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L’UNIONE SOVIETICA E LA DITTATURA DI STALIN

La Russia del primo dopoguerra era un paese molto arretrato, ancora feudale. Inoltre vi era una forte disgregazione sociale, causata dalla frattura tra il governo comunista e il popolo. Alla crisi interna si sommava l’isolamento internazionale. Lo stato sovietico era quindi in fallimento.
1919 – a Mosca si costituisce la Terza Internazionale, fondata da Lenin per unire i partiti comunisti di tutto il mondo in vista di un’estensione internazionale della rivoluzione bolscevica. Ma in quel periodo i partiti comunisti erano ovunque in minoranza, in quanto si stavano affermando regimi autoritari.
NEP
Questa situazione spinse Lenin a seguire una nuova linea di politica economica (Nep), che consisteva nel reintrodurre il profitto individuale e la libertà economica.
Nelle campagne cessarono le requisizioni e venne liberalizzato il commercio interno, favorendo lo sviluppo delle piccole imprese private. La Nep diede risultati sostanzialmente positivi: la produzione e il reddito nazionale aumentarono. Ma da punto di vista sociale, gli anni della Nep videro l’accrescersi della differenza sociale nelle campagne e la ripresa del ceto dei contadini agiati (kulaki). Quindi la Nep presentava anche elementi problematici: era difficile manovrare un’economia costituita in parte da aziende privata e in parte da imprese pubbliche. Inoltre i prodotti industriali erano molto più alti di quelli agricoli, quindi nelle campagne non si riusciva a realizzare il surplus necessario per la ripresa industriale.
Negli anni Venti si aprì un dibattito tra i sostenitori della Nep: come industrializzare la Russia? La proposta era una trasformazione lenta e graduale del sistema economico. Gli oppositori invece, ritenevano fosse necessario accelerare i tempi, diminuendo i costi di produzione e aumentando la produttività delle industrie.
A questo problema si aggiunse la morte di Lenin nel ’24 e la necessità di ristabilire il potere nel Partito comunista. Nel ’25 Stalin prese il posto.
Inizialmente favorevole alla Nep, in seguito ad un’ennesima crisi agricola, decise per l’industrializzazione forzata. I pochi anni la Russia dovette effettuare un salto che gli altri stati avevano fatto nel corso di uno o due secoli.
STALIN
Lo strumento usato da Stalin fu la pianificazione integrale dell’economia: lo stato governava in modo rigido tutti i meccanismi dell’economia, stabilendo cosa produrre, quanto, in quanto tempo e a quale prezzo. Ciò escludeva l’iniziativa privata e presupponeva la proprietà pubblica di tutti i mezzi di produzione. Fu uno sforzo enorme, che trasformò l’Unione Sovietica in una grande potenza industriale, seconda solo a USA e Germania.
I costi di tale furono altissimi e, non potendo ottenere finanziamenti dall’estero, si seguirono due strade: il basso livello dei salari e quindi dei consumi, ottenuto con la militarizzazione del lavoro operaio; e il trasferimento forzato di ricchezza dall’agricoltura all’industria, tramite collettivizzazione imposta delle terre.
Stalin era consapevole che ciò avrebbe provocato uno scontro sociale nelle campagne, infatti i contadini si opposero con ogni mezzo alla collettivizzazione forzata. Verso di loro si agì con la forza, attraverso massacri e deportazioni nei campi di lavoro.
Ovviamente la produzione agricola diminuì, e il prelievo forzato di gran parte del raccolto rendeva inesistente il margine per l’autoconsumo, quindi una spaventosa carestia devastò alcune regioni. Nel ’33 Stalin reintrodusse il diritto dei contadini di coltivare piccoli appezzamenti per le proprie necessità.
Il PNL in quel periodo aumentò, ma ciò non si tradusse in aumento dei consumi delle famiglie, in quanto venne utilizzato per nuovi investimenti e per la difesa.
POLITICA
In campo politico Stalin instaurò una dittatura basata sul partito, che si identificò nello stato, in quanto unico detentore del potere. Ogni dissenso fu impedito e si passo ad una fase di terrore, o “delle grandi purghe”, in cui furono giustiziati o deportati molti cittadini, dai ceti più alti a quelli più bassi.
Inoltre veniva fatta molta propaganda ideologica che tendeva a criminalizzare ogni dissenso

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