Riego di Riego
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RIVOLUZIONE CUBANA

CONTRO LA DITTATURA
All’alba del 26 luglio 1953 Castro e altri radicali scelgono la via delle armi contro la dittatura di Fulgencio Batista: con un atto di guerra tentano l’assalto a due caserme fra cui il Cuartel Moncada di Santiago. L’azione armata tuttavia non va come previsto: alcuni ribelli sbagliano strada, altri sparano troppo presto allertando le sentinelle, l’auto di Fidel finisce su un marciapiede e un’altra ancora fora prima di arrivare sull’obiettivo. Il bilancio di quell’impreparato e sprovveduto assalto è di 19 vittime tra i soldati del presidio e di 9 caduti nelle file ribelli, 68 dei “moncadisti” vengono trucidati dopo la resa, 48 fuggono o si mimetizzano in un ospedale e 32 vengono processati e arrestati. Tra quei 32 spicca il nome di Fidel Castro che viene condannato a 15 anni di carcere. Quando nell’aprile del 1955 il governo in cerca di consensi firma un’amnistia per tutti i prigionieri politici viene rilasciato anche Fidel che insieme al fratello Raùl parte per il Messico in esilio volontario. Ecco il primo errore commesso da Batista: sottovalutare il nemico.

LIBERI O MARTIRI

In Messico Fidel fa la conoscenza di un giovane argentino, Ernesto Guevara, con cui subito si trova in sintonia ideologica. Insieme ad altri esuli cubani organizzano un piano: sbarcare a Cuba con i guerriglieri prima della fine dell’anno e coordinare lo sbarco con una serie di ribellioni organizzate nel Paese, in particolare nella provincia di Oriente e a Santiago, dove opera Frank Paìs incaricato delle operazioni dell’M-26, il movimento rivoluzionario sorto dopo gli avvenimenti del 26 luglio. Lo stesso Paìs e il Partito socialista avvertono Castro che è troppo presto per agire, la situazione non è favorevole e l’opposizione divisa. Castro però non demorde e annuncia che se Batista non si dimettesse può considerare aperta la lotta rivoluzionaria: “Saremo liberi o martiri”. Il 25 novembre 1956 un gruppo di 82 uomini guidati da Castro si imbarca su un piccolo yacht, il “Granma”, che può imbarcare al massimo 25 uomini. Destinazione: Cuba. Obiettivo: abbattere la dittatura di Batista. Tra gli 82 uomini ci sono anche l’argentino Ernesto Guevara, un italiano e un messicano. Castro avverte Frank Paìs che il 30 novembre sbarcheranno a sud di Niquero, nella provincia d’Oriente.

LO SBARCO

Non appena il piccolo yacht inizia il suo viaggio una tempesta si abbatte sul Golfo del Messico. Al terzo giorno il tempo migliora e Castro informa i suoi uomini che non seguiranno il percorso più breve per evitare le pattuglie cubane marittime e aeree; l’imbarcazione avrebbe girato lontano dalle coste meridionali di Cuba costeggiando quelle settentrionali della Giamaica per poi sbarcare nei pressi di Niquero, nella provincia di Oriente. A mancare adesso non è il bel tempo ma le vettovaglie, si procede così a un severo razionamento di cibo e acqua ma il vero problema è il ritardo accumulato dall’imbarcazione troppo carica. La traversata durerà sette giorni anziché i cinque previsti. Il quinto giorno, come concordato, Celia Sanchez mobilita camion, guide esperte e milizie rurali formate dal leader contadino dell’M-26, Crescencio Perez, per accogliere i combattenti del Granma. A Santiago Frank Paìs ignora del ritardo di Castro e all’alba, con soli 27 uomini, dà il via alla rivolta che avrebbe dovuto coincidere con lo sbarco. I guerriglieri dell’M-26, con l’uniforme verde oliva e i bracciali rossi e neri, fanno irruzione in città: incendiano la caserma della polizia, si impadroniscono di armi e continuano a combattere fino al giorno seguente rinunciando però ad attaccare la caserma Moncada, sono costretti tuttavia a ripiegare per l’intervento dei 400 soldati delle forze antiguerriglia.

