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La seconda guerra d'indipendenza

La Società italiana era un’organizzazione clandestina che si rifaceva al governo piemontese e che in tutta Italia si preoccupava di preparare il terreno a una rivolta antiaustriaca. Cavour attirò moltissimi ex-democratici in questo modo e Garibaldi stesso divenne il presidente della Società italiana. Con il Connubio si introdusse la consuetudine di dare l’incarico di capo del governo al politico che aveva la maggioranza nella camera dei deputati. Da primo ministro Cavour fece anche ingrandire la flotta da guerra.
L’Inghilterra simpatizzava per le vicende italiane, ma non sarebbe mai scesa in campo a combattere per la causa italiana. L’obiettivo di Cavour era quello di convincere Napoleone III a venire a combattere in Italia. Si trattava di una missione possibile da realizzare perché Napoleone III aveva sempre cercato di inserirsi in tutte le controversie internazionali nel mito della grandeur e inoltre era sempre ispirato dalla figura dello zio, il quale aveva fatto fortuna grazie alle campagne in Italia. Vi era inoltre l’interesse della Francia di estromettere l’Austria dalla penisola italiana. Cavour solleticò abilmente le ambizioni di Napoleone III e riuscì finalmente a convincerlo anche offrendole in moglie la cugina Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, che era una delle donne più belle del Regno di Sardegna. Nel 1858 ci fu un avvenimento che sembrava rovinare tutta la situazione perché Napoleone III e la moglie subirono un attentato da parte di Felice Orsini, un mazziniano che voleva uccidere l’imperatore di Francia per aver sciolto la repubblica romana. L’attentato fallì e Felice Orsini venne arrestato e condannato a morte. Cavour contattò dunque Orsini e gli disse di dichiarare di aver fatto quell’attentato perché c’erano migliaia di italiani esasperati per la situazione in Italia e che sarebbero stati pronti a fare attentati contro tutti quei sovrani europei che non avessero fatto niente per la causa italiana. Orsini dichiarò questo di fronte a Napoleone III che rimase molto impressionato e fu ulteriormente stimolato a intervenire in Italia. Nel 1858 vennero stretti gli accordi di Plombières, che presero il nome dalla località termale in cui Cavour e Napoleone III si trovarono per sancire l’alleanza antiaustriaca tra Regno di Sardegna e Francia. Con questi accordi la Francia si impegnava a intervenire nel caso in cui l’Austria avesse dichiarato guerra al Regno di Sardegna. Inoltre le spese di guerra dovevano essere sostenute dal Regno di Sardegna e alla fine della guerra la Francia avrebbe ottenuto la contea di Nizza e la Savoia. Infine l’Italia avrebbe dovuto essere suddivisa in quattro regni, tre dei quali dovevano essere sotto l’influenza francese. Questi quattro regni dovevano essere un regno dell’Italia del nord (Regno di Sardegna, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), un regno dell’Italia centrale (Toscana, Marche e Umbria), lo stato pontificio e il regno di Napoli. L’Italia sarebbe diventata una confederazione guidata dal pontefice. Napoleone era convinto di aver fatto un grande affare. La pace stretta da Vittorio Emanuele con l’Austria prevedeva che la fascia di confine presso il Ticino dovesse essere libera da truppe. Cavour allora iniziò a far stanziare truppe lungo il Ticino. L’Austria inviò un ultimatum con l’ordine di ritirare le truppe, ma Cavour non lo rispettò e così l’Austria dichiarò guerra al Regno di Sardegna. A questo punto intervenne la Francia con 200.000 soldati che si schierarono a fianco dei 100.000 piemontesi, ai quali si aggiunsero migliaia di volontari. Era scoppiata così la Seconda guerra d’indipendenza. Le truppe franco-piemontesi varcarono il Ticino e vinsero le battaglie di Magenta e Palestro. Milano e la Lombardia vennero liberate. In Veneto si combatté la battaglia di Solferino e San Martino che fu decisiva per le sorti della guerra e fu una delle più sanguinose battaglie della storia. Cavour fu anche molto scaltro nel lasciare ai francesi gli scontri più duri e rischiosi. In Francia dopo questa battaglia l’opinione pubblica francese iniziò a criticare duramente Napoleone III. Inoltre c’era il rischio che la Russia e la confederazione germanica decidessero di attaccare la Francia che era sguarnita. A questo punto Napoleone III, senza consultare il governo sabaudo, decise di firmare con l’Austria l’armistizio di Villafranca. Con l’armistizio la Lombardia passò sotto il controllo sabaudo.

Un ricco mercante ginevrino, Henry Dunant, rimase sconvolto dalle vittime della battaglia di Solferino e San Martino e, tornato in Svizzera, decise di investire gran parte delle proprie fortune nella fondazione della Croce Rossa Internazionale per soccorrere i feriti di guerra a prescindere dalla propria nazionalità. La bandiera della Croce Rossa fu creata invertendo i colori della bandiera svizzera sia perché Dunant era svizzero sia perché la Croce Rossa Internazionale avrebbe dovuto essere neutrale come la Svizzera e aiutare tutti i feriti di guerra senza discriminazioni.
Mentre si combattevano tutte queste battaglie, i “cacciatori delle Alpi” di Garibaldi si distinsero per tutta una serie di vittorie nella zona prealpina che venne liberata dal dominio straniero. Una delle maggiori battaglie fu quella di San Fermo grazie alla quale venne liberata la città di Como. Intanto in Toscana, a Parma, a Modena e in Romagna vi erano stati dei colpi di stato guidati dalla Società italiana. Il Veneto e Mantova rimasero nelle mani degli austriaci. Cavour allora accusò Napoleone III di aver agito senza chiedere il consenso e perciò decise di trasgredire gli accordi di Plombières.

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