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Russia: Impero zarista

L’Impero russo si affermo in un'area territoriale immensa che si estendeva dall’Europa all’Asia attraverso la Siberia e che raccoglieva una popolazione pari a un sesto di quella mondiale, divisa in più di cento etnie diverse.
All’inizio del Novecento lo zar era ancora un sovrano assoluto e governava, opponendosi alle richieste di una Costituzione, imponendo una rigida censura ai giornali, soffocando le iniziative economiche attraverso una burocrazia esasperata e corrotta e usando la deportazione degli oppositori in Siberia come normale sistema di repressione.
L’istruzione elementare era volutamente trascurata, poiché si temeva che, una volta alfabetizzate, le masse potessero ribellarsi al regime: nell’Impero russo l’analfabetismo raggiungeva i livelli più elevati d'Europa.

Le maggiori vittime dell’assolutismo zarista erano state le decine di popolazioni non russe che vivevano all'interno del vasto territorio dell'Impero: i polacchi, i ceceni, gli uzbeki, i tagiki, i kirghisi, i quali furono colpiti dalla politica di russificazione che vietava le lingue, le tradizioni e le religioni locali. Da qualche decennio inoltre l’intolleranza aveva cominciato a colpire anche gli ebrei che nelle città e nelle campagne erano sempre più spesso vittime dei pogrom (massacri) tollerati o addirittura fomentati dalle autorità zariste.

Tra Ottocento e Novecento, considerata l'arretratezza del Paese, il gruppo dirigente aveva compiuto qualche tentativo di ammodernamento che interessò il settore dei trasporti e quello industriale. Si iniziarono a costruire ferrovie, come la Transiberiana che univa San Pietroburgo, sul Mar Baltico, a Vladivostok, sull’Oceano Pacifico, passando per Mosca e altri punti nodali e si rafforzò l’industria pesante.
Il decollo industriale si ebbe però grazie allo Stato e grazie all’impiego di capitali provenienti da investitori stranieri (soprattutto francesi) incoraggiati dal basso costo dei salari russi. Non si era dunque costituito un ceto di imprenditori locali e l’industrializzazione si era concentrata in pochissime zone (San Pietroburgo, Mosca, gli Urali e il Caucaso), dove si erano costituiti i primi nuclei di classe operaia.

Questi nuclei, tuttavia, erano esigui e isolati dal resto del Paese, la cui popolazione era formata per il 70% da contadini. Fino al 1861 essi erano rimasti servi della gleba e per secoli erano stati assistiti solo dalla Chiesa ortodossa, la quale era ostile al mondo moderno e alle sue trasformazioni e soprattutto in grado di condizionare l’intera vita quotidiana dei fedeli. Il pope (una sorta di parroco), infatti, non viveva né in una canonica né in un convento, ma abitava nei villaggi ed era a stretto contatto con i contadini e con loro condivideva molti momenti della propria vita quotidiana.

Le condizioni del Paese scontentavano tutte le categorie: la borghesia aspirava a un sistema politico affine a quelli delle monarchie parlamentari occidentali, i lavoratori dell’industria non incontravano difficoltà nel porsi a capo delle periodiche proteste per avere i beni di prima necessità e infine vi erano gli anarchici che seminavano il terrore tra i regnanti e i loro ministri; questi ultimi verso la fine dell’Ottocento erano addirittura riusciti a uccidere uno degli zar.

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