Rivoluzione di Ottobre

Dopo il tentativo di colpo di stato militare a settembre, sventato dai soviet guidati dai bolscevichi, si giunge alla rivoluzione di ottobre; al di la che non tutti erano d’accordo si prese questa decisione e i bolscevichi presero il potere con un assalto al Palazzo d’Inverno senza trovare resistenza perché il governo Terenzki era ormai in crisi; anche per il fenomeno di diserzione dell’esercito il governo era allo sfacelo.
È diventata una rivoluzione simbolica, come la presa della Bastiglia durante la Rivoluzione francese. Si forma un nuovo governo, il consiglio dei commissari del popolo, che sostanzialmente era una troica formata da Lenin, Trotzkij commissario alla guerra, Stalin commissario alla nazionalità.
Questa decisione di formare un governo rivoluzionario viene ratificata dal congresso pan russo dei soviet. Pagina 213

Primi atti/decisioni

→da un lato la richiesta di pace, a tutti gli Stati che erano ancora in guerra, senza annessioni e senza indennità , una pace democratica sostanzialmente (poi non sarà così perché la Russia sarà costretta a firmare la pace di Brest-Litovsk, una pace in cui perse gran parte dei territori europei, a vantaggio della Germania che poi invece la guerra la perderà); questo perché di fatto la Russia non era più in grado di combattere ed era alle prese con spaventosi problemi interni di carattere economico e con la guerra civile.

→Inoltre vengono legalizzate le occupazioni delle terre dei grandi proprietari che erano già avvenute da qualche mese, da subito dopo la rivoluzione di febbraio. I contadini daquell’occasione avevano cominciato ad occupare le terre dei grandi proprietari. Questa legalizzazione delle terre occupate tendeva a garantire al governo se non il consenso almeno le neutralità delle masse contadine, che avevano l’aspirazione a possedere il loro piccolo appezzamento di terra. Quindi c’è l’abolizione della grande proprietà terriera, non della piccola proprietà perché i contadini si erano impadroniti di queste terre dando origine a una miriade di realtà di piccola proprietà contadina occupando le terre dei grandi latifondisti . Lenin legalizza questa situazione perché ha bisogno dell’appoggio o almeno la neutralità della massa dei contadini, che è la massa consistente della popolazione russa. Garantisce che la grande proprietà privata è abolita, senza che chi se n’è impadronito, cioè i contadini, deva pagare alcun indennizzo.
Legalizzazione dell’occupazione delle terre = passaggio dalla grande proprietà terriera alla piccola proprietà per avere il consenso dei contadini, che non ne volevano sapere dei soviet, dei colcot (=fattorie collettive), ma aspiravano a diventare piccoli o medi proprietari terrieri

Nel frattempo le altre componenti politiche ( tra le quali i socialisti rivoluzionari, ma anche i bolscevichi ecc) che non hanno preso di buon grado la presa del potere di tipo rivoluzionario, sono ostili a questa rivoluzione, ma non si oppongono direttamente o con manifestazioni di protesta per tentare la resistenza, perché pur avendo protestato contro questo atto di forza pongono le loro speranze sulla convocazione di quella che era prevista come assemblea elettiva, cioè l’Assemblea Costituente (le cui elezioni si tennero nel novembre 17). Queste forze speravano di ottenere la vittoria nelle elezioni di novembre.
È importante quello che avviene perché fa capire il carattere ortodosso, nel senso marxista,della visione di Lenin.
Queste elezioni del 17, già prevista dopo la costruzione del governo provvisorio, danno esiti negativi per i bolscevichi, perchè vincono nei grandi centri, ma ottengono un terzo dei seggi (175 su 707). A vincere, spariti dalla scena i cadetti e i menscevichi, sono i socialisti rivoluzionari proprio perché avevano la loro base nel mondo contadino e essendo i contadini la stragrande maggioranza, si assicurano la maggioranza assoluta dei seggi (più di 400).
Cosa decide di fare allora Lenin rispetto a questa novità dell’assemblea costituente in cui si trova in minoranza? Decide di scioglierla, da parte di militari che obbediscono all’ordine di Lenin. L’assemblea viene sciolta per precisa volontà di Lenin.
Certo si può pensare che viene sciolta perché avevano la minoranza, e quindi non avevano i numeri per decidere sulla nuova realtà della Russia, ma non è solo una questione di opportunità, cioè non la scioglie perché sono in minoranza i bolscevichi, ma la scioglie in coerenza delle idee marxiste perché dal punto di vista di Lenin l’assemblea costituente era un’istituzione tipicamente borghese, era espressione della democrazia borghese (perché di tipo formale e non sostanziale) riteneva che la rivoluzione dovesse essere guidata da nuovi organismi (come detto nelle tesi di aprile: non repubblica parlamentare perché questa vorrebbe dire tornare indietro dopo che si sono formati i soviet).

