Ali Q di Ali Q
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Seconda Guerra Mondiale - Prima fase (1939-1942)

Una volta scoppiata la guerra - che ha come inizio il 1° settembre 1939, data in cui avviene l’occupazione della Polonia da parte della Germania di Hitler -, la Francia crede che, come la Prima Guerra Mondiale, anche questa sarà una guerra di posizione, e per questo ha creato una potente cintura di fortificazione per impedire o per lo meno ostacolare l’avanzata dell’esercito tedesco: la linea Maginot, situata lungo il confine tra il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia.

Alla linea Maginot la Germania oppone invece la linea Sigfrido. Essa parte dalla regione di Aquisgrana per arrivare fino al confine con la Svizzera.
Ma il fatto è che la Germania, a differenza della Francia, si prepara a combattere una guerra lampo, facendo ampio uso di bombardamenti, carri armati e paracadutisti d’assalto.

In poco tempo, intanto, i tedeschi si apprestano a “disfare” la Polonia.

La Russia, con la quale la Germania ha firmato un patto di non aggressione, prende parte all’impresa, occupandone la parte orientale.
Stalin, a capo dell’Unione Sovietica a partire dalla fine degli anni venti, si spartisce con Hitler la Polonia, e si attribuisce l’Estonia, la Lettonia e la Lituania. Tempo dopo sarà anche la volta della Finlandia.

In seguito Hitler occupa anche la Danimarca e la Norvegia, alla quale impone una dittatura filo-nazista (o meglio “fantoccio dei nazisti”).
Poi è la volta anche dell’Olanda e del Belgio.
Da qui Hitler decide di dividere l’esercito in due parti: una parte si dirige alla volta della Francia, mentre l’altra occupa la Manica.

Quasi assediata dai tedeschi, in Inghilterra cade il ministero Chamberlain, e al suo posto subentra un governo di unione nazionale, presieduto da Winston Churchill.
Tuttavia la situazione non migliora. Anzi peggiora dopo la capitolazione del re belga.
Le truppe inglesi, accorse a sostenere gli alleati francesi contro l’avanzata tedesca, sono costretti a retrocedere e ritirarsi a Dunkerque, una cittadina francese al confine con il Belgio. Anche i francesi, dunque, cadono su tutta la linea di fronte al nemico.

Al governo francese è stato da poco eletto Paul Reynaud - che ha come vice Philippe Petain, eroe della difesa di Verdun nella Prima Guerra Mondiale - il quale fino all’ultimo cerca di spronare il suo paese a continuare la guerra a fianco degli inglesi.

Frattanto il 10 giugno 1940 Mussolini, che l’anno prima ha stretto con Hitler il patto d'acciaio, respingendo le offerte del Papa e del presidente americano Roosvelt, che sono propensi a concedere favori all’Italia purché essa rimanga neutrale nel conflitto, dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra.

Il comando dell’esercito viene affidato al generale Badoglio.

Frattanto Reynaud si ritira dal governo, e il suo successore, Pétain, stipula un armistizio con la Germania e l’Italia.
Il fatto è che Pétain nutre simpatie verso i metodi fascisti.
Crolla così anche in Francia il regime democratico e sorge invece un regime dittatoriale con a capo Pétain stesso. Egli diviene capo dello stato francese.
Il nuovo governo ha in seguito come capo Pierre Laval, chiamato da Pétain, e la nuova capitale del nuovo stato “collaborazionista” con Italia e Germania (i paesi dell’ “asse”, come vengono chiamati) viene a fissata a Vichy.
Nello stesso momento nasce, ad opera di Charles de Gaule, un’organizzazione di francesi ribelli al governo di Vichy: la Francia Libera.

L’Inghilterra, invece, continuava a non arrendersi, nonostante tutti gli attacchi aerei della Germania, che annuncia la sua intenzione di sbarcare presto nel paese.
L’Inghilterra invece resiste e, a meno che non avvenga per via aerea, uno sbarco tedesco si prospetta impossibile.
Churchill continua ad essere convinto della vittoria finale. Alimentano questa convinzione le sue simpatie americane, e la fiducia che, se mai la situazione in Europa dovesse peggiorare, gli Stati Uniti interverrebbero in favore suo e dei paesi alleati.

Preoccupati di un possibile intervento americano nella guerra, Germania, Italia e Giappone (entrato anch’esso in guerra a fianco dell’asse) firmano a Berlino il Patto tripartito. E’ il nuovo asse Roma-Berlino-Tokyo.

Nel frattempo la Germania attacca la Romania.

Di fronte ai grandi successi tedeschi, Mussolini, che finora ha risposto in modo insignificante nelle vicende della guerra, decide di attaccare di sorpresa la Grecia. Tuttavia la controffensiva greca è durissima, e respinge le forze italiane fin quasi in Albania.
Badoglio lascia allora il comando, ed è sostituito da Cavallero.

Gli inglesi, rianimatisi da questa vittoria della Grecia, decidono di attaccare l’Italia sul fronte libico-egiziano.
Là le truppe italiane, comandate dal generale Graziani, vengono dunque sconfitte dall’esercito britannico. Il viceré si arrende.

