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Sigmund Freud

Ebreo di origine, nesce in Moravia intorno al 1855. Dalla Moravia si trasferisce a Vienna dove studia medicina e si laurea in fisiologia e si specializza in malattie neurologiche, grazie ad una borsa di studio riesce a proseguire gli studi a Parigi, dove c’era un notissimo neurologo, Sarcot, che lavorava in una clinica e si occupava della diagnosi e della guarigione dell’isteria.
Freud si colloca nella seconda metà dell’ottocento e nei primi decenni del novecento nel periodo del positivismo e in questo periodo nasce anche la psicologia, si afferma come scienza autonoma, indipendentemente con la filosofia. In precedenza la psiche veniva concepita come sinonimo dell’anima.

I positivisti. In quel periodo il metodo con cui venivano studiati i fenomeni psichici: si osservavano i sintomi fisici e poi si cercava di risalire ad una causa che doveva essere di natura organica, cioè dovuta ad una lesione o mal funzionamento della psiche oppure di nervi.

Invece Freud tratterà in maniera diversa l’analisi psicologica rispetto all’impostazione positivistica, comincerà a rendersi conto che all’isteria non sta alla base un motivo organico, lesioni o disfunzioni e quindi rimane un caso inspiegato, secondo la spiegazione positivistica.
Secondo Freud spesso queste malattie hanno un origine psichica che può risiede anche in un trauma infantile che è stato rimosso ma è presente in noi nell’inconscio e cerca di venire a galla mascherandosi sotto le veste di un sintomo fisico.
Freud studiando da psicanalista questi casi (isteria credo) e cercando di darne una sistemazione teorica, cioè producendo una teoria, ha rivoluzionato il mondo della psicologia fondando la psicanalisi.

Quando Freud inizia a lavorare nel 1880 a Vienna in un clima dominato dal positivismo i processi psichici e mentali sono attribuiti a delle cause biologiche o neurologiche e i disturbi psichici sono attribuibili a traumi, lesioni o disfunzioni organiche.
Ma il fenomeno dell’isteria sembra contraddire questa tesi, manifestazione che colpisce principalmente le donne. (La parola isteria significa utero in greco).
Manifestazioni patologiche legate a forme somatiche, sintomi: convulsioni, svenimenti, tremori, paralisi di un arto, afasia, cecità momentanea, insensibilità in alcune parti del corpo.
Il problema sta nel fatto che è impossibile rintracciare cause organiche di questi sintomi.
I Sintomi riscontrati non sono riportabili a spiegazioni fisiologiche.
Qual è l’origine dell’isteria? non avendo nessun collegamento con niente di organico mette in crisi la spiegazione neuropsicologica dei positivisti.

Il sintomo isterico viene concepito come il prodotto di una serie di ricette psichiche da portare alla luce.
Freud è intenzionato ad affrontare le malattie psichiche secondo questo punto di vista e crede appunto che esistono dei fenomeni i quali non possono essere studiati con gli strumenti delle neurofisiologia.
Per questo motivo entrerà anche in conflitto con l’ambiente accademico di Vienna, la facoltà di medicina di Vienna dove imperavano i metodi positivisti.

Inconscio
Concetto non nuovo ma è nuovo l’inquadramento che gli dà Freud perché ipotizza che nella nostra mente siano presenti dei meccanismi di difesa i quali iniziano a funzionare fin dalla nostra prima infanzia quando il bambino deve contrastare una serie di pulsioni, istinti presenti in lui che poi man mano che cresce si scontrano invece con dei modelli che vengono imposti dai genitori o dalla società e viene a crearsi una conflittualità tra le pulsioni interne e i modelli di comportamento che gli vengono imposti.
Per cogliere l’origine dei disturbi psichici bisogna risalire alla storia individuale del paziente e ricostruirne i fatti.
Nell’evoluzione del percorso di studi di Freud è importantissimo il soggiorno a Parigi dove assiste alle lezioni di Sarcot e qui impara che certe manifestazioni psicologiche non hanno cause fisiche e organiche ma devono essere ricondotte ad altre cause.
Impara poi da Vernheim che questo medico riusciva a curare queste malattie psichiche con l’ipnosi.

Ipnosi
Stato psicofisico che è paragonabile ad un dormiveglia, uno stato di sonnolenza che viene indotto tramite delle tecniche di suggestione che riescono a rilassare il paziente. Durante l’ipnosi il paziente è libero da freni inibitori e si rende molto collaborativo.

