protezionista.
-C’è la rivalutazione della lira: bisogna portare la Lira a quota 90 rispetto alla sterlina e viene raggiunto. Però le esportazioni valgono di più e quindi hanno più difficoltà
-Autarchia: basarsi su se stessi. Eliminare il più possibile le importazioni, produrre da soli. Ma l’Italia non ha materie prime. Vuole però produrre grano sufficiente per tutti e si fanno per questo le bonifiche e in questo modo si danno case e campi ai contadini poveri. Nascono materiali che devono sostituire le importazioni di cotone. Anche il caffè si cerca di sostituire (es. con la cicoria). L’Italia tende a chiudersi.

Il corporativismo
Nel medioevo le corporazioni erano le associazioni di mestieri per stabilire le qualità e i salari. Il fascismo vuole associare nella corporazione da un lato i padroni e dall’latro i sindacati del settore. Ritiene che lo scopo dell’economia sia la grandezza della nazione e così i problemi si risolvono all’interno del settore (c’è solo il sindacato fascista). Si evitano così scioperi, manifestazioni e serrate; tutti devono collaborare nell’interesse della nazione, nel 1926 questo diventa legge.
Nel 1927 co la carta del lavoro vengono stabilite le regole per come devono funzionare le corporazioni. Il potere però risulta essere soprattutto dei proprietari.
Nel 1929 c’è la cristi e l’Italia ne esce in maniera autonoma rispetto al resto del mondo. Le banche vengono sostituite dallo Sato che interviene in caso di fallimento. Viene fondato l’IMI (istituto mobiliare italiano)e finanzia chi è in stato di crisi, l’IRI (istituto ricostruzione industriale) con il quale molte aziende vengono salvate con il denaro pubblico. Istituì altri enti assistenziali come l’INPS, l’INAIL (infortuni sul lavoro), l’ENPAS (il vecchio INPS per gli statali, l’OMNI (opera nazionale maternità e infanzia).

Politica estera
Il fascismo fa sua l’idea della vittoria mutilata, ha delle rivendicazioni da fare, crede che Francia e Inghilterra abbiano ricevuto troppo. Le nazioni vincitrici (tranne l’Italia) sono plutocratiche, ricche; l’Italia è proletaria.
In Africa erano rimaste: la Liberia (sotto controllo USA) e l’Etiopia. L’Italia aveva più volte tentato di infiltrarsi e possedeva già Libia, Eritrea e Somalia; in mezzo c’era l’Etiopia con l’imperatore Negus ed era rappresentata nella società delle nazioni.
Il Duce aveva puntato sull’Etiopia che però non poteva aggredire; trovò una scusa con un problema di pozzi al confine con l’Eritrea. L’Italia era pronta e il 3 ottobre 1935 inizia la guerra; l’Etiopia porta il problema alla società delle nazioni che decide di sanzionare l’Italia: non bisogna più vendere beni per scopo bellico all’Italia.
Questo in realtà è un aiuto a Mussolini perché così sembra che tutto il mondo ce l’abbia con l’Italia e diventa molto popolare. I cittadini partecipano attivamente alla guerra e donano oro alla patria (le donne donano le fedi). Raccolgono anche metalli nelle case e in quel momento il fascismo è realmente popolare
La guerra in Etiopia durò qualche mese e il 5 maggio 1936 entrarono a Besabeba. Ci sono due conseguenze:
-il piccolo re italiano diventa imperatore d’Etiopia, viene cacciato il re Hailé Selassié
-La Germania di Hitler non applica le sanzioni contro l’Italia, appoggia la conquista.
Fino a quel momento Hitler era considerato un novellino da Mussolini. Nasce l’amicizia nel 1936, l’asse Roma-Berlino (nel 1937 Roma-Berlino-Tokyo).
Mussolini si riteneva superiore a Hitler però ora si sposta verso le sue posizioni. Fino ad allora l’Italia non era antisemita, c’erano ebrei anche tra i ministri e comandanti fascisti, anzi, quando nei giornali c’erano posizioni antisemite venivano censurate (Mussolini aveva anche avuto un’amante ebrea). L’Italia dava rifugio agli ebrei e di attenuare l’antisemitismo
In Italia era la Chiesa cattolica he era antisemita e lo pubblicavano nelle stampe diocesane.
Quando si allea a Hitler Mussolini spontaneamente a diventare antisemita. In confronto alla Germania però c’erano molto meno ebrei (solo 40 mila). Nel 1938 fa le leggi raziali:
gli ebrei non sono più italiani, non possono fare i militari, non possono fare certi mestieri, non possono frequentare la scuola pubblica, possono sposarsi solo fra di loro.
La Chiesa non era d’accordo solo con il matrimonio, perché con il matrimonio misto gli ebrei si sarebbero convertiti.
Questa è una delle colpe più grandi del fascismo. Gli ebrei erano persone alfabetizzate, erano cittadini attivi ed è stata una mutilazione per l’Italia. Si da la colpa anche al re che ha firmato le leggi.
Non si volevano neanche i matrimoni misti tra italiani ed etiopi, nascono giornali razzisti e viene scritto un manifesto razzista, firmato da molti studiosi italiani.

L’Italia antifascista
I partiti erano spariti e non riuscirono più ad organizzarsi. Ci furono molti esuli in Francia e Parigi era il centro antifascista.
L’unico partito che era riuscito a mantenere una struttura segreta era il comunismo; questo perché erano appoggiati dall’URSS che mandava finanziamenti, documenti falsi, dava luoghi per nascondersi. Erano solo 5000 però ogni tanto usciva qualche scritta o qualche volantino antifascismo.
Poi si creò giustizia e libertà, volevano mettere insieme socialismo e liberali, fondato dai fratelli Rosselli (da questo partito nascerà il Partito d’Azione). I fratelli furono uccisi in Francia da dei sicari fascisti.
Il resto dei gruppi antifascisti si era unito nella concentrazione antifascista ma non aveva presenze in Italia.

Il consenso al regime
L’opinione generale è che gli italiani subissero la dittatura, che si erano fatti la tessera fascista solo per necessità. Lo storico De Felice , invece, analizzando le lettere della gente mandate a Mussolini, ha dichiarato il contrario: il fascismo godeva di un certo consenso. In effetti lo si vede negli italiani all’estero che pur essendo liberi di avere le proprie idee, molti di loro erano lo stesso fascisti. L’idea che dava era di un’Italia forte, funzionante, con molti successi (premi nobel e sportivi) e di questo erano convinti anche i capi degli altri pesi.

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