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La Rivoluzione sovietica

eventi della Rivoluzione russa

L’impero zarista

Nel febbraio del 1917 uno sciopero operaio e un’insurrezione di soldati fecero crollare l’impero dello zar, segnando quindi l'inizio della Rivoluzione russa. Il 15 marzo Nicola II abdicò e il potere venne assunto da un governo presieduto dal principe L’vov. Il processo di modernizzazione della Russia era stato avviato con l’abolizione della servitù della gleba e l’affrancamento di contadini che appartenevano ai più diversi gruppi etnici. L’affiancamento dei contadini favorì un parziale svecchiamento del sistema produttivo agricolo, testimoniato da un incremento delle esportazioni di cereali. Il problema della terra continuava ad alimentare gravi tensioni. I contadini vivevano in condizioni miserabili, mentre i grandi proprietari terrieri mantenevano i loro privilegi. Essi possedevano il 40% dei terreni. Alle grandi masse dei lavoratori delle campagne si affiancava una classe operaia poco numerosa. Nonostante la considerevole accelerazione del processo di industrializzazione, non si può dire che la Russia si avviasse a diventare un paese industriale. Dal 1903 emerse però un profondo dissidio tra la frazione più moderata, i menscevichi, e quella rivoluzionaria, i bolscevichi. Il dissidio verteva anzitutto sulla concezione del partito che secondo i bolscevichi doveva essere costituito da un ristrettoo e combattivo manipolo di quadri rivoluzionari fortemente centralizzato. Una prima grande esplosione della rivoluzione sovietica fu prodotta dall’impatto della guerra russo-giapponese. In tutto il paese dilagarono manifestazioni contro il governo che, sebbene represse nel sangue dalla polizia, misero a nudo la crisi del regime zarista. Nel gennaio 1905, a San Pietroburgo, un imponente sciopero operaio fu seguito da una grande e pacifica manifestazione popolare in cui si chiedeva un miglioramento delle condizioni dei lavoratori e la convocazione di un’assemblea costituente. La reazione delle truppe zariste fu brutale. Il tragico episodio, noto come la “domenica di sangue”, aggravò agli occhi dell’opinione pubblica la delegittimazione del potere zarista. Nell’ottobre 1905 ,sotto la pressione di nuovo scioperi, lo zar fu costretto a concedere l’istutuzione di un parlamento, la duma, dotato di poteri legislativi ed eletto da tutte le classi sociali. Uno degli elementi più nuovi e significativi della rivoluzione del 1905 fu la nascita del soviet dei lavoratori, anche se ebbe vita brevissima dato che nel dicembre 1905 il governo arrestò i suoi massimi esponenti, tra cui Lev Trockij. La sua esperienza, secondo i bolscevichi, bastò comunque a dimostrare che la classe operaia poteva diventare la nuova avanguardia della rivoluzione socialista. Il primo ministro, Petr A. Stolypin, varò una serie di leggi allo scopo di favorire la formazione di un ceto medio agrario che rilanciasse la produzione agricola e nel contempo garantisse, legandosi al regime, una maggiore stabilità sociale. Fino ad allora, infatti, le terre appartenevano o ai grandi proprietari fondiari oppure ai mir, le comunità di villaggio che costituivano una particolarità del tutto originale delle campagne russe. Le terre dei mir ,infatti, erano lavorate dai contadini membri della comunità, i quali venivano retribuiti dalla stessa comunità di villaggio. Il programma di Stolypin, orientato alla creazione di una libera proprietà contadina che prima era pressochè inesistente, consentiva a ogni capo - famiglia di appropriarsi della parte di terra che gli era stata assegnata dalla comunità. Tuttavia la riforma di Stolypin ebbe una serie di ripercussioni negative: i contadini, privi dei mezzi economici per far fruttare la loro terra, furono in gran parte costretti a cederla di nuovo non più, però, alle comunità di villaggio, ma ai contadici più ricchi o ai grandi proprietari (i contagini agiati, Kulaki).