Batista, certo dell’imminente arrivo di Castro, decreta lo stato d’emergenza in Oriente e ordina di intensificare la sorveglianza delle coste. Castro sul Granma ascolta via radio le informazioni sugli avvenimenti di Santiago e Celia Sanchez, dopo due giorni d’attesa, ordina alle sue milizie di ripiegare. Al largo il piccolo yacht avanza con uno dei due motori diesel in avaria; un altro incidente rallenta la marcia: tra il 1 e il 2 dicembre il navigatore Roberto Roque cade in mare, Fidel ferma l’imbarcazione per tentare di recuperare il marinaio che viene “ripescato” semi annegato dopo circa un’ora di ricerche. Qualche ora dopo l’imbarcazione penetra nel canale di Niquero ma il timoniere è titubante: le boe non coincidono con le indicazioni delle carte e lo comunica a Castro che, ansioso di sbarcare, ordina di fare rotta verso la costa, decisione affrettata che avrà le sue conseguenze. Gli 82 uomini vengono organizzati in tre plotoni (avanguardia, centro e retroguardia) composti da sessantasei uomini e in uno stato maggiore di sedici. Sono tutti giovani, l’età media è di 27 anni, Guevara che ne ha 28 è ufficiale sanitario e ricopre il grado di tenente mentre Raul Castro ha il grado di capitano e comanda la retroguardia. Fidel Castro, comandante in capo, consegna le armi a tutti i combattenti e Guevara chiede un fucile che non sia dei migliori perché le sue condizioni fisiche sono deplorevoli e non vuole che un’arma buona vada sprecata tra le sue mani. All’alba del 2 dicembre 1956 l’imbarcazione si incaglia a Los Cayuelos nei pressi di Niquero, il canotto di salvataggio cola a picco sotto il peso degli uomini che sono costretti ad abbandonare l’armamento pesante, ognuno deve saltare in acqua con la propria arma e lo stretto necessario. Fidel è uno dei primi a scendere, Guevara e Raul sono gli ultimi. A complicare la situazione ci pensano le mangrovie, sulle cui radici intricate è facile inciampare, boschetti di piante spinose e taglienti (cortadoras) e dense nuvole di zanzare. Gli uomini sono già sotto il fuoco nemico poiché avvistati da una nave di piccolo cabotaggio che comunica la loro posizione all’esercito di Batista. Mentre gli 82 del Granma stanno per addentrarsi nella palude vengono attaccati dall’aviazione. Nel pomeriggio 72 uomini riescono a radunarsi, all’appello ne mancano 8 che sono dispersi ma che ritroveranno il gruppo due giorni dopo. Sono equipaggiati solo con armi leggere e non hanno niente di cui nutrirsi devono così scappare verso la Sierra alla cieca.

