Ali Q di Ali Q
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La sinistra al governo

In seguito all’unificazione, la destra deve affrontare problemi di bilancio.
Nel 1869 sale al governo Giovanni Lanza.
Per far fronte al deficit economico, il ministro delle finanze Sella introduce:
1) L’imposta sul grano;
2) L’imposta sugli immobili (che è un’imposta indiretta, cioè non proporzionale al reddito);
3) Riduce i finanziamenti statali.

Secondo il disegno del nuovo governo l’Italia tutta dovrebbe inserirsi nel panorama economico europeo come esportatrice di beni agricolo-industriali, come del resto già avveniva per il nord.
Tuttavia la situazione economica attuale non è delle migliori, e i settori più colpiti sono:
1) il settore bancario;
2) i commercianti;
3) la borghesia (per la maggior parte esclusa dalla politica e senza più sovvenzioni).

Nel 1875 il governo Minghetti annuncia il pareggio del bilancio statale.

Tuttavia la destra entra presto in crisi, a causa dell’impopolarità che la caratterizza ormai da tempo. Oltretutto non può neanche dirsi compatta: al suo interno sono infatti presenti due gruppi:
1) La Permanente (piemontese);
2) Il gruppo toscano.

Il leader dell’opposizione, Agostino Depretis, reclama il comando, e presenta un programma di riforme a Stradella.
Esse prevedono:
1) Allargamento del suffragio;
2) Alleggerimenti delle tasse e annullamento dei dazi doganali;
3) Una riforma amministrativa;
4) Maggior potere agli enti;
5) Una economia liberale;
6) Difesa dello stato laico (punto che fa dunque parte di un’ottica anti-clericale);
7) Istruzione pubblica.

La sinistra può contare su molti appoggi all’interno del paese. Lo stesso sud, diffidente ad un governo piemontese –quale era quello della destra-, appoggia la sinistra di Depretis.

Nel 1876, alle elezioni, la sinistra ottiene un sacco di voti, e Depretis sale al potere. Fino alla sua morte, egli sarà leader incontrastato.

Cambia dunque la classe politica, che sebbene abbia la stessa estrazione sociale della destra, differisce da questa negli interessi e negli obiettivi da perseguire, privilegiando una realtà imprenditoriale piuttosto che fondiaria.
Si parla dunque di una rivoluzione parlamentare, anche se non radicale, giacchè la sinistra non ha atteggiamenti rivoluzionari.
La destra era composta principalmente da cittadini del nord che volevano uno stato accentrato, mentre la sinistra si impegna subito a creare nuovi posti di lavoro al sud.

Per far cessare le ostilità con la destra, nel 1882 Depretis stringe un’alleanza con Minghetti. Il suo scopo è quello di creare maggioranze di centro attraverso un accordo con gli esponenti moderati della destra e della sinistra.

Viene dunque meno il programma di Stradella.
L’accordo di Depretis con Minghetti viene visto da molti come un tradimento dell’identità politica italiana, e genererà perciò non pochi scontenti.

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