La caduta degli zar

Il regime zarista non era in grado di fare fronte ai nuovi compiti imposti dalla Grande guerra. Nel corso della rivoluzione sovietica, la mobilitazione della società richiedeva un certo grado di consenso delle popolazioni civili. Alla guerra contro la Germania erano ostili le nazionalità minori, tutte le formazioni socialiste ed erano poco convinti persino i soldati.

I comandi militari mandavano le truppe allo sbaraglio in operazioni prive di precise strategie. Ugualmente insufficiente era l’organizzazione logistica che era incapace di mantenere i collegamenti con le retrovie e di assicurare l’approvigionamento dei viveri e le forniture di materiale bellico. Il rincaro dei beni di prima necessità e la progressiva diminuzione del potere d’acquisto dei salari produssero ondate ricorrenti di scioperi. Ma il governo dello zar si trovò del tutto impreparato, mentre a corte i sempre più influenti gruppi reazioni raccolti intorno alla zarina puntavano alla liquidazione delle riforme costituzionali. La duma fu sciolta per non essersi allineata con la corte. I disastri militari e la miseria accrebbero l’avversione popolare nei confronti dello zar e del governo. Una rivolta di operai e di soldati scoppiata l’8 marzo a Pietrogrado, appoggiata dalla truppe della capitale che si rifiutarono di sparare sugli insorti, ebbe conseguenze straordinarie e del tutto inaspettate: l’abdicazione dello zar Nicola. La rivolta si trasformò in una vera e propria rivoluzione con la creazione di due distinti e indipendenti organismi di potere: il governo provvisorio e il soviet di Pietrogrado. Il governo era controllato dai liberali moderati guidati dal principe L’vov e dal socialrivoluzionario Kerenskij. Il soviet era egemonizzato dai soldati delle diverse correnti, i social - rivoluzionari, i menscevichi e i bolscevichi. Il governo provvisorio intendeva presentarsi agli alleati dell’Intesa come il legittimo detentore del potere dopo l’improvvisa caduta dello zar. Vi erano la prosecuzione della guerra e la formazione di un’Assemblea costituente. Diversamente, il soviet di Pietrogrado premeva per la pace immediata e per la distrubuzione delle terre. Anche all’interno del soviet non mancavano i contrasti: Lenin e molti altri dirigenti bolscevichi si trovavano in esilio in Svizzera e non poterono mettere piede in Russia. I menscevichi restavano fedeli all’idea che la rivoluzione democratico - borghese di febbraio era il traguardo raggiungibile nella Russia prostrata dalla guerra. I bolscevichi erano convinti che solo un rivolgimento radicale avrebbe consentito di costruitre uno stato democratico. Anch’essi erano divisi al loro interno: una minoranza “di sinistra”, guidata da Molotov, intendeva creare un governo rivoluzionario provvisorio per la realizzazione di radicali riforme sociali. Nella prima conferenza panrussa dei soviet fu approvata la proposta di Stalin di “appoggiare il governo provvisorio nella misura in cui esso (agiva) in modo tale da soddisfare gli operai e i contadini rivoluzionari”. La sera del 3 aprile 1917 i dirigenti del partito accolsero alla stazione di Pietrogrado. Lenin era riuscito a raggiungere la capitale. I dirigenti del partito si accorsero subito che Lenin era vicino alle posizioni della minoranza di sinistra guidata da Molotov. Egli lesse per la prima volta il breve scritto “I compiti del proletariato nella rivoluzione attuale”, entrato nella storia come le “Tesi di aprile”. Lenin non aveva dubbi che il governo provvisorio dovesse cadere e che si dovesse respingere ogni ipotesi volta a far proseguire la guerra. Egli riteneva che fosse giunto il momento di superare il dualismo di potere fra il governo provvisorio e i soviet che si era venuto a creare in Russia all’indomani della rivoluzione di febbraio. Lenin ottenne il favore dei delegati, facendo approvare una mozione in cui la condanna del governo provvisorio si combinava con l’obiettivo di un rapido passaggio di “tutti i poteri ai soviet”