SULLA SIERRA

Alegrìa de Pìo

Sulla Sierra Maestra gli uomini di Fidel entrano a contatto con i guajiros, proletariato agricolo, assunti solo nel periodo della zafra terminato il quale devono tentare di sopravvivere su un fazzoletto di terra la cui proprietà è messa in discussione; per questo motivo ascoltano con interesse coloro che gli dicono che la terra deve essere di chi la lavora. All’alba del 5 dicembre il gruppo raggiunge una località nota con il nome di Alegrìa de Pìo. Guevara racconta che lì stava chiacchierando con “il compagno Montanè” quando sente uno sparo isolato e dopo alcuni secondi un’ “ondata” di proiettili. Un uomo butta la cassa delle munizioni ai suoi piedi e quando Guevara gliela indica, come a dirgli di riprenderla, questi lo guarda facendogli capire che preferisce salvarsi e non pensare ai proiettili. Guevara, con ai piedi lo zaino dei medicamenti e la cassa di proiettili, è consapevole di non riuscire a trasportare entrambi e si trova di fronte a una scelta: dedicarsi alla medicina o al dovere di soldato rivoluzionario? E’ così che Guevara preferisce la carriera militare a quella medica. La cassa delle munizioni salva Guevara quando un proiettile rimbalza su di essa ed evita che questo penetri nel collo dell’argentino ferendolo solo di striscio. Mentre è a terra sanguinante Guevara sente Camilo Cienfuegos urlare: “Qui non si arrende nessuno!” Poi il fuggi-fuggi generale. Gli uomini si disperdono formando alcuni gruppetti, il gruppo formato da Fidel Castro si frantuma e saranno necessarie parecchie settimane per riorganizzarlo almeno in parte. Nei giorni seguenti 18 ribelli vengono assassinati, altri 21 solo catturati e 20 spariscono senza lasciare traccia: degli 82 uomini scesi dal Granma solo 27 ritrovano Castro che alla fine di dicembre, per continuare la lotta, ha a disposizione solo 19 uomini. Guevara si trova con Juan Almeida, Ramiro Valdès, Rafael Chao e Benìtez e dopo qualche giorno ritrovano Camilo Cienfuegos e altri due compagni. Venuti a sapere dai guajiros che Fidel è vivo i combattenti ritrovano il buon umore e viene proposto loro di farsi condurre dal leader contadino Crescencio Perez. Passando di rifugio in rifugio raggiungono finalmente la fattoria di Mongo Perez, fratello di Crescencio, dove Castro era giunto il 16 dicembre stabilendo lì il provvisorio quartier generale. Il 21 dicembre arrivano anche Guevara, Cienfuegos e gli altri che si aggregano ai fratelli Castro e Fidel annuncia che la vittoria è vicina. La strategia di Castro prevede una guerriglia di lunga durata. Fidel manda qualcuno per dare istruzioni a Celia Sanchez e per chiedere a Frank Paìs di convincere qualche giornalista a seguirli sulla sierra per dimostrare di essere vivo. Chiede di organizzare il sostegno della pianura (llano) ai combattenti della sierra. La solidarietà llano-sierra si rivelerà poi fondamentale per l’esito della rivoluzione.

La Plata e Arroyo dell’Infierno

Dopo le festività natalizie Castro decide di dirigersi verso la costa dove alla foce del fiume La Plata si trova una piccola guarnigione militare facile da attaccare. Due guardie sono di sentinella, le pallottole a disposizione dei ribelli sono poche e bisogna cogliere i soldati di sorpresa. La notte del 17 gennaio Castro spara la prima raffica di mitragliatrice: è il segnale. Dopo alcuni tentativi i ribelli riescono a dar fuoco alla guarnigione e a vincere quella piccola battaglia conquistando armi e munizioni. Tra i soldati i morti sono tre e cinque i feriti ai quali, per volere di Castro, viene affidata la cura del dottor Guevara. Il trattamento onesto che Castro riserva ai nemici e ai contadini delle zone comporta l’arruolamento di questi tra i suoi uomini. La vittoria non è per niente importante o decisiva ai fini della rivoluzione ma ha il merito di infondere buon umore e speranza nei ribelli che si vendicano dell’attacco subito ad Alegrìa de Pìo. Castro, consapevole che l’esercito di Batista sarà presto sulle sue tracce, decide di tendere un’imboscata ai suoi nemici e stabilisce l’accampamento presso l’Arroyo dell’Infierno. Alle cinque di mattina del 22 gennaio gli uomini di Castro avvertono una detonazione che mette tutti in allarme.
A mezzogiorno compaiono alcuni soldati e inizia una feroce battaglia di tre quarti d’ora che si conclude con il bilancio di 5 caduti tra le forze nemiche mentre i ribelli non contano neppure un ferito tra di loro. Il morale aumenta tra i guerriglieri che trovano le forze di continuare la marcia verso i monti più inaccessibili per sfuggire all’inseguimento degli uomini dell’esercito. Batista, messo in allarme dopo l’attacco di La Plata, dà ordine all’esercito di inviare gruppi più numerosi alla ricerca dei ribelli: la strategia è quella di accerchiare la Sierra Maestra e di bombardare con l’aviazione ciò che sembra sospetto senza preoccuparsi dei tanti contadini che abitano la zona. Uno degli ufficiali più temibili di Batista è il tenente Sanchez Mosquera che diventerà poi colonnello e per due anni cercherà di porre fine alla guerriglia.
Quando i ribelli si trovano sulle colline del Caracas vengono attaccati da aerei e soldati; l’esercito era stato infatti informato riguardo la loro posizione da Eutimio Guerra, un contadino unitosi alla guerriglia. Nell’attacco nessuno viene ferito, ma il gruppo, come avvenuto ad Alegrìa de Pìo, si disperde e impiegherà qualche giorno ad unirsi nuovamente. A dieci giorni dall’attacco aereo Eutimio Guerra suggerisce a Fidel di collocare l’accampamento in fondo a un vallone ma poco dopo arriva un contadino ad avvisare che centoquaranta soldati si stanno dirigendo verso di loro. Fidel decide di rifugiarsi in cima a un’altura da dove osservano il luogo del loro accampamento che viene attaccato. In seguito a quell’episodio comprendono la responsabilità di Eutimio Guerra.

