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Nella prima metà dell’Ottocento lo scenario politico statunitense era dominato dalla contrapposizione di federalisti e repubblicani; questi ultimi riuscirono a vincere le elezioni del 1816 con Monroe. Quel periodo fu caratterizzato da un notevole ampliamento territoriale verso ovest e verso sud. L’unico ostacolo per i coloni furono i nativi americani i quali mal adattandosi ai progetti di espansione iniziarono a ribellarsi: si susseguirono lotte sanguinose che si conclusero con il pressoché totale sterminio delle tribù indiane.
Verso il 1850 gli Stati Uniti conobbero una costante ascesa economica e demografica. Tuttavia vi era un profondo divario tra il Nord industriale e multietnico e il Sud in cui predominava un’agricoltura basata sul latifondo e sulla schiavitù. Questi due modelli sociali ed economici entrarono presto in conflitto: la schiavitù era avversata dai movimenti abolizionisti del Nord mentre il partito repubblicano aveva adottato misure protezionistiche che danneggiavano l’agricoltura del Sud. Sotto la presidenza del repubblicano Lincoln alcuni stati del Sud costituirono gli Stati Confederati d’America con presidente Monroe dando così inizio alla Guerra di Secessione. Il Nord ottenne la vittoria solo nel 1865 dopo la decisiva battaglia di Gettysburg. Tuttavia nonostante l’abolizione della schiavitù e il diritto di voto accordato ai neri, nel Sud si affermò una legislazione che ne limitava o negava i diritti. Intanto l’immigrazione europea diventava sempre più consistente assorbita dal prodigioso sviluppo economico statunitense.

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