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La competizione spaziale

Introduzione
Con l’invenzione della bomba atomica si aprì, nella seconda metà del secolo, l’era nucleare, caratterizzata dalla corsa alla creazione di ordigni sempre più devastanti. Ma il secondo dopoguerra, per la comunità scientifica, significò anche la conquista dello spazio, la scoperta del DNA, la sconfitta della poliomielite, gli aerei a reazione, la televisione, i satelliti e il laser.
L'accelerazione del progresso tecnologico della seconda metà del secolo è stata particolarmente evidente nel campo della missilistica e dell'astronautica. Tali settori, indissolubilmente legati alle ricerche nel campo degli armamenti, hanno costituito un esempio tipico del modello di sviluppo tecnologico postbellico. Quest’ultimo è stato trainato principalmente dalla concentrazione di enormi investimenti pubblici, motivati da esigenze militari, in imprese tecnologiche di punta, che hanno sfruttato gli avanzamenti dell'intero sistema industriale e provocato, a loro volta, vasti effetti di ricaduta tecnologica sull'economia civile. Nel caso della tecnologia spaziale, questi effetti hanno coperto uno spettro vastissimo, compreso tra le trasmissioni televisive satellitari e l'introduzione di nuove diagnostiche mediche.

1961: Dagli Sputnik a Gagarin
Il 4 ottobre 1957, il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik, del peso di 83 chili, fu lanciato in orbita attorno alla terra dall'Unione Sovietica, seguito, il mese successivo, da un secondo satellite di mezza tonnellata con la cagnetta Laika a bordo. Il successo sovietico, che impressionò enormemente l'opinione pubblica e i governi occidentali, non significava soltanto una vittoria di prestigio dall'enorme valore propagandistico.
Ma l’Unione Sovietica di Kruscev ebbe il successo più clamoroso il 12 aprile 1961 lanciando nello spazio il primo essere umano. Già da qualche mese i sovietici si preparavano a questa storica impresa: toccò a un giovane pilota militare, Jurij Gagarin, salire sulla navicella spaziale Vostok I. La navicella, con l’uomo a bordo, venne lanciata dal cosmodromo di Tyuratam. Alla velocità di 27.400 km all’ora, entrò in orbita e girò intorno alla terra in un’ora e 48 minuti. Gagarin divenne l’uomo più famoso del mondo, e la sua impresa, prescindendo dal valore politico, entrò a far parte delle grandi conquiste dell’umanità.
Per gli americani il successo della Vostok I, fu un duro colpo, ma costituì anche un incitamento ad accelerare i tempi della ricerca spaziale. La risposta americana al volo di Gagarin si limitò, in quei primi anni, al lancio di qualche satellite Explorer. In seguito si intensificarono i lanci di sonde spaziali che esplorarono la Luna e compirono alcuni allunaggi meccanici. Sovietica fu la prima donna nello spazio, Valentina Tereskova; nel 1964 sarà ancora l’URSS a ottenere un grande successo con il lancio in orbita di un equipaggio di tre astronauti; in quell’occasione venne eseguita la prima passeggiata nello spazio.

I progetti Mercury e Apollo
La risposta americana all'impresa di Gagarin non si fece attendere, dando il via alla corsa allo spazio.
Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy lanciò l'ambizioso programma dello sbarco dell'uomo sulla Luna, entro la fine del decennio. Negli anni successivi, la corsa allo spazio delle due superpotenze continuò, impegnando somme enormi attraverso eventi seguiti in tutto il mondo tramite la televisione: lanci di missili, passeggiate spaziali, appuntamenti tra navicelle orbitanti. Il programma americano per lo sbarco sulla Luna continuò sotto la direzione del tedesco Werner Von Braun, inventore delle V-2 naziste e principale capo dei progetti missilistici americani, a Cape Canaveral in Florida.
Le missioni della serie Mercury iniziarono il 5 maggio 1961 con la messa in orbita dell’astronauta americano Alan Shepard. Le prime due spedizioni della successiva missione, la Gemini, furono effettuate con due capsule non abitate. Solo con la Gemini 3 l'uomo tornò a bordo e l'equipaggio della Gemini 4 effettuò anch'esso una “passeggiata spaziale”. Le missioni delle Gemini che seguirono, la Gemini 6 e 7, servirono a mettere a punto le tecniche per gli “incontri” in orbita tra due veicoli spaziali lanciati da terra in due momenti diversi. Un compito ancora più difficile fu affidato invece all’equipaggio della Gemini 11, che, viaggiando in formazione con un altro veicolo al quale era ancorata tramite un cavo, si produsse in un aggancio con un razzo appositamente parcheggiato in orbita in precedenza. Il grande passo verso la Luna stava per compiersi.