L’Uvero

Sulla sierra il senso della lotta emerge dalla filosofia di Castro: la necessità di lottare contro l’oppressione di Batista e delle sue forze armate e il diritto dei contadini a disporre della terra che lavorano e del frutto di tale lavoro. Sono questi gli obiettivi politici dell’M-26 che al suo interno è però diviso da dissensi tra llano e campagna. Il llano, che nelle città lotta contro la polizia di Batista, non intende accettare la necessità di accordare priorità alla lotta dei guerriglieri sulla sierra. Il 16 e 17 febbraio 1957 su precisa volontà di Castro infatti viene sancito il primato assoluto della montagna sulla pianura. La guerriglia continua tra attacchi a reparti isolati di soldati e lunghe marce per scampare ai gruppi più numerosi dell’esercito di Batista, mentre all’Avana le rivalità sorte per assumere il comando del movimento rivoluzionario inducono i nuovi leader studenteschi a muovere un attacco al palazzo presidenziale conclusosi con il tragico esito di 35 morti. Per i giovani Fidel è ormai il simbolo della resistenza. Sulla sierra arrivano i rinforzi promessi da Paìs e Batista è consapevole che ogni giorno che passa senza avere sconfitto la guerriglia i ribelli estendono il proprio dominio sui settori della sierra dove i soldati rifiutano di addentrarsi. Nel maggio-giugno 1957 Fidel, grazie ai rinforzi inviati dalle città, può contare su un numero di uomini quasi equivalente a quello sbarcato dal Granma. La truppa viene riorganizzata e Raùl, Almeida e Cienfuegos ricevono il comando mentre Guevara rimane accanto a Fidel in qualità di medico dello stato maggiore. Guevara, ansioso di passare all’azione, suggerisce di tendere imboscate a camion militari mentre Castro preferisce organizzare un’azione spettacolare. Ai piedi della Sierra Maestra si trova la guarnigione dell’Uvero difesa da sessanta uomini muniti di mitragliatrici e protetti da cataste di legna della vicina segheria. Il 28 maggio i ribelli attaccano la guarnigione in una sanguinosa battaglia che dura quasi tre ore: il bilancio è di otto morti e sei feriti tra i quali Almeida, tra i soldati i caduti sono più del doppio e decidono di arrendersi. Dopo questa battaglia i generali di Batista ritengono opportuno evacuare le zone costiere lasciando campo libero ai ribelli.

