Habilis 7403 punti

Rivoluzione russa

Nel 1917 lo zar Nicola II viene costretto ad abdicare e a lasciare il potere in seguito alle sconfitte subite nella Prima guerra mondiale e alle ribellione degli operai e dei contadini. La svolta non diede però stabilità al paese, poiché aumentava notevolmente l'insoddisfazione dei soldati, degli operai e dei contadini.
Ad approfittare di questo caos furono i bolscevichi guidati da Vladimir Lenin; sostenitori della ideologia marxista, accettavano come metodo di lotta la rivoluzione e sostenevano la dittatura del proletariato.
Nell'ottobre del 1917 con un colpo di stato salirono al potere e attuarono immediatamente la distribuzione delle terre ai contadini, abolendo la proprietà privata e sottoponendo l'economia al controllo dello stato, repressero poi ogni forma di opposizione al potere, presero il nome di partito comunista e dichiararono l'uscita della Russia dalla guerra firmando la pace di Brest-Litovsk. Tra il 1918 e il 1921 in Russia si combatté una terribile guerra civile, da un lato i bolscevichi che lottavano per mantenere il potere e dall'altro le forze che sostenevano ancora lo zar, la famiglia Romanov, ma anche i contadini si ribellavano poiché il governo requisiva i raccolti che dovevano essere distribuiti a tutti; a tutto ciò si aggiungevano le spinte indipendentiste di ucraini slovacchi e delle altre etnie. La guerra civile si concluse con la vittoria dei bolscevichi al prezzo però, di 6 milioni di morti e la completa distruzione dell'economia russa.

L'affermazione del bolscevismo culminò nella proclamazione dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche nel 1922.
Le condizioni dei sovietici migliorarono più tardi quando il governo lanciò la NEP: cioè la nuova politica economica con cui si ebbe un ritorno parziale alla proprietà privata e dei metodi legati all'economia capitalistica.

Registrati via email