1969: l'uomo approda sulla Luna"
Il giorno 20 luglio 1969, in diretta televisiva mondiale, un uomo scese le scalette del modulo lunare Eagle e mise piede sulla Luna. Si allontanò di qualche passo dal modulo e piantò sul suolo lunare la bandiera americana. Si chiamava Neil Armstrong: fu il momento culminante del progetto che aveva portato l’uomo sulla Luna, un progetto fortemente voluto dal presidente Kennedy, la fine di una competizione dal sapore sportivo, politico e propagandistico.
Dopo aver preparato meticolosamente il “progetto Apollo”, il 16 luglio 1969, dalla base di Cape Canaveral, in Florida, era stato lanciato il missile che portava tre astronauti, Armstrong, Aldrin e Collins, sulla Luna. Il modulo lunare si staccò dall’astronave in orbita intorno alla Luna e si posò nel “Mare della Tranquillità”. Vi rimase 21 ore e Armstrong e Aldrin camminarono sulla Luna per due ore per raccogliere materiali.
Grazie agli strumenti di cui era dotato il modulo lunare, l’avventura venne seguita per televisione in tutto il mondo da milioni di spettatori. E’ stato senz’altro l’avvenimento più appassionante e quindi più seguito che si sia mai verificato, e l’immagine degli Stati Uniti ne uscì molto rafforzata.
Il 24 luglio l’Apollo 11 rientrò nell’atmosfera terrestre, ammarando nell’oceano Pacifico. In seguito altri allunaggi sono stati effettuati, con l’Apollo 12, sempre nel 1969, e poi con l’Apollo 13, e l’Apollo 14. Con i dati scientifici riportati grazie a quei viaggi si esaurì l’interesse per l’esplorazione lunare e l’attenzione venne spostata verso altri progetti, come la costruzione di stazioni spaziali utili per la ricerca nello spazio e future basi per viaggi molto più lunghi, o l’invio di sonde dirette su pianeti sempre più lontani e sconosciut

L'osservazione dello spazio
L’era spaziale, inaugurata dai sovietici con il lancio di Gagarin in orbita intorno alla Terra, ha spinto l’uomo verso il cielo, lo ha spinto ad osservarlo, a studiarlo, ad avvicinarsi ad esso con strumenti che non sono più gli antichi cannocchiali di Galileo, né i grandi telescopi come quelli di Monte Palomar, in California, ma sofisticati calcolatori che hanno avvicinato il lavoro degli astronomi a quello dei matematici. E’ in questo modo, grazie a tali avveniristici calcolatori automatici, che si scoprono le enormi distanze cosmiche, l’età della nostra e di altre galassie e perfino la loro forma.
Oltre a questo tipo di astronomia matematica che veniva studiata in laboratori scientifici, furono costruite sonde spaziali lanciate nel cosmo per studiare e fotografare da vicino pianeti e satelliti, la loro conformazione orografica, la cosiddetta astrochimica. Si tratta di particolari robot guidati dalla terra che si posano sulla superficie dei pianeti cui sono diretti, programmati per trasmettere ogni sorta di informazioni e immagini. Sono i Voyager e i Pionier americani, i Vostik russi, che in questi primi lanci erano ancora molto sperimentali e quindi imprecisi, ma che sono riusciti tuttavia ad aprire un nuovo tipo di esplorazione astronomica permettendo all’uomo di scrutare il cielo da più vicino.

Inoltre, di pari passo alla conquista dello spazio, si è iniziato a fare strada la coscienza che l'uomo non è solo nello spazio. Tale ipotesi, ancora mai provata, scatenò nel corso degli anni Sessanta mode e tendenze più legate alla moderna società dei consumi (produzione di film, trasmissioni televisive, giocattoli) piuttosto che alla rigorosa ricerca astronomica di carattere scientifico.

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