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La rivoluzione russa
L’anno 1917 fu l’anno peggiore per tutte le nazioni coinvolte nella prima guerra mondiale. In questo stesso anno la Russia uscì dal conflitto.
Con più di due milioni di soldati morti, i tedeschi che avanzavano in territorio Russo e la povertà generale legata ai debiti di guerra, si creò una situazione di panico che andò via via degenerando fino a quando, nel febbraio del 1917, si attuò la prima rivoluzione che segnò l’inizio di presa al potere da parte dei bolscevichi. Per capire come andarono le vicende facciamo un passo indietro.

La situazione russa alla vigilia del 1905
La Russia nei primi anni del 900 era un paese autocratico. Il potere dello zar si riteneva legittimato da Dio e non esisteva un parlamento. L’attività politica era strettamente controllata dalla polizia. Lo zar, a quel tempo, era Nicola II che successe al trono alla morte del padre Alessandro III che morì nel 1894. Si sposò con la nipote della regina Vittoria di Inghilterra, Alice, ribattezzata Alessandra nella fede ortodossa, che portò in eredità una malattia terribile, l’emofilia, che trasmise all’unico figlio maschio di Nicola II, Alessio.

La rivoluzione del 1905
A causa della guerra russo - giapponese il popolo diede vita a manifestazioni di protesta e scioperi per chiedere un miglioramento delle condizioni dei lavoratori, ma i manifestanti furono massacrati dalle truppe zariste il 22 gennaio del 1905, giornata nota come Domenica di sangue. A San Pietroburgo intanto prendeva forma un nuovo organismo politico -rappresentativo: il soviet dei lavoratori che rappresentava 250.000 operai, organizzazione che doveva permettere al proletariato di partecipare alla vita politica. Nel 1905 lo zar concedette la formazione di un parlamento, la Duma, eletto da tutte le classi sociali. Dopo breve tempo lo zar ne limitò i poteri e infine la sciolse. In questo periodo di confusione nascono i primi partiti.

La rivoluzione d'ottobre
All’inizio del 1917 vengono legalizzati alcuni partiti ma la dittatura zarista resta invariata. Causa la carestia e il disastroso andamento della Prima Guerra Mondiale, il paese è scosso da continue rivolte. Nelle campagne la popolazione contadina chiedeva la distribuzione delle terre e nelle città la classe operaia rivendicava diritti e migliori condizioni. Dopo il licenziamento di 3000 operai in una fabbrica per aver attuato uno sciopero ad oltranza, in tutte le industrie gli operai insorsero e venne proclamato uno sciopero generale. Lo zar Nicola II sottovalutando l’entità della protesta diede l’ordine di “liquidare i disordini della capitale” e il 26 febbraio, sulla prospettiva Nevskij sessanta tra uomini e donne caddero morti nella piazza. Questa fu la scintilla che innescò la rivoluzione.

Lo zar Nicola II credeva infatti di avere la situazione in mano illudendosi di poter governare ancora con il solito regime dittatoriale per lunghi anni. Questa sua convinzione fu distrutta l’8 marzo del 1917 quando si scatenò l’ennesima insurrezione popolare. Infatti quello stesso giorno lo zar Nicola II dovette abdicare in favore del fratello che però rifiutò lo stesso giorno la corona. La cosiddetta rivoluzione di febbraio durante la quale perirono nella sola capitale più di 1400 persone pose fine alla dinastia dei Romanov dopo quasi 300 anni.
Il soviet di Pietrogrado diede il suo appoggio alla costituzione di un governo provvisorio formato dai maggiori partiti presenti nella Duma.
Il nuovo governo però blocca la tanto richiesta riforma agraria e decide di continuare la guerra lasciando le città e le campagne in una situazione disastrosa.
Lenin, una delle figure di spicco della Rivoluzione, dopo 10 anni di esilio per sfuggire alla polizia zarista, riuscì a rientrare in patria il 3 aprile del 1917. Fu acccolto con onore alla stazione di Pietrogrado da un rappresentante del SOVIET Lenin ignorò totalmente rivolgendosi alla delegazione inneggiando alla rivoluzione mondiale socialista e all’ inizio di una nuova epoca. Uscito dalla stazione salì su un carro armato e alla luce di riflettori e fiaccole tenne il suo primo discorso. Il giorno dopo Lenin, alla conferenza del partito bolscevico chiese che il proletariato abbattesse il governo provvisorio affidando il potere ai soviet e incitò i contadini ad appropriarsi con la forza delle grandi proprietà terriere.
Il governo provvisorio però continuò ad opporsi alla riforma agraria perseverando nella guerra. Trotzkij allora organizzò una rivolta per abbattere il governo provvisorio che venne però sventata. Furono emessi mandati d’arresto per tutti i capi del partito bolscevico, devastata la sede del giornale la Pravda.
Lenin, riesce a fuggire in Finlandia mentre al fronte la situazione degenera sempre più e gli episodi di insubordinazione sono sempre più frequenti.
In luglio, durante un congresso illegale, i bolscevichi approvarono la proposta di Lenin fatta dall’esilio, di abbattere il governo con la forza.
La gran parte della popolazione aderì al bolscevismo che prometteva terra e pace. il partito bolscevico insediò un consiglio di guerra in difesa della capitale, 25000 operai aderirono alla guardia rossa, i lavoratori dell’industria bellica prolungarono l’orario di lavoro portando a termine in due giorni l’assemblaggio di 200 cannoni e il colpo di stato progettato dal generale Kornilov che voleva assumere il potere assoluto,fallì miseramente.
Lenin entrò di nascosto a Pietroburgo il 10 ottobre del 1917 e 2 giorni dopo fu creato il Comitato Militare Rivoluzionario sotto la presidenza di Trotzkij. Lenin organizzò la presa del potere occupando tutti i posti strategici (banca, centrale telefonica, stazione…) e due settimane dopo venne annunciato al popolo che il palazzo d’inverno era stato occupato e il governo arrestato e fu proclamata la Repubblica dei Soviet.
Lenin decretò espropriazione della terra che fu dichiarata patrimonio del popolo, insieme alle risorse petrolifere, carbonifere e minerarie. La conquista del potere da parte dei bolscevichi passò alla storia come la Rivoluzione d’ottobre. I primi atti del governo rivoluzionario furono l’approvazione di un decreto sulla terra che nazionalizzava le grandi proprietà fondiarie proponendone la suddivisione tra i contadini, e un decreto sulla pace. Seguì il decreto sulla limitazione della libertà di stampa, la gestione delle industrie passò sotto il controllo degli operai, tutte le banche si fusero con la Banca di Stato, il sistema giudiziario fu soppiantato dai tribunali del popolo, la polizia venne sostituita da una milizia formata in prevalenza da operai e la Chiesa fu separata dallo Stato e dalla scuola. Fu introdotto il matrimonio civile, la donna venne legalmente equiparata sotto ogni aspetto all’uomo e fu introdotta la giornata lavorativa di 8 ore.

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