Marcoze di Marcoze
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Le eredità della guerra

La guerra fu un massacro senza precedenti: 8 milioni di morti e 21 milioni di feriti. Questo scosse la società europea civilmente e moralmente. Essa trasformò profondamente anche economia, politica e società.
Dopo la guerra, l’Europa non era più il centro economico e politico del mondo: ruolo che venne occupato dagli Stati Uniti, la cui produzione diventò negli anni venti la metà di quella mondiale. Gli europei bruciarono le loro risorse economiche nel conflitto e furono indebitate nei confronti degli Stati Uniti.
Sul piano politico, gli U.S.A. abbandonarono il tradizionale isolazionismo e assunsero un ruolo politico internazionale di primo piano, che corrispondeva al loro primato economico.
La guerra, che per la prima volta aveva impiegato non solo gli eserciti ma la totalità della popolazione civile e gli apparati economici, causò grandi problemi economici. Ci fu una grande inflazione, causata dall’emissione di moneta per finanziare le spese belliche e il conseguente deficit pubblico (più spese che ricavi).

Sul piano economico, poi, ci fu la crescita dell’intervento dello stato nell’economia, volto a determinare la produzione in base alle esigenze belliche. Ci fu anche lo sviluppo del capitalismo monopolistico e innovazione tecnologica (industria aeronautica).
La guerra portò alla maturazione della coscienza collettiva: gli uomini divennero consapevoli del loro ruolo sociale e le donne, che avevano sostituito gli uomini andati al fronte, acquisirono indipendenza economica essendo entrate nel mondo del lavoro. Questo portò a molti scioperi di massa, alimentati dalla rivoluzione bolscevica degli anni passati che faceva da stimolo.
I ceti medi che, dopo aver rifornito gli eserciti, erano privi di sicurezze economiche, sociali e politiche, erano in forte disagio e questo orienterà la vita politica spesso verso soluzioni antidemocratiche.

Europa e U.S.A. dopo la guerra

Nel gennaio 1918 il presidente statunitense Wilson aveva elaborato alcuni concetti per costruire una pace che durasse nel tempo e per impedire un altro conflitto di tali dimensioni. Fra questi erano compresi: il diritto all’autodeterminazione dei popoli (ogni popolo decida autonomamente la propria organizzazione politica); libertà di commercio e abolizione delle dogane; riduzione degli armamenti al minino indispensabile per la difesa; fine della diplomazia segreta; costruzione della Società delle nazioni, embrione della moderna ONU, che avrebbe dovuto avere il compito di regolare le controversie fra gli stati e mantenere la pace.
Il progetto di Wilson non durò molto, a causa della forte competizione economica e politica internazionale. Alla Società delle nazioni non avevano aderito gli U.S.A. (il Congresso era contrario) ed erano state escluse, per il momento, la Germania e l’U.R.S.S. per ragione politiche. Essa, quindi, non ebbe mai l’autorevolezza necessaria per esercitare il proprio ruolo.

In Europa si tenne la conferenza di Parigi, fra gennaio e giugno 1919, nella quale doveva essere ridisegnata la carta geografica europea. Le decisioni furono prese dai vincitori, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia, mentre gli sconfitti non vennero ammessi alla discussione così come fu esclusa la Russia, diventata uno stato socialista non riconosciuto dalle grandi potenze. La guerra aveva posto fine agli imperi: tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano. Nacquero dunque molto nuovi stati come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Iugoslavia (che al loro interno presentavano comunque diverse etnie e culture).
L’Austria fu ridotta ad uno stato di appena 6 milioni di abitanti con capitale Vienna e debole politicamente.
L’Italia ottenne il Trentino-Alto Adige, Trieste e l’Istria, ma non la Dalmazia e Fiume, cosa che alimenterà gravi tensione all’interno del paese.
La Germania dovette rinunciare a molti suoi territori, l’esercito fu ridotto a 100.000 unità, perse tutte le colonie, che furono divise fra i vincitori, e le venne imposto il pagamento di 132 miliardi in oro come risarcimento. Il trattato di Versailles era stato un’umiliazione inaccettabile per i tedeschi e questo favorì i primi movimenti nazionalisti, che porteranno poi al nazismo.

La situazione dopo la guerra: Germania, Francia, Gran Bretagna, U.S.A., U.R.S.S.

La Germania dopo la guerra era un paese lacerato dalle gravi perdite dovute al conflitto. I socialdemocratici vinsero le elezione del 1919 ma non ebbero la maggioranza assoluta. Fu quindi costituito un governo di coalizione fra tutti i partiti. Il nuovo governo ridusse le ore di lavoro e potenziò il sistema di assicurazioni sociali. L’industria, l’esercito e la burocrazia recuperavano rapidamente forza e prestigio. L’accettazione del trattato di Versailles e la conseguente umiliazione alimentarono la propaganda nazionalista e militarista contro il governo repubblicano, diffondendo in tutto il paese la pratica della violenza e tentando alcuni colpi di stato che vennero però sventati.