Comandante Che Guevara

A Santiago, Frank Paìs propone la condivisione del potere tra città e montagna ma la richiesta di Castro è categorica: “tutti i fucili, tutte le pallottole e tutte le risorse per la sierra!” Intanto Fidel si incontra con due personalità venute da L’Avana: Raùl Chibas e Felipe Pazos. L’intento dell’incontro è quello di contrastare la piccola frattura creatasi all’interno del Movimento a causa del “centralismo” dello stesso Fidel e viene firmato un “manifesto della sierra” che prevede un “fronte popolare” unitario contro la dittatura, libere elezioni, avvio di una riforma agraria. L’esercito conta adesso circa duecento uomini, un numero elevato per poter conservare l’agilità necessaria. Castro riorganizza la truppa e affida a Guevara il grado di capitano e il comando di una colonna di sessantacinque uomini: la colonna 4. Il 21 luglio gli ufficiali che sanno scrivere sono chiamati a firmare una lettera di solidarietà a Frank Paìs il cui fratello è stato assassinato, Fidel, mentre Guevara si appresta a scrivere, gli ordina: “Metti comandante!” E’ in questo modo che il medico Guevara diventa il comandante Che Guevara; è il primo a ricevere il grado più alto nell’esercito ribelle. Il simbolo di quella nomina, una piccola stella, gli viene invece consegnato da Celia Sanchez. Fidel affida al Guevara comandante la parte orientale della sierra (200 chilometri quadrati) e gli dà carta bianca a patto che sia prudente.
Il 31 luglio a Bueycito viene conquistata una caserma difesa da dodici guardie. Un mese più tardi, a El Hombrito, Guevara organizza un’imboscata contro una colonna di centoquaranta soldati agli ordini del comandante Merob Sosa con il risultato di fermarne l’avanzata. La strategia di Castro e Guevara è quella di impadronirsi del posto militare quando si arriva in un villaggio e nel caso in cui non ci siano guarnigioni o caserme tendere un’imboscata all’esercito. A Pino del Agua Guevara tende un agguato a cinque camion pieni di guardie tre dei quali vengono bruciati; i morti sono quattro e quanto ai feriti avviene un episodio significativo: mentre sta rimproverando uno dei suoi uomini per aver finito con un colpo di fucile uno dei feriti, cosa che ritiene vandalica, un altro soldato ferito grida: “Non uccidetemi. Il Che dice che non si uccidono i prigionieri.” Per cacciare l’esercito dalla sierra Guevara ha bisogno di combattenti esperti e uno di questi si unisce alla sua colonna. E’ Camilo Cienfuegos che prende la testa dell’avanguardia della colonna 4 agli ordini del Che in seguito all’esclusione del capitano Lalo Sardiñas. Dal settembre 1957 l’esercito non osa più avventurarsi troppo nelle zone che non riesce a controllare e la guerriglia non è ancora abbastanza forte per fare incursioni al di là del rilievo. Il Che decide di insediare un accampamento stabile in un passaggio della montagna, la valle di El Hombrito, scavata tra le colline. Sulla cima più alta pianta una grande bandiera rossa e nera dell’M-26 accompagnata da uno striscione che recita “Buon 1958” rivolto alle truppe di Batista. Stabilendo un accampamento fisso Guevara si priva della leggerezza e della capacità di scomparire in pochi istanti in caso di pericolo per prendere il nemico alle spalle, carta vincente della guerriglia.
Il Che è convinto che gli uomini di Batista non si spingeranno fin lì ma non tiene conto della tenacia di Sanchez Mosquera determinato a togliere di mezzo i ribelli e soprattutto Guevara. Alla fine di ottobre viene portato a termine l’insediamento installato di una serie di infrastrutture: una diga che produca energia elettrica, un’armeria, una pelletteria e perché no? Anche un’editoria. La zona si ricopre di rifugi antiaerei e vengono predisposte imboscate. La colonna di Mosquera tuttavia penetra guidata da una quarantina di contadini da sacrificare nel caso in cui il terreno fosse minato. Guevara fa evacuare l’accampamento e i suoi uomini iniziano a difendersi in una lunga battaglia nei pressi della località chiamata Mar Verde. E’ il 29 novembre 1957. La lotta dura dall’alba al tramonto e il luogotenente Ciro Redondo viene ucciso. A El Hombrito gli uomini di Mosquera hanno devastato e incendiato tutto, ma dopo la resistenza di Mar Verde si ritirano. Il nuovo quartier generale viene allestito a La Mesa. Il 1957 non è solo l’anno in cui Guevara viene insignito del grado di comandante, è anche l’anno in cui la città di Santiago si solleva in seguito all’uccisione di Frank Paìs trascinando una parte dell’isola nella ribellione. E’ l’anno dei focolai di resistenza armata accesi dal Direttorio rivoluzionario studentesco sulla Sierra dell’Escambray. E’ l’anno in cui la base navale del porto di Cienfuegos si ammutina e gli insorti si fanno massacrare. Il governo Batista dunque sta perdendo favori, lo dimostra anche il fatto che l’ambasciatore americano,Earl Smith, prende le distanze da Batista e all’indomani dall’assassinio di Frank Paìs, nel mese di luglio, si reca a Santiago e protesta contro l’eccessiva violenza da parte della polizia che reprime una manifestazione di duecento donne vestite di nero che marciano all’urlo di “Libertad! Libertad!”