F constata che durante l’ipnosi il paziente racconta la sua vita senza freni inibitori e riesce a liberarsi dalle ossessioni che lo assillano proprio perché le racconta.

Freud scrive un’opera “Studi sull'isteria” e in quest’opera rappresenta un po’ il primo nucleo di ciò che sarà poi la sua tesi di fondo della teoria psicanalitica: conseguenza di un contrasto tra forze (pulsioni) attive dentro un soggetto fin dalla nascita che vengono poi aggravate da rapporti affettivi per esempio rapporti che legano un figlio al genitore.

Complesso di Edipo
Il bambino da piccolo possiede delle pulsioni sessuali che indirizza verso il genitore di sesso opposto. L’amore che prova per esempio il bambino maschio per la madre lo porta ad entrare in conflitto con il padre ma questa è una lotta impari perché comunque il padre è un genitore ed è una persona a cui vogliono bene. Il bambino è costretto a ritirarsi da questa lotta e trattenere i suoi impulsi e accettare le regole cercando poi fuori soggetti verso cui indirizzare il proprio amore.
Il contrasto (per esempio con il genitore) può produrre uno stato di nevrosi nel bambino legato alla sofferenza del suo sistema nervoso che non determina nessuna lesione anatomica e non genera nemmeno una degenerazione psichica ma nasce da l conflitto tra diverse forze psichiche.
Quindi secondo F la nevrosi si cura solo risalendo alla causa.
All’origine dell’isteria c’è sempre un evento traumatico ma il malato non conosce questo trauma perché lo ha rimosso. Tutto ciò che produce in noi dolore la nostra mente inconsciamente lo rimuove.

Dentro di noi questi conflitti continuano a lavorare e cercano di rendersi manifesti ovviamente non per quelli che sono ma travestiti sotto qualche altra specie. Il sintomo visibile segnala l’esistenza di qualcosa che il soggetto a livello cosciente ignora completamente.
Specificatamente nel caso dell’isteria queste energie si sfogano a livello somatico quindi i conflitti interiori vengono scaricati sul corpo.
Questi conflitti esplodono in forma teatrale come l’isteria però la causa della malattia non è visibile. Ciò che è stato rimosso la mente lo ha reso non osservabile ma non l’ha cancellato.

Se una paziente manifestava, per esempio, il sintomo della paresi al braccio durante l’ipnosi riusciva a muoverlo, questo sta a significare che non esisteva alcun problema organico-fisico.

Storia dell'isteria
- Conosciuta già nell’antica Grecia ma impossibile da curare.
- Nell’ottocento è molto diffusa in Europa, colpisce maggiormente le donne però si pensava che queste donne fossero soggetti deboli quindi il medico prescriveva come cura una vita tranquilla, lontana da forti emozioni, si pensava fosse una debolezza psichica ereditaria.
- Sarcot con l’ipnosi constata che alla base della malattia non esiste nulla di organico.


Freud tornato a Vienna apre uno studio medico.
Si convince che i conflitti psichici hanno origine nella vita affettiva e quindi nasce un interesse per tutto ciò che non è razionale: lapsus (interferenza dell’inconscio nel conscio), tic.
Freud inventa il metodo di associazioni libere di parole, che può essere una tecnica per ricavare informazioni.

In questo modo si da importanza a tutte quelle espressioni che fino a questo momento sembravano casuali banali ma dal punto di vista terapeutico sono molto importanti.
Spesso però durante la terapia il paziente si blocca, viene opposta una resistenza per cui il paziente cerca di non riferire per esempio ricordi, fantasie più sgradevoli e intime, a meno che non li travesta in modo da renderli accettabili.
Non può parlarne in forma chiara e aperta poiché i suoi freni inibitori glielo impediscono. I freni inibitori agiscono così perché vogliono impedire di portare a galla il trauma che è stato rimosso dalla coscienza per la sua carica di dolore, quindi la coscienza inibisce, pone delle resistenze in modo che al limite passi tutto ma travestito, sotto censura. Il compio del terapeuta cogliere il significato di queste resistenze in modo da poter portare a livello conscio ciò che dopo la rimozione è andato a fini in quel magazzino infinito che è il nostro inconscio. Ma per fare questo deve essere guidato.

