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La Rivoluzione Sovietica

La Prima Guerra Mondiale aveva evidenziato in Russia tutta la fragilità e l’arretratezza del regime zarista rispetto alle altre potenze europee. Fin dal 1916 si erano susseguiti scioperi e manifestazioni operaie nei principali centri industriali, ma ancor più grave fu la crisi che coinvolse il settore agricolo. Per effetto della leva militare le campagne si erano spopolate e la classe contadina era demotivata. Si generò una devastante crisi alimentare che, unita all’inefficienza dell’industria, portò al tracollo del regime zarista. Nel Febbraio 1917 i moti di rivolta indussero lo zar Nicola II ad abdicare. Fu proclamato un governo provvisorio borghese liberale che, nonostante tutto, mirava a proseguire le attività militari e ad istituire un sistema parlamentare sul modello occidentale. Nella confusione istituzionale si erano formati, come già nel 1905, i soviet, riunioni di operai, soldati e contadini, divisi inizialmente da aspirazioni democratiche e tendenze rivoluzionarie socialiste.

L’attrito tra il governo e i soviet non tardò a manifestarsi, principalmente in merito al proseguimento della guerra e alla questione agraria. La variegata rappresentanza politica di quel tempo non era spesso in grado di comprendere le istanze di rinnovamento espresse dalla popolazione. Nei partiti di sinistra si erano inoltre creati forti contrasti interni.

Una svolta significativa fu determinata dal rientro in patria del leader bolscevico Nicolaj Lenin (pseudonimo di Vladimir Ilic Uljanov). Nell’Aprile 1917 questi pubblicò sul giornale del proprio partito, la Pravda, le Tesi di Aprile, attraverso cui fomentò l’idea di un’immediata insurrezione rivoluzionaria ed ottenne il controllo sui soviet. Poco dopo il governo provvisorio fu sostituito da un’amministrazione a maggioranza socialista, guidata dall’ex Ministro della Guerra Aleksandr Fedorovič Kerenskij. I bolscevichi, comunque, si isolarono dal nuovo governo, debole e contestato a causa della guerra fallimentare ancora in atto. Quando però il generale Kornilov, ribelle alla nuova amministrazione, tentò un colpo di stato, il partito di Lenin ne approfittò fermando la rivolta.

La rivoluzione di Ottobre

Lenin sfruttò il consenso derivato dal successo contro Kornilov per forzare la situazione. Nel mese di Ottobre il Comitato centrale del partito bolscevico proclamò l’insurrezione generale. La Guardia Rossa, la milizia bolscevica, occupò i punti nevralgici di Pietrogrado, Kerenskij fuggì e Lenin assunse il potere.

La nuova amministrazione bolscevica si pose il compito di realizzare il primo stato socialista della storia, ma i problemi da affrontare erano molti: l’arretratezza industriale del paese (in disaccordo con le teorie di Marx) e la disastrosa guerra, che ormai poteva concludersi solo con la sconfitta.

Attraverso una serie di decreti il governo gettò le basi per il nuovo stato, ritirando la Russia dal conflitto mondiale ed affidando ai soviet il controllo sull’attività lavorativa. Si procedette quindi con l’elezione di una nuova Assemblea costituente, al fine di stabilire un ordinamento nazionale definitivo. Tutti i partiti emersi dal “disgelo” postzarista presero parte all’evento; tra la delusione dei bolscevichi fu lo schieramento socialrivoluzionario ad ottenere la maggioranza, grazie al largo consenso delle aree non urbane. Di fronte all’evidente sconfitta Lenin non volle però recedere dalle sue convinzioni e con un colpo di stato sciolse l’Assemblea neoeletta, ritenendola un’appendice mascherata del potere borghese. Al suo posto impose il governo dei commissari del popolo, la diretta estensione dei soviet. In breve tutti gli esponenti politici non bolscevichi furono estromessi dal potere.

La nascita dell’URSS (1922)

Inevitabilmente si scatenò una cruenta guerra civile che durò all’incirca 3 anni. Le cosiddette Armate Bianche, composte da conservatori, liberali, socialrivoluzionari e menscevichi, si opposero all’Armata Rossa bolscevica, affidata da Lenin al giovane rivoluzionario Lev Davidovic Trotskij. Le forze comuniste uscirono vincitrici dal sanguinoso scontro e poterono realizzare lo stato socialista, di fatto una dittatura che rispecchiava l’organizzazione interna dello stesso Partito bolscevico. Presto fu approvata la nuova Costituzione sovietica; dal 1922 la Russia prese il nome di URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) e assunse una struttura rigidamente piramidale.

Ma l’attuazione del socialismo non fu comunque impresa facile, per via dei dissensi che alcune classi ancora nutrivano e soprattutto a causa dell’arretratezza del Paese, devastato dalla guerra civile.

La prima fase di attuazione del piano bolscevico, detta Comunismo di guerra, accompagnata dal concludersi dei conflitti nazionali e internazionali, produsse un forte malcontento. Il governo statalizzò l’economia del Paese attraverso il rigido controllo delle produzioni. Si verificarono rivolte e repressioni durissime. La NEP (Nuova Politica Economica) fu il tentativo di risollevare la disastrosa situazione provocata dal periodo bellico. Il governo reintrodusse parzialmente le libertà di commercio e rilanciò l’agricoltura concedendo ai lavoratori il diritto di disporre di parte delle loro produzioni. La nuova politica economica favorì di fatto la nascita di nuovi ceti di piccoli agricoltori proprietari (kulaki), commercianti e finanzieri.

Infine, dal 1928, con la salita al potere del georgiano Josif Vissarionovič Džugashvili (detto Stalin, “uomo d’acciaio”) si instaurò il periodo dei piani quinquennali, progetti attraverso cui lo Stato regolava la produzione nazionale e gli obiettivi da raggiungere.

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