No pasaràn!

Nel marzo 1958 Castro apre un secondo fronte sulla Sierra Cristal affidandone il comando al fratello Raùl alla testa di una colonna di sessantacinque uomini. Juan Almeida ha la responsabilità del terzo fronte, a nord-ovest di Santiago mentre Camilo Cienfuegos comincia ad avanzare verso Bayamo, in pianura. Contemporaneamente in tutto il Paese si moltiplicano le azioni contro Batista. Dopo il tentativo di uno sciopero generale finito nel peggiore dei modi, il 3 maggio 1958 Castro convoca tutto lo stato maggiore dell’M-26 sulla sierra. In questa riunione si stabilisce il primato assoluto all’azione militare diretta, il rafforzamento dell’autorità di Fidel che diventa segretario generale del movimento e comandante in capo di tutte le forze armate, anche di quelle fino ad allora controllate dal llano. Il 29 maggio un aereo pilotato da Diaz Lanz atterra su un campo coltivato appena spianato tra due colline; il suo carico consiste in trenta carabine, pallottole e inneschi elettrici per le bombe. Lo stesso pilota, qualche giorno prima, aveva già portato armi e munizioni dal Costa Rica. Batista è convinto che i ribelli siano indeboliti e demoralizzati dal fallimento dello sciopero e ritiene opportuno organizzare un’offensiva denominata “FF” (Fin de Fidel). Schiera diecimila uomini divisi in quattordici battaglioni appoggiati da artiglieria,aviazione e dalla marina. La strategia è quella di assediare la sierra e stringere il cerchio fino alla resa degli insorti. I ribelli invece sono solo duecentoottanta e male equipaggiati ma a differenza degli uomini di Batista hanno fede, leggerezza e padronanza del terreno accidentato della sierra. Il 25 maggio comincia l’offensiva delle forze governative e Fidel ha da poco stabilito il suo quartier generalea La Plata, ai bordi di un vallone inaccessibile. Grazie alle pressioni di parlamentari democratici Washington pone l’embargo sull’invio di armi all’esercito di Batista ma la base di Guantanamo offre appoggio logistico alle forze aeree di Batista che lì si riforniscono di carburante e razzi.
La campagna di Batista per accerchiare la sierra dura due mesi e mezzo nel corso dei quali più volte il generale Cantillo, capo delle operazioni, si convince di avere la vittoria in pugno ma non riesce mai a sferrare l’attacco decisivo. In un primo momento Castro cede terreno costringendo le guardie a inoltrarsi nella montagna per colpirle. Attorno a La Plata vengono riunite tutte le piccole colonne per sorvegliare i sentieri d’accesso; vi sono la colonna del Che, di Cienfuegos e quella di Almeida. Solo la colonna di Raùl è rimasta sulla Sierra Cristal per deviare a est una parte dell’esercito di Batista. Il combattimento accanito di una quarantina di guerriglieri riesce a mettere in difficoltà truppe sei o sette volte più numerose. Alla fine di giugno,sulla Sierra Cristal, Raùl Castro si trova in una situazione difficile al punto che procede con una manovra che preoccupa l’opinione pubblica internazionale. Bombardato senza tregua dall’aviazione Raùl ha preso l’iniziativa si sequestrare quarantanove cittadini statunitensi, ingegneri occupati a costruire una fabbrica per il trattamento del nickel e alcuni marines di ritorno a Guantanamo. Raùl, in possesso di alcune foto, dimostra che nonostante l’embargo, gli aerei di Batista si riforniscono di carburante e bombe alla base navale di Guantanamo. Gli Stati Uniti chiedono a Batista di far cessare i bombardamenti fino alla completa liberazione degli ostaggi, Batista acconsente e Raùl si prende il tempo necessario per ricevere munizioni. Chi fatica più del dovuto è il generale Cantillo che, nonostante l’enorme spiegamento di forze, non riesce a sconfiggere i guerriglieri, fatto che contribuisce ad abbassare il morale delle sue truppe. Anche il battaglione di Mosquera è stato distrutto e lo stesso Mosquera ferito; il 6 agosto l’operazione “FF” si conclude con un comunicato che dissimula malamente il fallimento. Il bilancio della vittoria di Castro è di cinquecento armi catturate al nemico, tra cui due blindati, e quattrocentocinquanta prigionieri.