La nuova costituzione di Weimar (città dove si svolse l’assemblea costituente) presentava la Germania come una repubblica federale, formata da 17 regioni che gestivano il potere esecutivo con il governo centrale. Il presidente della repubblica, che veniva eletto direttamente dal popolo, nominava il governo e la sua posizione divenne sempre più predominante perché la Costituzione gli concedeva ampi poteri: questo favorirà l’ascesa di Hitler.
L’economia però stentava a riprendersi, anche a causa delle conseguenze del trattato di Versailles. L’inflazione e la svalutazione della moneta fu devastante dal punto di vista sociale. Siccome un’inflazione elevata danneggia sempre chi possiede un reddito fisso (salari, stipendi, pensioni) e favorisce invece i proprietari di immobili, di terreni, ecc, che hanno la possibilità di rivalutare i propri redditi, c’era una situazione di squilibrio economico fra la popolazione, con i poveri sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. Questo ovviamente provocò un grave malcontento.
Nel 1924 la situazione si stabilizzò provvisoriamente, grazie all’aiuto economico da parte degli U.S.A. Questi ultimi volevano garantire una forte potenza economica in Europa per favorire i commerci internazionali, quindi decisero di finanziare la Germania, favorendo la ripresa negli anni successivi fino al 1929.
Sul piano politico fu stipulato il trattato di Locarno con la Francia, nell’ottobre 1925, nel quale si fissavano impegni fra i due paesi. L’anno seguente la Germania fu ammessa alla Società delle nazioni in maniera stabile.
La Gran Bretagna era una potenza in declino. Per fronteggiare l’inflazione il governo ridusse la quantità di moneta circolante rivalutando la sterlina; questo creò ulteriori difficoltà alla esportazioni e rallentò la produzione, causando un aumento della disoccupazione. Questo fece crescere i sindacati, le Trade Unions, e il partito laburista alla camera dei comuni. Si avviò la tendenza ad effettuare una contrattazione preventiva fra imprenditori e sindacalisti per evitare scontri.
La Francia, pur essendo fra i vincitori, avevo riportato danni enormi. Anche grazie agli aiuti americani, i governi riuscirono a ricostruire, superando la crisi e dando il via alla crescita economica per tutti gli anni venti. In questo andamento positivo però vi era la debolezza del movimento sindacale: di conseguenza, i salari crescevano molto meno rispetto alla produzione e ai profitti, cosa che generò forti squilibri e alimentando tensioni che negli anni trenta esploderanno.
Negli Stati Uniti, gli anni dopo la guerra furono contraddistinti da un grande sviluppo della produzione, dei consumi e delle attività finanziarie e borsistiche. Era al potere il Partito repubblicano, che difendeva gli interessi del capitalismo e di uomini come Ford, Rockefeller, Morgan, e trascurava le esigenze degli operai e dei ceti medi. Infatti, il 60% della popolazione non aveva un reddito considerato di sussistenza, nonostante la grande crescita del paese. L’assenza quindi di una politica sociale corrispondeva a scelte di carattere conservatore: furono gli anni dell’automobile, dei grattacieli e del jazz. Gli anni venti furono però anche quelli della paura dei rossi: ci furono arresti fra i militanti socialisti, sindacalisti e comunisti, si diffusero movimenti razzisti come il Ku Klux Klan. Venne attuato anche il proibizionismo, ovvero il divieto di produrre e consumare alcolici. Questo però finì per alimentare l’illegalità e la formazione di bande di gangster.
In U.R.S.S., lo stato nato dalle ceneri dell’impero zarista, ci si trovava in una situazione di arretratezza peggiore dell’era precedente. L’industria era quasi assente e la produzione agricola era la metà di quella anteguerra. A causa del comunismo di guerra i contadini avevano ridotto la produzione, aggravando così la crisi e, in assenza di beni alimentari e di consumo, favorendo il mercato nero. L’U.R.S.S. era isolata dagli altri paesi perché non riconosciuta. Infatti nei paesi occidentali i partiti comunisti era minoritari ovunque.
Questa situazione indusse Lenin ad abbandonare il comunismo di guerra e attuare la Nep (Nuova Politica Economica). La nuova politica poneva fine alle requisizioni ai contadini nelle campagne e dava libertà agli stessi di vendere le proprie eccedenze e di assumere manodopera. Furono denazionalizzate le aziende con meno di 21 dipendenti ma lo stato conservò il controllo delle principali attività economiche (industria pesante, banche). La Nep diede quindi risultati positivi e si tornò ai livelli dell’anteguerra. Dopo questo cambiamento l’U.R.S.S. fu riconosciuta dagli altri stati.
Si aprì il dibattito su come avviare industrialmente il paese. Fra i comunisti c’era chi voleva procedere a piccoli passi e chi invece voleva accelerare. Dopo la morte di Lenin (1924) i due personaggi di maggiore spicco erano Trockij e Stalin. Alla fine fu Stalin ad avere la meglio su tutti, alleandosi e successivamente eliminando tutti i suoi avversari, assumendo la guida del partito alla fine degli anni venti. Trockij venne espulso dal partito ed esiliato per essere poi ucciso in Messico nel 1940 dalla polizia segreta sovietica. Stalin darà il via ad una dittatura pesantissima.

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