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Il dopoguerra in Oriente

Introduzione
Se in Cina si affermò la repubblica popolare cinese di Mao, e l’India ottenne l’indipendenza, diversa fu la storia dell’Indocina, dell’Indonesia e delle Filippine. All’indipendenza della prima si opposero i Francesi che proposero invece la costruzione di una Federazione indocinese con poteri autonomi dal punto di vista amministrativo, ma integrata nell’Unione francese. La Francia si oppose anche all’indipendenza che Ho Chi-Minh proclamò nel 1945 in Vietnam occupandolo militarmente e costringendolo a un accordo nel 1946: la repubblica del Vietnam era indipendente ma pur sempre all’interno dell’Unione francese. Ma gli scontri si ripeterono nuovamente nel 1946 e questa volta gli Stati Uniti, che fino ad allora avevano avallato l’ipotesi di indipendenza, si schierarono a fianco della Francia per ostacolare il comunista Ho Chi-Minh e nel 1949 venne creato un governo fantoccio nel sud dell’isola da contrapporre a quello di Ho Chi-Minh.

La Cina comunista
Durante la seconda guerra mondiale, la Cina nazionalista di Chiang, con il sostegno finanziario degli USA, aveva combattuto contro il Giappone insieme ai comunisti di Mao; nonostante l’alleanza in senso antigiapponese avesse retto, i rapporti tra i due non erano per niente buoni. Alla fine della guerra nel 1945 i comunisti, che grazie alla strategia della guerriglia avevano avuto perdite minori rispetto all’esercito regolare di Chiang, controllavano un territorio su cui abitavano 160 milioni di persone e avevano un esercito di notevoli dimensioni. Mao propose una trattativa e la formazione di un governo di coalizione a Chiang il quale, per altro appoggiato dall’Unione Sovietica (che riteneva per sé più favorevole quel governo piuttosto che quello comunista di Mao) e dagli USA, rifiutò. Nel 1946, mentre ancora si trascinavano delle trattative con Mao, Chiang lanciò una campagna di annientamento contro i comunisti ed ebbe inizio la guerra civile che si concluse nel 1949 con la vittoria comunista nonostante l’indubitabile superiorità militare dei nazionalisti di Chiang.
Il regime che Mao proclamò nell’ottobre del 1949 venne definito come una “dittatura democratica popolare” che doveva riunire in un fronte unito la classe operaia, i contadini, la piccola borghesia e la borghesia nazionale. Le grandi e medie industrie furono nazionalizzate, le terre delle grandi proprietà furono confiscate e date ai lavoratori riuniti in cooperativa, il commercio con l’estero divenne monopolio dello stato. L’Unione Sovietica fu il primo paese a riconoscere la Cina, stabilendo trattati di reciproca assistenza e di amicizia per i successivi trent’anni.

L'indipendenza indiana

Nel 1942 gli inglesi avevano promesso all’India lo statuto di dominion che gli indiani rifiutarono ambendo alla totale indipendenza. Nel 1947 l’Inghilterra firmò l’India Act col quale dichiarava che avrebbe lasciato il paese entro il giugno 1948. L’assetto dell’India indipendente prevedeva la divisione del territorio in due stati, comprendenti l’uno l’India propriamente detta e il Pakistan e l’altro formato da due stati distanti tra loro: parte del Pakistan e il Bengala. Gli inglesi si ritirarono dall’India nel 1947 ma nonostante l’indipendenza l’India rimase nel Commonwealth britannico. Nel 1948 Gandhi, padre del nazionalismo indiano, era stato assassinato da un nazionalità indù che non accettava l’ipotesi di conciliazione tra indiani e indù. Divenne capo del governo Jawaharlal Nehru il quale si fece promotore di una politica estera di “neutralità dinamica”. Intanto l’India, giunta all’indipendenza, non aveva modificato le strutture economiche e sociali che aveva ricevuto in eredità dal colonialismo britannico lasciando invariate le condizioni di povertà e di arretratezza nelle quali si trovava.

La nascita di Israele
Nel 1945 la questione palestinese aveva caratteri di estrema gravità e le sorti delle popolazioni arabe e dei coloni ebrei toccavano l'opinione pubblica mondiale, gli inglesi, in quanto detentori di un mandato sulla Palestina, avevano annunciato nel 1939 la creazione nell'arco di dieci anni di uno stato indipendente che si sarebbe fondato sulla coesistenza dei due elementi etnici. Al termine della guerra i palestinesi presenti sul territorio erano circa 1.240.000 e circa la metà gli ebrei; per evitare che la popolazione ebraica si accrescesse troppo furono posti dei limiti all'immigrazione e all'acquisto delle terre dagli arabi, mentre gli USA, in cui l'influenza ebraica era rilevante, richiedevano la libera possibilità di immigrazione. Ma i rapporti tra le due etnie erano difficoltosi e gli inglesi riuscivano difficilmente a regolarli tanto che decisero di ritirarsi da quel territorio e che avrebbero assegnato all'ONU il compito di stabilire il futuro della Palestina. L'ONU si espresse nel 1947 sancendo la divisione della Palestina in due parti, sebbene non tutti gli stati aderenti fossero stati favorevoli; già il 14 maggio 1948, quando le truppe inglesi si furono ritirate, si proclamò la nascita dello Stato d'Israele. L'indomani cominciò il primo conflitto tra israeliani e palestinesi (questi ultimi temevano che la presenza ebraica avrebbe comportato la loro emarginazione religiosa, economica, politica e sociale); le forze arabe furono sconfitte. Nel maggio del 1949 Israele fu ammessa all'ONU e da allora ebbe inizio la tragedia del popolo palestinese.

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