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Russia - La situazione postrivoluzionaria.

Le difficoltà che il governo comunista doveva affrontare erano enormi. Le grandi potenze temevano che la rivoluzione si sarebbe potuta diffondere dalla Russia verso altri Paesi e fecero di tutto per isolare il Paese e provocare la caduta del governo, imponendo un totale blocco economico: esse smisero di commerciare con la Russia, che non poteva più importare il necessario. In questa situazione, aggravata dalle distruzioni portate dalla guerra, il cattivo raccolto del 1921 causò una carestia che, in mancanza di rifornimenti alimentari dall’estero, provocò cinque milioni di morti.
In Russia si erano anche formate alcune armate controrivoluzionarie, dette Armate Bianche, che le grandi potenze europee speravano riuscissero a rovesciare il governo comunista. Perciò l’esercito rivoluzionario, chiamato Armata Rossa, dovette affrontare le Armate Bianche in una lunga guerra civile (1919-1921). La guerra si concluse con la vittoria dell’Armata Rossa e vennero anche riconquistati alcuni territori persi con il trattato di pace (Ucraina e Russia bianca), ma la guerra provocò altri morti. Solo quando la guerra civile fu conclusa e divenne evidente che il nuovo governo non poteva essere facilmente rovesciato, le potenze europee ripresero il commercio con la Russia.

Nel 1922 la Russia si trasformò in una Federazione, l’Unione delle Repubbliche Socialiste (URSS), al cui interno ognuna delle repubbliche federate avrebbe dovuto avere un’ampia autonomia.
Le difficili condizioni in cui i comunisti si trovarono ad agire favorirono la creazione di un socialismo coercitivo; il socialismo non fu una scelta delle masse, ma un’imposizione del partito e nessuna critica era tollerata. Questa tendenza si accentuò con la morte di Lenin avvenuta nel 1924, quando segretario del partito comunista sovietico divenne Josif Stalin, il quale avrebbe governato il Paese.

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