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Il contesto storico e sociale della seconda rivoluzione industriale

Nel 1873 ebbe inizio un lungo periodo di crisi che si portasse fino al 1896 e prese il nome di "grande depressione".
In realtà, la caduta dei paesi che aveva generato tale crisi, fu determinata dalle trasformazioni organizzative e dalle innovazioni tecnologiche che permisero di ridurre drasticamente i costi di produzione. Quindi, più che una vera retrocessione, vi fu soltanto un rallentamento dei ritmi di crescita globale.
Il settore dell'economia europeo, in cui la caduta dei paesi si fece sentire con maggiore intensità, fu quello agricolo.
Negli ultimi decenni dell'ottocento, l'agricoltura europea realizzò importanti progressi tecnici.
La superficie dei terreni coltivabile e i rendimenti dei terreni aumentarono progressivamente grazie all'uso sempre più diffuso dei prodotti chimici , agli esperimenti di meccanizzazione con l'uso di mietitrici e trebbiatrici, alla bonifica di molti terreni grazie ai progressi dell'ingegneria idraulica, all'introduzione di nuove culture(come ad esempio le barbabietole da zucchero, ancora oggi molto diffuse).

Queste trasformazioni interessarono tuttavia solo alcuni paesi: L'Inghilterra, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi, la Danimarca e in minor misura la Francia, l'Austria e alcuni paesi dell'Italia settentrionale.
Invece in tutta l'Europa orientale e nell'area mediterranea, la situazione era molto diversa: persisteva infatti il latifondo di origine feudale e la povertà degli agricoltori che venivano sfruttati per la pratica di culture estensive.
Intanto negli Stati Uniti si andava sviluppando una nuova agricoltura, grazie all'uso di tecniche avanzate, che unito ai progressi della navigazione a vapore (il quale consentì di abbassare i costi della produzione) consentì ai prodotti nord americani di raggiungere facilmente i mercati europei, mettendo in crisi l'agricoltura europea perchè avevano un costo inferiore.
A tal punto la concessione divenne insostenibile e i paesi dei prodotti agricoli dovettero calare bruscamente. Tutto ciò avvantaggiò i consumatori della città, ma provocò la morte di piccole e grandi aziende agricole, con quindi un aumento della disoccupazione, la fame e la miseria.
Aumentarono quindi i movimenti migratori dalla campagna verso le città industrializzate e verso i paesi d'oltreoceano (America del Nord).
Per far fronte a questa crisi, i governatori europei adottarono la via del protezionismo; furono infatti stabiliti dati elevati per numerosi prodotti agricoli, soprattutto per i cereali.

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