Russia: come uscì dal primo conflitto mondiale?

Dopo la guerra civile del 18-21 i bolscevichi presero il potere. Contro il governo rivoluzionario c’erano i proprietari aristocratici e i kulaki, la Georgia e la Siberia che non volevano la nazionalizzazione delle terre né le requisizioni di deterrete agricole. Intanto gli alleati per punire l’uscita della Russia dalla guerra supportarono le armate bianche, opposte alle armate rivoluzionarie. Nel corso della guerra civile, tra il 16 e il 7 luglio del 1918 venne fucilato lo zar. L’armata rossa guidata da Lev Trockij sconfisse le armate controrivoluzionarie. Per opporsi alla diffusione del socialismo gli stati europei cominciarono a sostenere i paesi anticomunisti confinanti alla Russia costituendo un “cordone sanitario” per contenere il “contagio bolscevico”. Le vicende russe, infatti, innescarono i primi tentativi rivoluzionari in Europa e i stessi bolscevichi affermavano di essere alla testa di un movimento rivoluzionario che doveva sconfiggere il capitalismo. Ma il fallimento tra il 19 e il 20 della “rivoluzione in Occidente” evidenziò che la rivoluzione socialista non poteva diffondersi rapidamente. Nel 1919 il Partito bolscevico diventa Partito comunista, che crea la terza internazionale, per organizzare tutte le spinte rivoluzionarie. Per respingere attacchi interni ed esterni, i bolscevichi soffocarono ogni voce di dissenso e annullarono ogni autonomia alle forze sociali. Nel 1921 il governo bolscevico mise in atto alcuni provvedimenti, designati “comunismo di guerra”, con i quali voleva garantire l’approvvigionamento delle città di fronte alla carestia. Questi provvedimenti che miravano a colpire i contadini più ricchi finirono con lo schiacciare quelli più poveri. Questa “dittatura alimentare” contrappose operai a contadini, la cui alleanza aveva permesso la rivoluzione. Questa situazione provocò un vasto malcontento che causò l’insurrezione dei marinai di Kronstadt nel marzo del 1921. Nel 1921, finita la guerra civile, il regime comunista aprì una fase di stabilizzazione e attuò una nuova politica economica: Nep, che consentiva limitatamente la libera iniziativa accanto alla gestione pubblica della grande industria, delle banche, dei trasporti.
Nel 1922 nasce l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Lenin forma la 3Internazionale, per guidare un movimento rivoluzionario mondiale, raccogliendo gli aspetti migliori delle prime due: della Prima lo spirito intransigente, della Seconda il senso dell’organizzazione. Tra le formazioni dell’Internazionale si delineano 2 tendenze: 1 ad Amsterdam fedele al sindacalismo rivoluzionario, l’altra a Berlino, vicina a Lenin e Trockij. Al II congresso prevale Lenin e vennero stabilite 21 condizioni, in particolare dovevano espellere le correnti riformiste. Grazie alla Nep si raggiunse il risanamento finanziario e la fine dell’inflazione. La Nep, Nikolaj Bucharin, era una forma di economia che lasciava ampio spazio all’iniziativa privata e basata sulla convinzione che lo sviluppo industriale si sarebbe avviato solo quando nelle campagne si fosse consolidato un processo di accumulazione di risorse tale da innescare la domanda di prodotti industriali. Col sopraggiungere della malattia di Lenin, i principali contendenti furono Trockj e Stalin, il primo godeva del prestigio di aver comandato l’armata rossa, il secondo di ricoprire la carica di segretario nel partito. Trockij pensava che la sopravvivenza della rivoluzione sovietica fosse legata alla rivoluzione mondiale; Stalin voleva impiegare le risorse del movimento operaio mondiale nel consolidamento dello stavo sovietico. Vince Stalin, dopo che Trockij puntò errando di fortificare la Russia tramite la rivoluzione in Asia. Nel 1928 Stalin affronta il problema dell’industria. Varò il I° piano quinquennale: crea aziende che destinano la produzione allo stato. Elimina i kulaki, e crea aziende collettive cooperative, i cui prodotti erano proprietà comune, e statali, in cui i prodotti sono dello stato.

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