In America Roosvelt è intanto riuscito a far approvare la Legge degli affitti e dei prestiti, secondo la quale l’America si impegna a rifornire militarmente l’Inghilterra e gli altri paesi ad essa alleati in cambio dell’affitto di basi navali inglesi.

Hitler decide di ristabilire la situazione sui Balcani e in Libia, compromessa dalle sconfitte italiane.
In Libia, dunque, il generale Rommel ricaccia gli Inglesi, mentre nei Balcani i tedeschi conquistano la Bulgaria, la Iugoslavia e la Grecia.
La Iugoslavia viene spartita tra i vincitori e la Croazia viene data come regno ad un fratello del Duca d’Aosta. Governi fantoccio vengono invece posti a Belgrado e ad Atene.
I tedeschi occupano inoltre l’isola di Creta.

La situazione nel Mediterraneo diventerebbe davvero disperata per gli inglesi se i tedeschi riuscissero a penetrare anche in Medio Oriente e prendere così l’Egitto tra due fuochi, ma la Turchia resiste bene ed impedisce all’Asse di entrare nei suoi territori.

L’Inghilterra, dal canto suo, cerca di aiutare il più possibile: viene sedata una rivolta anti-britannica in Iraq, e la Siria viene strappata al governo di Vichy.

Hitler, comunque, sottovaluta sempre l’importanza di conquistare l’Egitto, né tenta mai la conquista di Malta, luogo strategico.
Frattanto la conquista dei Balcani ha messo fine all’ “amicizia” della Germania con la Russia: è arrivato per l’Asse il momento di attaccarla, con l’aiuto di Finlandia, Ungheria, Slovacchia e Romania.
I risultati sono sorprendenti: milioni di soldati sovietici catturati, e viene occupato un territorio sterminato.
La Russia continua comunque a resistere, finché l’inverno russo pone finalmente fine all’attacco tedesco.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, essi si sono già virtualmente schierati con l’Inghilterra.
Nell’ agosto del 1941 Roosvelt e Churchill si incontrano ad Argentia e redigono la Carta atlantica, che contempla i principi per la ricostruzione del mondo dopo la distruzione della tirannia nazista, della paura e del bisogno, sulla base della democrazia e della collaborazione tra i paesi.
Tuttavia gli Stati Uniti non entrerebbero in guerra se non avvenisse invece l’attacco giapponese a Pearl Harbour, nelle Hawaii, senza dichiarazione di guerra.
Ne segue immediatamente una dichiarazione di guerra al Giappone a all’Asse.

I giapponesi conseguono numerose vittorie e conquiste: Hong Kong (appartenente agli inglesi), le Filippine (appartenenti agli Stati Uniti), L’Indocina Cinese, la Malesia e le Indie Olandesi.
Da qui i giapponesi si muovono verso la Birmania per bloccare i rifornimenti alla Cina e occupare l’isola di Guadalcanal, base per la conquista dell’Australia e delle Hawaii.

Ma presto la flotta americana batte i giapponesi nel Mar dei Coralli e nelle Isole Midway, arrestando così la loro avanzata.

Nel frattempo anche l’offensiva tedesca si ferma in Russia e in Africa.
In Russia infatti i tedeschi sono stremati dalla difesa di Stalingrado, e in Africa gli inglesi hanno posto il loro fronte ad El Alamein.

La Germania comincia a sentire la fatica della guerra e ad essere continuamente bombardata.
Invece l’America può tranquillamente usufruire di tutte le sue industrie, fornendo una quantità immane di materiale bellico.

L’Asse ha inoltre da tenere sotto controllo una quantità spropositata di territori, e questo comporta un grande spreco di energie.
Infatti nessun territorio conquistato è a favore della Germania, la quale, insieme al Giappone, domina esclusivamente con la forza del terrore.
Frattanto milioni di esseri umani – soprattutto Ebrei ed oppositori del nazismo - vengono sterminati fra torture e sofferenze spaventevoli nei campi di concentramento, dove Himmler ha organizzato su basi scientifiche il massacro.

La fame imperversa crudelmente e ciò acuisce l’odio verso il conquistatore, traducendosi in movimenti clandestini quali la Resistenza.
Le forze della resistenza, però, non sono compatte, anche perché è difficile non tener conto degli attriti politici fra le diverse fazioni. In molti casi si assiste a vere e proprie lotte intestine (ne è un esempio la Iugoslavia, in cui le forze comuniste, comandate da Tito, conducono una guerra contro quelle monarchiche comandate dal generale Mahajlovic).
Tranne poche eccezioni, si forma comunque un fronte unico contro i tedeschi.

La ribellione sorge anche all’interno delle stesse nazioni dell’Asse: per esempio in Italia le correnti antifasciste cominciano segretamente ad organizzarsi in gruppi, e si riformano interi partiti, come il partito comunista, il partito socialista e la democrazia cristiana, il partito d’azione, ecc.
Nella stessa Germina nascono gruppi di opposizione.

Il 1° gennaio 1942, per volere di Roosvelt, si ha la Carta delle Nazioni Unite. Sulla base di questa carta 25 nazioni si impegnano a ricostruire il mondo dopo la guerra.

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