La rivoluzione d’ottobre

Le possibilità di realizzare il programma di Lenin aumentarono nel mese di luglio, quando il nuovo governo provvisorio guidato da Kerenskij scatenò un’offensiva militare in Galizia che si risolse in un disastro. I contadini intensificarono gli attacchi alle proprietà signorili. Il governo era privo di credibilità. Un‘insurrezione di soldati e marinai costrinse i bolscevichi alla clandestinità e lo stesso Lenin riparò in Finlandia. Il comandante supremo dell’esercito Konilov tentò di imporre una dittatura militare e di liquidare i soviet. L’inflazione saliva e i prezzi si erano moltiplicati quasi per dodici. Le dimostrazioni dei militari rappresentavano la mancata legittimazione dei gruppi dirigenti che si erano sostituiti al potere zarista. Nelle elezioni di settembre per il soviet di Mosca, i bolscevichi conquistarono la maggioranza relativa. Lenin aveva sintetizzato la strategia del partito in poche parole d’ordine: il passaggio del potere ai soviet, la pace senza annessioni e la terra ai contadini. Su questo programma il 10 ottobre si riunì il comitato centrale bolscevico che approvò la soluzione rivoluzionaria: rovesciare Kerenskij, impadronirsi del potere, prevenire l’Assemblea costituente. Fu eletto un politbjuro cui delegare le massime scelte politiche ed operative. I soviet erano diventati l’unico punto di riferimento politico, la sola forza viva nella quale la popolazione potesse riconoscersi. I bolscevichi decisero l’insurrezione e nominarono un comitato militare rivoluzionario. Il 7 novembre i rivoluzionari guidati da Troskij si impadronirono dei punti strategici per il controllo della città che fu in poche ore nelle loro mani. Sciolto il governo provvisorio, i rivoluzionari instaurarono il Consiglio dei commissari del popolo. Kerenskij fuggì e il giorno dopo, il congresso panrusso dei soviet ratificò la caduta del governo provvisorio. Nel novembre 1917 furono promulgate le prime disposizioni,che stavilivano di giungere al più presto a una pace senza annessioni né idennità, di sopprimere le grandi proprietà nazionalizzando la terra, di istituire il controllo degli operai, di riconoscere l’uguaglianxa di tutti i popoli della Russia. Alla fine di novembre si votò per l’Assemblea costituente, ma stavolta i bolscevichi si trovarono in netta minoranza. Alla prima riunione dell’Assemblea la maggioranza rifiutò di riconoscere il governo di carica. L’Assemblea fu sciolta e non fu più riconvocata. Il compito più complesso del nuovo governo era rappresentato dalle conseguenze che avrebbe comportato l’uscita della Russia dalla guerra. Le nazioni alleate manifestarono la loro opposiozione e assicurarono il loro appoggio alla forze che si opponevano al nuovo governo. Quest’ultimo si trovò di fronte ad una scelta drammatica: impiegare le proprie risorse militari in una guerra contro l’esercito tedesco ,oppure concentrare le energie nella difesa dello stato sovietico,minacciato dalla guerra civile provocata dalle forze controrivoluzionarie. I gruppi reazionari fedeli allo zar avevano dato vita all’Armata bianca, che combatteva per la restaurazioni dello zarismo. Dopo aspre polemiche, prevalse quest’ultima posizione sostenuta da Lenin. Le condizioni della pace separata con gli Imperi centrali furono gravose per la Russia che dovette riconoscere l’indipendenza dell’Ucraina, l’occupazione della Bielorussia e la perdita della Polonia e dei paesi baltici. Lenin riteneva che questa catastrofica resa fosse indispensabile se si voleva rafforzare il governo rivoluzionario e affrontare non solo la ricostruzione del paese, ma anche l’imminente guerra civile che avrebbe portato la società russa sull’orlo del collasso

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