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Secondo dopoguerra (6)

L’Italia che uscì dalla seconda guerra mondiale era profondamente segnata dal conflitto e impoverita. Le maggiori città erano state distrutte come anche molti paesi e le vie di comunicazione (strade, ferrovie…); oltre 350000 persone erano morte, fra cui molti civili; l’economia era crollata, in tutta Italia non si produceva niente, gli operai erano rimasti senza un lavoro e pativano la fame e la miseria, dovute anche dall’altissima inflazione; intanto le differenze fra nord e sud si fanno più profonde.

Monarchia o Repubblica?
Uno fra i principali problemi dell’Italia era la forma di governo da adottare, cioè bisognava decidere se l’Italia dovesse essere monarchica o repubblicana. Così il 2 giugno 1946 venne indetto il referendum istituzionale, in cui, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne. Alla fine vinse la Repubblica con un margine di due milioni di voti. Al nord il popolo scelse principalmente la democrazia, mentre al sud prevalsero i voti monarchici. Vittorio Emanuele III abdicò in favore di suo figlio Umberto II, che governò per due mesi e poi fu costretto all’esilio in Portogallo, ponendo fine alla dinastia dei Savoia. Il primo presidente della Repubblica fu Enrico De Nicola.

L'Assemblea Costituente
Contemporaneamente al referendum istituzionale venne eletta l’Assemblea Costituente che avrebbe steso una nuova Costituzione. Essa era composta da 75 membri, in grandissima maggioranza appartenenti ai partiti di massa (DC, PCI, PSI). I lavori per la redazione della Costituzione iniziarono nell'estate del 1946 e terminano nel febbraio 1947. I costituenti si impegnarono a garantire anche i diritti sociali, che sono espressi nella prima parte della costituzione: la parte "programmatica".

Partiti filo-americani e filo-sovietici
La collaborazione dei partiti antifascisti al governo durò un anno, poi si verificò una spaccatura. La Democrazia Cristiana (l’ex Partito Popolare) e il Partito Liberale, guardavano all’America, al libero mercato e alla democrazia, mentre il Partito Comunista era orientato verso l’Unione Sovietica. Infine anche nel Partito Socialista ci fu una divisione fra quelli che volevano allearsi al PCI e quelli che non si fidavano ne dei comunisti ne dell’URSS. Nel 1947 queste persone si staccarono dal partito socialista e crearono il Partito Socialdemocratico. Erano nati due schieramenti: quello di sinistra composto da socialisti e comunisti e quello di destra composto da liberali democristiani e socialdemocratici.

Le elezioni del 1948
Le elezioni del 1948 si svolsero per decidere che tipo di paese (liberale o comunista) e con chi si sarebbe alleata (USA o URSS) l’Italia. Questa fu una battaglia politica durissima, ma non violenta e le elezioni furono libere, cioè nessuno fu costretto a votare contro la propria volontà. Nella campagna elettorale erano due gli schieramenti che si scontrarono con più forza: la Democrazia Cristiana e il Fronte Popolare (formato da socialisti e comunisti). Con tutto quel che poteva ,la Chiesa intervenne per aiutare la DC proponendo di formare una lista con fascisti e monarchici per avere più voti, ma per fortuna la DC rifiutò. La Democrazia Cristiana risultò vincitrice alle elezioni e Alcide De Gasperi, il segretario del partito, preferì appoggiarsi agli altri schieramenti di destra dando vita al governo centrista, ovvero formato dai partiti di centro e che fu detto quadripartito perché comprendeva liberali, repubblicani, socialdemocratici e democristiani.

La ricostruzione del paese
Con il governo centrista, vincitore delle elezione del ’48, poteva iniziare la ricostruzione del paese. Infatti il governo voleva aderire al Piano Marshall, il programma americano di aiuti economici per l’Europa occidentale. I socialisti e i comunisti erano contrari alla presa parte a questo programma perché l’adesione portava con sé l’alleanza con gli Stati Uniti. Infine l’Italia partecipò al programma che, effettivamente, aiutò la ripresa economica italiana.

Il boom economico
Negli anni fra il 1950 e il 1963 si compì in Italia una straordinaria rivoluzione economica chiamato “boom o miracolo economico” (grazie anche agli aiuti dati dal Piano Marshall). In questi anni le industrie italiane lavorarono il doppio immettendo i loro prodotti sul mercato mondiale anche grazie ai bassi salari degli operai, che fecero un grande sforzo.

Con il boom economico cominciò a diffondersi in tutta Italia un certo benessere:
• Quasi tutti gli italiani potevano permettersi auto e beni durevoli come il cellulare, il televisore, gli elettrodomestici…
• Si diffuse il consumo di elettricità, gas e gasolio.
• L’assistenza medica migliorò moltissimo, si sconfissero la malaria, la tubercolosi e la poliomielite. La vaccinazione divenne obbligatoria.
• Aumentò il livello di istruzione.
• Le case italiana divennero sempre più confortevoli e alla portata di tutti.
Mentre si sviluppavano i settori secondari e terziari, l’agricoltura diminuì sempre di più fino al 3%. Al nord l’industria e l’agricoltura erano più organizzate, meccanizzate e ricche di quelle del Sud che restava arretrato rispetto al Settentrione. Così molti meridionali si trasferirono al Nord in cerca di un lavoro. Questa migrazione interna fu enorme: moltissime persone passavano dalle campagne alle città e dall’agricoltura all’industria. Per sviluppare l’economia del Meridione venne istituita la Cassa del Mezzogiorno: un ente pubblico con il compito di costruire nuove infrastrutture capaci di favorire lo sviluppo economico del Sud.

I lavoratori chiedono la loro parte di ricchezza
I lavoratori italiani, anche se avevano fortemente contribuito allo sviluppo del nostro paese, venivano compensati ancora con dei bassi salari. La manodopera a basso costo e l’alto livello di produzione (sia per quantità che per qualità) avevano consentito di tenere alti i profitti. All’inizio degli anni ’60 i lavoratori pensarono che era il momento di distribuire anche a loro un po’ di ricchezza che egli stessi avevano creato e di rendere meno pesanti le loro condizioni di lavoro. Così, i maggiori sindacati degli operai, CGIL, CISL e UIL premevano fortemente il governo per questo. Si penso che per raggiungere questi obbiettivi bisognava allargare l’alleanza di governo anche ad una forza di sinistra: i socialisti, che avevano molto allentato i loro rapporti coi comunisti. Nel frattempo la DC si faceva sempre più debole: Alcide De Gasperi era morto nel 1954 e nessuno dei suoi successori aveva delle eguali capacità politiche. Così nel 1963 si costituì il primo governo di centrosinistra presieduto da Aldo Moro e composto da repubblicani, socialdemocratici, socialisti e democristiani.

Il governo di centrosinistra
Il primo governo di centrosinistra realizzò delle importanti riforme: fu introdotta la scuola media unica e venne elevato l’obbligo scolastico fino ai 14 anni, furono nazionalizzate le aziende di energia elettrica, fu potenziata la Cassa del Mezzogiorno, fu riformata la sanità e furono migliorati i trasporti urbani.
Nel Meridione e nelle isole furono costruite aziende chimiche, siderurgiche e meccaniche per dare lavoro a molti disoccupati e per risollevare l’economia del Mezzogiorno, ma non fu così. Queste grandi aziende spesso si rivelarono inefficienti, inquinanti, mal gestite e poco produttive. Così in pochi anni il governo sperperò denaro pubblico senza riuscire a dar vita ad uno sviluppo economico.

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