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Seconda rivoluzione industriale

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’industria fece passi da gigante grazie ai progressi nel campo della ricerca scientifica applicata al campo industriale. Vennero utilizzate nuove fonti energetiche come il petrolio e si svilupparono nuovi settori, come quello chimico ed elettrotecnico.
Nella seconda rivoluzione industriale, ebbe grande importanza l’elettricità, annessa alla sua distribuzione a livello territoriale. In seguito all’invenzione del motore a scoppio, nacque l’industria automobilistica. La creazione di nuovi beni di consumo portò ad una trasformazione della vita quotidiana degli abitanti dei Paesi industrializzati.

Lo Stato e l'industria
Oggi nei Paesi industrializzati un ruolo importante è rappresentato dallo Stato: infatti la sua presenza ha influito fin dalla metà dell’Ottocento, quando in Inghilterra, dopo un periodo di assoluta libertà (chiamato laissez–faire), vennero adottate le prime leggi sul lavoro in fabbrica. Nei Paesi europei, dove l’industrializzazione si era avviata con ritardo, lo Stato assunse un ruolo di maggiore importanza, grazie alle politiche commerciali di protezionismo, che favorivano il decollo industriale, e con la realizzazione di numerose infrastrutture. Nel secondo dopoguerra, l’intervento dello Stato è andato progressivamente aumentando, soprattutto per ridurre gli squilibri territoriali che si erano creati in seguito allo sviluppo industriale che aveva favorito alcune regioni emarginandone altre. Per rimediare a ciò lo Stato ha cercato di trasferire le aziende private nelle aree svantaggiate, con la conseguente costruzione di infrastrutture, e con la concessione di agevolazioni fiscali e finanziamenti, volti a ridurre la disoccupazione e ad incrementare il reddito.

Questa evoluzione ha riguardato anche il Giappone, dove l’azione delle autorità statali è indirizzata dal MITI (Ministero dell’industria e del commercio estero) verso le aree ritenute strategiche, piuttosto che nelle zone deboli.

I tre sistemi
Il ruolo dello Stato nel corso del XX° secolo per lo sviluppo industriale ed economico può essere diviso in tre forme principali:
- l’estremo liberalismo, tipico degli Stati Uniti e della Gran Bretagna con un governo conservatore;
- l’economia pianificata, presenti nei Paesi dell’Est a regime comunista;
- il cosiddetto regime misto, molto più frequente.

Il Liberalismo
La situazione dei Paesi liberalisti è ben rappresentata dagli Stati Uniti, dove lo Stato non gestisce trasporti, energia, comunicazioni e settori per la produzione bellica. Interviene invece con leggi che regolamentano i rapporti di lavoro, cercando di evitare la formazione di monopoli. Inoltre anche se lo Stato americano non sovvenziona le industrie direttamente, molte società prosperano grazie alle commesse statali.

L’esercito, la marina, l’aviazione e la NASA finanziano quasi totalmente le ricerche scientifiche, che costituiscono il primato tecnologico degli USA.

Le Economie Pianificate
Un esempio tipico si economie pianificate era costituoto dall’Unione Sovietica, dove l’industria era gestita dallo Stato e la produzione era programmata sulla base di piani quinquennali. In questi luoghi per lunghi periodi erano introvabili prodotti di uso comune. L’unico vantaggio di questo tipo di economia era la piena occupazione. Anche la Cina, governata da un regime comunista, si è avviata verso la progressiva liberalizzazione.
Esistono ancora oggi Paesi come l’Arabia Saudita, l’Iran e la Libia, soggetti ad un potere politico–economico molto concentrato, con monarchie assolute, dittature e regimi teocratici.

Il Sistema Misto
Il sistema misto rappresenta la soluzione più frequente. Esso è costituito da un regime capitalistico, dove lo Stato ha una forte presenza in molti settori economici, dove agisce direttamente come imprenditore, in particolare nel settore energetico (ENEL), in quelli di pubblica utilità (Poste, Ferrovie, Autostrade), e nel salvataggio di imprese in crisi. Ultimamente, però, è in corso un processo di privatizzazione del settore pubblico, riguardante settori maturi come quello siderurgico e settori strategici come quello delle telecomunicazioni e dell’energia.

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