Un testo fondamentale di Freud è l’"Interpretazione dei sogni".
Freud si rende conto che c’è un’altra via per arrivare all’inconscio sono i nostri sogni.
Nel sogno Freud individua la via maestra per accedere al dominio dell’inconscio.
Il sogno è costituito da:
- riferimenti alla vita reale
- fantasie e pensieri legati alla vita profonda, il passato
- desideri inappagati
Nell’attività onirica possiamo distinguere sempre due aspetti :
1 contenuto manifesto: ciò che ricordiamo del sogno
2 contenuto latente: ciò che noi ignoriamo del sogno che non sappiamo di conoscere.
Il compito dell’analista è quello di comprendere né il significato manifesto né quello latente ma riuscire a ricostruire il processo che porta il sogno manifesto a coprire il sogno latente.
C’è come una trasposizione.
Opera di traduzione, che la nostra mente ha fatto, dei contenuti latenti in contenuti manifesti. La traduzione non è fedele perché non tutto viene tradotto.
È una traduzione non sempre fedele, speso altera, traveste e quindi da fatto ciò che noi raccontiamo, il contenuto manifesto, è un’altra storia rispetto a ciò che abbiamo sognato in realtà.
Il contenuto manifesto è una storia molto più scarna e più povera di particolari, ciò avviene perché l’individuo vorrebbe esprimere determinati contenuti che si agitano dentro di lui ma si vergogna, non osa portarli alla luce e quindi li esprime in modo allusivo, mascherato.
Questa è un’opera di censura che compie la nostra coscienza, che blocca determinati contenuti, suscita in noi determinate resistenze nell’esprimerli.
Per quale motivo avviene questa censura?
Nel sogno affiorano desideri talmente profondi che il soggetto cosciente giudica imbarazzanti, irragionevoli, immorali, inconfessabili e quindi possono essere espressi solo se tradotti in una forma accettabile.

Freud arriva a stabilire che il desiderio che noi nascondiamo spesso riguarda la sfera sessuale che in molti casi si ricollega ad esperienze della primissima infanzia, per cui il sogno rappresenta una sorta di regressione infantile, ritorno al nostro vissuto infantile che si è rivelato poi decisivo per la nostra vita da adulti.

Un altro esempio di camuffamento: lo scherzo. Molte cose non possono essere dette esplicitamente ma attraverso barzellette o battute di spirito si possono dire.
Spesso lo scherzo e le battute di spirito diventano un veicolo per far passare dei giudizi altrimenti socialmente inaccettabili.
Tutto questo studio viene raccolto in un’altra opera fondamentale di Freud: “Psicopatologia della vita quotidiana”, studio di tic, lapsus, dimenticanze.
Dove mette in luce che anche in episodi di vita innocente si nasconde qualcosa di pericoloso che solo con l’inganno riescono a passare il controllo vigile della coscienza.

Ciò che Freud aveva individuato attraverso il mito di Edipo, è che esistono effettivamente delle leggi che regolano il nostro inconscio.
Questo rappresenta un nuovo approccio rispetto alla psichiatria tradizionale che divideva in due campi, i sani dai malati, la malattia psichica dalla normalità.
Invece l’approccio di Freud è quello di considerare la patologia attraverso la normalità, tra stato normale e stato patologico esiste un ventaglio di gradazioni che ci fa notare che la linea di demarcazione è molto labile perché la malattia psichica è dentro ciascuno di noi.
Continuamente la psiche umana è attraversata da micro conflitti e si trova quindi ad essere sempre in equilibrio precario.
La “normalità” è data da un equilibrio che però è instabile e quindi la malattia viene spiegata da F attraverso gli stessi parametri che spiegano la vita normale.
La malattia viene vista attraverso la normalità La normalità è la conquista continua, mai definitiva, di un punto di equilibrio.
Questo ci fa capire che anche i sani possono ammalarsi, nel momento in cui essi non sono più in grado di trovare l’equilibrio, quindi la patologia è dentro di noi.

L’individuo è il centro di un delicato equilibrio tra questi due principi, sempre in conflitto, sempre opposti che sono:
- pressioni spirituali, libido, ricerca del piacere, pulsioni che sono dentro di noi e non possiamo frenare;
- esigenze che ci impone la vita sociale, le regole del comportamento sociale.
Questi due esigenze, ovviamente incompatibili, devono trovare volta per volta un punto di mediazione. La mediazione non si raggiunge mai una volta per tutte è una mediazione piuttosto instabile.