Quindi secondo Lenin le uniche due strutture che dovevano sovraintendere alle nuova realtà comunista erano i soviet da un lato (cioè le espressioni dirette del proletariato) e dall’altro il partito comunista (cioè l’avanguardia del proletariato organizzato). Questo è un residuato bellico delle regole della democrazia borghese.
Quindi lo scioglimento non è dato solo dal fatto che erano in minoranza, ma più che altro perché in coerenza con le idee marxiste.
E se segue le idee marxiste presuppone una rottura con tutta la tradizione democratica occidentale e in questo senso pone le premesse di una vera e propria dittatura di partito.

Cosa si proponevano di fare i bolscevichi nell’immediato o comunque in tempi brevi?
Se era stato facile prendere il potere rispetto a una situazione in sfacelo, molto più difficile era governare un immenso paese con problemi enormi, con un partito che era una minoranza rivoluzionario. Inoltre molte persone della classe dirigente di fronte alla rivoluzione emigrò spontaneamente e quindi la Russia fu privata della classe dirigente e quindi era un Paese difficile da governare, dopo la rivoluzione. Se fare la rivoluzione era stato facile, molto difficile era poi gestire il potere. Pagina 214 Stato e rivoluzione → cosa propose di fare Lenin, in coerenza con l’organizzazione marxista, ma che poi la realtà storica dura porterà a fare altre scelte. In questo saggio riprende la definizione di stato come uno strumento del dominio di una classe sulle altre, il che prevedeva che eliminate le classi (comunismo = stato senza classi)è destinato a sparire anche lo Stato. Nella società socialista non vi sarebbe quindi stato il bisogno di parlamenti (infatti scioglie l’Assemblea Costituente) e di magistratura, di eserciti e di burocrazia, ma le masse si sarebbero autogovernate dal basso,secondo i principi di democrazia sperimentati nei soviet.

Non avverrà questo perché la dura realtà storica impone ben altro, ma in teoria questo era l’auspicio in coerenza alle idee di Marx.

Sul piano della pace, non fu affatto una pace senza annessioni né indennità, perché il governo rivoluzionario dei commissari del popolo è costretta ad accettare la pace di Brest-Litovsk (marzo del 18) con cui perde la maggior parte dei territori europei (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Georgia, Ucraina) perché si trova a trattare con un nemico che ha ormai invaso il territorio Russo che aveva un esercito in sfaldamento, quindi Lenin deve accettare queste durissime condizioni pur di giungere a quella pace che aveva tanto auspicato.
Ma non aveva scelta perché, nel frattempo, il problema che si andava delineando era quello della guerra civile, cioè dopo la pace i bolscevichi si trovano ad affrontare le forze controrivoluzionarie anti-bolsceviche, specialmente quelle ancora legate al vecchio regime, cioè zariste ( le cosiddette armate bianche) ma anche altre forze di varia estrazione in generale anti bolsceviche.

Queste forze anti bolsceviche furono appoggiate anche dagli occidentali (Francia, Giappone, Inghilterra, Stati Uniti) che da un lato videro del trattato di pace di Brest-Litovsk una sorta di tradimento perché erano ancora in guerra con la Germania, e oltretutto temevano anche l’esportazione della rivoluzione. Quindi le potenze dell’intesa cominciarono ad appoggiare queste forze anti bolsceviche.
Per due anni ci fu in Russia una guerra civile tra bolscevichi e anti bolscevichi appoggiati dagli occidentali.
Addirittura Churchill (l’eroe della resistenza nazista) che era già un importante personaggio del governo inglese, voleva un intervento a fondo contro i bolscevichi.
Gli occidentali aiutarono i generali bianchi anche con sbarchi di truppe (tese a appoggiare gli anti bolscevichi) in Russia, sia da parte inglese, francese, ma anche contingenti americani giapponesi e italiani. Ci furono sbarchi anglo francesi nel nord della Russia e poi sul mar Nero e statunitensi e giapponesi nella Siberia orientale.
In questo contesto di guerra civile il regime è costretto anche dalle circostanze storiche a accentuare i caratteri autoritari e a far crollare le utopie di autogoverno popolare.
Se non ci fosse stato la guerra civile probabilmente le conseguenze sarebbero state le stesse perché storicamente non c’è mai stato un regime comunista che si è affermato liberamente, tramite normali elezioni, ma si è sempre imposto con la forza e mantenuta con la repressione. Ma in questo frangente fu decisiva anche la guerra civile che minacciava il regime bolscevico.
Fu in questa situazione che la capitale viene trasferita da Pietroburgo a Mosca e che in quel contesto vennero uccisi tutti i familiari dello zar, per il pericolo che venissero liberati dai filo zaristi e quindi che diventassero un punto di riferimento per le forze controrivoluzionarie si salvò una componente della famiglia).

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