simohpe di simohpe
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Il significato e l’influenza del 68 :
In italia gli avvenimenti del sessantotto vengono considerati come numerose scosse di assestamento per almeno un decennio. Dal sessantotto al 1974 l’italia fu dominata da una profonda trasformazione dei costumi della societa’ con la bocciatura di un referendum che chiedeva l’abolizione della legge sul divorzio , e con lo sviluppo dei movimenti femminili che chiedevano la parità dei diritti per le donne in ogni campo. Un blocco del governo guidato dalla DC pose la fine del piano politico lasciando cosi spazio al centro sinistra, che comunque non apri una nuova generazione politica, piano politico che fu seguito da un periodo di transizione con i tentativi di formare un nuovo governo, anche da parte della PCI partito che fino a quel momento era rimasto all'opposizione. In questa fase l’italia fece i conti anche con un momento drammatico ovvero il rapimento e la morte dell’onorevole Aldo Moro nel 1978-1981 con la formazione del primo governo repubblicano italiano. Il Pci continuo a stare nell’opposizione.

Il sessantotto nelle università:
La prima università a essere occupata nell’autunno del 1967 fu quella di Trento, seguita poco dopo dalla Cattolica di Milano e dalla Facoltà di Lettere di Torino. Dal dicembre 1967 al febbraio 1968 si sollevarono le università di tutta Italia Dalle università il movimento uscì nelle strade, dando luogo a scontri di piazza con la polizia e a forme diverse di ribellione. Sotto accusa fu in prima istanza l’autoritarismo, con la richiesta di nuovi metodi didattici e di un diverso rapporto con i docenti ma presto il rifiuto dell’autoritarismo fu esteso alla famiglia, della quale (dietro l’influenza degli scritti di Ronald David Laing e David Cooper) fu messo in evidenza il carattere oppressivo e alienante, e più in generale a tutte le gerarchie e ai centri di potere, cui veniva contrapposta la democrazia diretta: ogni decisione Il Sessantotto in Italia Percorso Tema Le figure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 in seno al movimento doveva essere presa da assemblee di massa, essendo viste con sospetto le deleghe.

Il disagio studentesco:
Il disagio era fondato dalla scoperta dell’impossibilità di raggiungere il benessere che la società prometteva. La critica del movimento studentesco, i cui principali testi teorici vengono elaborati nelle università di Pisa, Torino e Trento, si appunta tanto contro il sistema capitalistico quanto contro le organizzazioni della sinistra, accusate di aver rinunciato a qualsiasi ipotesi di trasformazione radicale dell'esistente .Di fronte al dilagare delle occupazioni i rettori chiedono l'intervento della polizia. Occupazioni, sgombri e nuove occupazioni si susseguono. A Torino, Palazzo Campana, sede delle facoltà umanistiche, viene sgombrato e rioccupato più volte in un braccio di ferro che si concluderà con un diluvio di denunce ai danni degli occupanti. Il 2 febbraio viene occupata l'università di Roma, la più grande d'Italia. Alla fine del mese, il rettore D'Avack fa intervenire la polizia .Il giorno dopo, primo marzo, un corteo di protesta arriva a Valle Giulia, sede della facoltà di architettura, e forza i blocchi della polizia. Gli scontri durano per ore. L'eco è enorme. I giornali, in edizione straordinaria, parlano di "battaglia". Con i fatti di Valle Giulia il movimento studentesco si sposta definitivamente dal piano di una protesta universitaria a quello della contrapposizione frontale con l'intero assetto sociale.