Dalla pratica clinica Freud cerca di dare una sistemazione teorica, anche se è molto attento a non sistematizzare troppo perché è ben consapevole che di fronte all’inconscio è difficile e pericoloso dare sentenze universali perché potrebbe sempre presentarsi un caso particolare che smentisce tutto ciò che è stato detto in precedenza.
Comunque da parte di Freud c’è un tentativo di organizzazione, di sistematizzazione del materiale che aveva colto nella sua pratica psicanalitica.
Comincia ad introdurre il termine metapsicologia: intenzione di mettere a punto una teoria, meta che va oltre, complessiva di tutti i processi psichici. Teoria complessiva su come funzionano i processi psichici.
Un punto molto importante di questa teoria è l’analisi della sessualità, quest’ultima mette in luce in noi l’azione di forze, spinte che il soggetto percepisce come un elemento di tensione che deve scaricarsi all’esterno, trovare soddisfazione (oggetto verso cui indirizzarsi all’esterno).
Queste spinte si collocano tra il corpo e la psiche, sono desideri sia del corpo che della psiche ma si differenziano dagli stimoli che ci vengono dal di fuori perché questi istinti sono dentro di noi e non possiamo sottrarcene. Mentre io posso rifiutare uno stimolo esterno questi non li posso evitare.
Non tutte le pulsioni interne sono di natura sessuale, ce ne sono altre che riguardano l’io.
Freud distingue:
1 pulsioni sessuali, libido, guidate dal principio del piacere, cercano il piacere fine a se stesso, alla ricerca di un soddisfacimento immediato e quando non lo raggiungono si accontentano anche di un appagamento sostitutivo come può essere il sogno;
2 pulsioni dell’io, sottoposte ad un principio di realtà e queste pulsioni nascono dalle nostre relazioni con gli altri, dal nostro essere sociali, dalla disciplina. Nascono dal fatto che noi viviamo in un mondo è questo ci impone delle regole. Sottoposto ad un principio del mondo, un principio di realtà e in queste il nostro soddisfacimento viene sublimato, noi cerchiamo l’appagamento delle pulsioni accettando anche queste regole.

La libido rappresenta un po’ quel mondo irrazionale che per certi aspetti può ricordare Schopenhauer, quando descriveva la volontà come irrazionale, violenta, impetuosa che è estranea a qualsiasi regola morale, non si cura della ragione, di ciò che la ragione gli suggerisce e spinge invece a ricercare il piacere in se stesso.
La libido pur spingendo l’individuo a cercare l’altro per soddisfare l’atto sessuale ha un carattere profondamente associale, ha bisogno dell’altro per trovare l’oggetto del soddisfacimento ma non per creare relazioni, non accetta regole, non ama tutto ciò che è sociale.
Libido istinto asociale, anche se ci spinge a cercare l’altro ma solo per il fine ultimo del soddisfacimento.

La struttura del nostro io
Su questo tema Freud evolve la sua posizione nel tempo:

Inizialmente distingue soltanto nel soggetto umano due dimensioni:
- conscia
- inconscia
e tende a considerare conscio e inconscio come due processi che si intrecciano, si intersecano, si trasformano l’uno nell’altro.
Ad un certo punto in queste sue considerazioni inserisce la nozione del preconscio: zona dell’inconscio che passa facilmente alla coscienza.

Infine arriva a mettere a punto la psiche come formata da tre regni.
Priche:
1 es
2 io
3 super-io

Es è pronome neutro della terza persona singolare.
Il luogo dove hanno sede tutte le pulsioni dell’individuo.
L’es è un magma ribollente, mondo caotico di energie vitali che tendono a soddisfare in modo molto egoistico i miei bisogni seguendo il principio del piacere.
Tutto ciò che ha a che fare con i nostri istinti.

Super-io è il polo opposto dell’es, rappresenta la coscienza morale, quell’ imperativo che dimora in noi che spesso interviene con un atteggiamento quasi censorio a giudicare e a frenare i nostri impulsi secondo le regole che ci sono state impartite dall’educazione familiare e sociale.
Il super-io si costituisce in primo luogo come l’insieme di tutte quelle regole, norme, divieti che ci hanno imposto quando eravamo bambini, queste cose noi le abbiamo tutte interiorizzate e sono dentro di noi.
Il super-io si stabilisce cronologicamente al termine della fase edipica, il bambino ad un certo punto rinuncia alla lotta con il genitore dello stesso sesso e si identifica con lui.
Noi assumiamo madre o padre come modello di condotta nella nostra vita sessuata, di genere femminile o maschile. Questo processo viene chiamato Processo di identificazione.
L’identificazione non avviene nei confronti di soggetti reali ma del loro super-io, noi non ci identifichiamo con la loro figura fisica ma con il loro super-io cioè con tutto quell’insieme di norme che quella persona incarna nell’autorità che gestisce. Queste regole sono molto importanti perché costituiscono la base della convivenza civile.
Una volta che abbiamo introiettato, portato dentro di noi, queste regole poi noi le abbiamo dentro, agiscono in noi, dall’interno di noi.
Fa si che io sia in grado di intrattenere rapporti corretti all’interno della società.
Il super-io ha anche la funzione di reprimere la libido e questo è causa di frustrazione e infelicità.
Il super-io ha una duplice funzione:
1 possa nascere in me un soggetto civile, educato, sociale.
2 reprimere la libido.

