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I SOCIALISTI IN ETA' GIOLITTIANA

In età giolittiana il partito socialista aveva dentro di sé diverse correnti, dove alcuni erano ancora convinti che si dovessero perseguire gli ideali di Marx della lotta di classe, come ad esempio lo stesso Mussolini, che fu dapprima maestro elementare e giornalista, poi direttore del maggiore giornale socialista, l’Avanti, da dove incitava a non accontentarsi delle piccole concessioni che venivano fatte, combattendo e lottando. Mussolini però nel momento in cui scoppiò la seconda guerra mondiale a causa della sua posizione estremista si dovette allontanare dal partito: con la seconda internazionale infatti il partito socialista aveva deciso che tutti i rappresentati socialisti nei governi non dovevano votare a favore dell’entrata in guerra, ma i socialdemocratici tedeschi ruppero questo patto votando a favore; in Italia invece i socialisti rimasero per la posizione neutrale tranne Mussolini che incitava alla guerra dalle pagine dell’Avanti e venne perciò cacciato. Oltre ai socialisti rivoluzionari vi erano però anche quelli che erano aperti maggiormente al dialogo come quelli riformisti (Turati) e quelli revisionisti ( Bissolati e Bonomi): questa frattura nel partito socialista si palesa anche con la guerra in Libia del 1911, dove la maggior parte dei socialisti era contraria a questa guerra perché il partito affermava che non vi dovevano essere distinzioni tra le nazioni e gli italiani non potevano considerarsi superiori ad un'altra nazione, ma alcuni appoggiarono tale impresa, credendo, come affermavo lo stesso Giolitti, che così i lavoratori italiani avrebbero trovato nuove opportunità lavorative in Libia. Addirittura Giolitti tentò per la prima volta di far entrare un socialista, Turati, nel suo governo, ma ciò era impensabile perché sarebbe stato davvero clamoroso e avrebbe indebolito pesantemente la sua fazione all’interno del partito.

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