Il sessantotto nelle fabbriche:
Nel '69 sono gli operai a impedire che il movimento degli studenti declini come nel resto d'Europa. Tra maggio e giugno, alla Fiat, una serie di scioperi spontanei e improvvisi, proclamati al di fuori del controllo sindacale, paralizza la produzione per oltre 50 giorni. In prima fila ci sono gli operai meno qualificati e meno sindacalizzati, spesso immigrati dal meridione, che danno vita a un'assemblea congiunta con gli studenti. La radicalità dello scontro si rivela in pieno quando il 3 luglio, in occasione di uno sciopero generale cittadino, gli operai torinesi affrontano per 24 ore la polizia .Il conflitto riprende su larga scala in autunno, quando arrivano a scadenza i contratti di lavoro che riguardano oltre 5 milioni di operai. L'"autunno caldo" segna il momento di massimo scontro sociale nell'Italia del dopoguerra. Gli operai rinnegano la suddivisione della forza lavoro in fasce diversamente qualificate e chiedono che il salario sia svincolato dalla produttività. Nascono in questi mesi i principali gruppi della sinistra extraparlamentare, mentre i sindacati, in un primo momento colti di sorpresa dalle dimensioni dell'agitazione operaia, danno vita a strutture unitarie di base, i Consigli di fabbrica .In un clima di asprezza senza precedenti, il 12 dicembre a Milano una bomba deposta nella Banca nazionale dell'agricoltura uccide 12 persone. E' l'inizio della strategia della tensione, una sanguinosa catena di stragi che si ripeteranno per tutti gli anni '70 e i cui colpevoli non verranno mai scoperti. Sull'onda della strage di Milano, della quale viene accusato un gruppo di anarchici poi assolti, i contratti vengono firmati prima della fine dell'anno. Lo scontro sociale però non si interrompe neppure così. Negli anni '70 si allargherà ulteriormente, sino a coinvolgere oltre agli operai e agli studenti, praticamente tutti i settori della società civile.

L’ideologia del sessantotto:
Per quanto riguarda l’orientamento ideologico del movimento, in senso lato lo si può definire come marxista: L’uomo a una dimensione di Marcuse, gli scritti di Mao, i testi del giovane Marx furono tra i libri maggiormente letti in quel periodo, anche se più che il pensiero era l’azione ad attrarre gli studenti. Tanto più che ora incominciava a diffondersi anche in Italia l’esigenza di adeguare al nuovo spirito libertario anche i propri comportamenti privati, soprattutto per quanto riguarda la sfera dei rapporti affettivi e sentimentali. «I tabù che in Italia avevano circondato le pratiche sessuali furono sistematicamente infranti per la prima volta; la liberazione sessuale divenne allo stesso tempo un obiettivo del movimento e una delle sue regole». Il 1968 fu dunque molto più di una protesta contro la disfunzione di scuola e università; fu un tentativo di rovesciare i valori dominanti in quegli anni. Tant’è che per realizzare il loro obiettivo gli studenti italiani cercarono di avere al proprio fianco la classe operaia e dalle università si spostarono nelle fabbriche. A partire di qui però il movimento perse il suo carattere spontaneo e libertario e si divise in tanti rivoli, in una serie considerevole di gruppi rivoluzionari antagonisti del Partito comunista (Servire il Popolo, Avanguardia operaia, Lotta continua, Potere operaio, il Manifesto), che rimasero attivi fino ai primi anni Settanta e poi scomparve

Il femminismo:
Il femminismo è un movimento che si oppone alla concezione tradizionale della donna come subalterna e inferiore all'uomo: tale inferiorità non è altro che la disuguaglianza creata da secoli di predominio maschile. Come movimento organizzato il femminismo nasce nell'Ottocento, ma il patrimonio di idee a cui attinge ha le sue radici nella cultura illuministica. La lotta delle femministe per la parificazione giuridica, economica e politica ha determinato una profonda rivoluzione anche nel costume, con un radicale ripensamento della cultura occidentale e dei rapporti personali e familiari. Nel 20° secolo, sull'onda della contestazione giovanile del Sessantotto, il movimento femminista conosce una nuova stagione e si impone all'attenzione con gesti clamorosi e provocatori. Nel 1968, in occasione dell'elezione di Miss America le femministe statunitensi incoronarono una pecora e gettarono reggiseni e cosmetici in una "pattumiera della libertà". A Parigi le femministe francesi deposero sulla tomba del Milite ignoto una corona con la scritta "Alla moglie ignota del milite ignoto". Ovunque sorsero Centri femminili che organizzarono programmi di assistenza sociale, per esempio per la tutela delle donne vittime di violenza. Il nuovo movimento femminista degli anni Settanta, che prende nettamente le distanze da quello ottocentesco, nasce da una profonda delusione: l'acquisizione dei diritti politici e civili non ha portato l'auspicato, radicale mutamento della società; i modelli culturali maschili continuano a essere dominanti, e le donne restano una "maggioranza oppressa". Le libertà acquisite sono puramente formali: si afferma la convinzione che occorra passare dalla semplice emancipazione alla liberazione delle donne andando alle radici della differenza di potere tra i due sessi. Dall'esigenza di capire l'origine e la perpetuazione di questa asimmetria nasce tutta una serie di feconde riletture in chiave femminista dell'antropologia, della storia, del diritto, persino della teologia.

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