Tra questi due poli, es e super-io, si colloca l’io,

Io
Figura molto complessa, dai contorni non sempre chiari.
Deve stare in relazione tanto con l’es che con il super-io, purtroppo però l’io, in questo modo, diventa il servo dei tre padroni:
- servo dell’es affinché l’io realizzi desideri inconsci;
- servo del super-io che nega la possibilità di soddisfare gli impulsi imponendo un sacco di regole morali;
- servo del mondo esterno, della situazione oggettiva in cui l’individuo si trova a vivere, anche questa gli pone dei limiti e dei problemi.
L’io è costantemente impegnato in una difficile opera di mediazione ed è sempre alla ricerca di un nuovo equilibrio e di uscire dai conflitti che nascono da questi tre suoi padroni.
Io ha una scarsa autonomia, non può agire spontaneamente ed è difronte a queste realtà che perennemente lo condizionano.
Quando prevalgono i conflitti psichici e non si approda ad un equilibrio nasce la nevrosi, le perdita dell’equilibrio psichico.

Freud scrive un’altra opera: "Al di là del principio del piacere" (1920).
Qui fa riferimento ad un altro tipo di Conflitto tra vita e morte, tra eros e thanatos cioè la pulsione di vita e la pulsione di morte.

Eros: pulsione di vita.
Thanatos: pulsione di morte.

Come nel caso di Edipo Freud va a cercare nell’antica mitologia greca la figura di Eros, l’amore e Thanatos, l’istinto di morte e anche qui per rappresentare il conflitto tra due forze fondamentali nella personalità umana Eros è identificabile come una tendenza costruttiva, Thanatos identificabile come istinto distruttivo dell’uomo. Con questi due principi sono presenti nell’individuo, una sorta di aggressività che poi l’uomo rivolge anche verso l’esterno, quindi in questo senso F ci presenta un’immagine dell’uomo un po’ inquietante che è diviso tra voglia di vivere e desiderio di morte allo stesso tempo.
La terapia psicanalitica ha il compito di aiutare il soggetto nevrotico, nevrosi rimandano al disagio interiore.

Lo stato nevrotico sopraggiunge quando in un soggetto la libido non riesce ad esprimersi in maniera adeguata e ciò genere, a livello esterno, una forte tensione. Questo accade per esempio quando il super-io interviene in nome della legge morale ad impedire un genere di piacere suscitando un conflitto molto forte tra un desiderio e la repressione di ciò oppure quando la soddisfazione avviene ma è inconciliabile col mondo, con la realtà delle cose.
Per placare la sofferenza prodotta dal conflitto interiore l’io cerca di eliminarne la causa ma questo conflitto è in noi quindi non è possibile eliminarlo quindi lo rimuove.
Rimozione: Allontanare dall’orizzonte della propria coscienza la causa del dolore. Viene rimosso ciò che è all’origine del disturbo, la spinta libidica viene rimossa.
Rimozione non è soppressione perché la pulsione rimossa va a finire nella nostra dimensione inconscia, c’è ancora, e quindi il disturbo somatico è il sintomo di questo istinto che non si vede.
Ci sono delle fobie, dei blocchi apparentemente immotivati in realtà dietro ci può essere una cosa di questo tipo che va a scavare nella profondità del nostro inconscio.
Il terapista, nella psicoanalisi, deve far venire a galla ciò che è stato rimosso.
Questo percorso può risultare molto lungo e complesso e c’è bisogno che il paziente si fidi dello psicanalista.
Il paziente deve essere messo a suo agio in tranquillità e tante volte ha bisogno del transfert, cioè di una situazione in cui il paziente trasferisce i suoi stati emotivi sul medico (oggetto transizionale dal quale passano).
Appunto per questo motivo spesso i pazienti si innamorano del medico perché nel corso della terapia il paziente tende a legarsi anche affettivamente al terapista.
Gli individui nevrotici trasferiscono nell’analista il proprio desiderio insoddisfatto (transfert), ciò li aiuta a fidarsi ancora di più.

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