L’ “INVASIONE”

Castro adesso non esita a lanciare la controffensiva e ad avviare l’ “invasione”. Le adesioni alla guerriglia si moltiplicano e gli uomini a disposizione ora sono un migliaio. Il piano è quello di attaccare alle due estremità dell’isola e al centro. Il 21 agosto si chiariscono i compiti dei comandanti: riserva a sé stesso, a Raùl e ad Almeida il compito di controllare la provincia di Oriente e di Santiago; Cienfuegos deve arrivare fino alla provincia di Pinar del Rìo, all’estremo ovest, mentre Guevara è incaricato di attaccare la regione centrale di Las Villas dove, nella Sierra dell’Escambray, si trovano già diversi focolai di resistenza. Il Che deve percorrere seicento chilometri di pianura in territorio nemico; non sarà più protetto dalla montagna. La guerra di guerriglia era diventata guerra di posizione e movimento. La colonna di Camilo, formata da 82 uomini, è la numero 2; quella del Che la 8, di 145 uomini, ha preso il nome di Ciro Redondo. L’obiettivo della controffensiva è quello di far cadere la dittatura e di impedire le elezioni-farsa di novembre alle quali è candidato un uomo fidato di Batista.
L’avanguardia cade in un’imboscata dopo otto giorni e un uragano rende l’impresa ancora più complicata. L’avanzata delle colonne di Cienfuegos e di Guevara è continuamente sotto il fuoco nemico, ma dopo numerosi scontri in cui le perdite sono minime, scorgono il profilo della Sierra dell’Escambray. Qui sono molti i gruppi anti-regime costituitosi: il Direttorio rivoluzionario con all’interno una frazione di destra guidata da uno spagnolo anticomunista, Eloy Gutierrez Menoyo, ostile a Castro; un piccolo gruppo comunista del Partido Socialista Popular diretto da Felix Torres che aiuta le colonne ribelli e infine è presente un distaccamento di combattenti dell’M-26 il cui capo, Victor Bordòn, si è attribuito il grado di comandante e una volta unitosi alla colonna ocho viene insignito di quello di capitano da Guevara. Sull’Escambray Guevara è bravo a riunire tutte le forze di resistenza, comunisti compresi, in una sorta di patto che gli permette di programmare le operazioni e gli assicura il pieno appoggio dell’M-26 locale, un tempo diffidente. Guevara raggiunge la provincia di Las Villas una settimana dopo Cienfuegos che riceve l’ordine da Fidel di rinviare la marcia su Pinar del Rìo e di mettersi agli ordini del Che per aiutarlo a conquistare la regione centrale. Camilo obbedisce. I due comandanti riescono a sabotare le pseudo elezioni, a paralizzare la circolazione, far saltare ponti, impedire l’invio di rinforzi militari verso Oriente dove i ribelli di Castro ed Almeida assediano Santiago. Dopo quasi due mesi di marce, battaglie e di avanzate su terreni ostili, il Che sistema il suo esercito al riparo dell’Escambray e come sulla Sierra Maestra organizza un accampamento che dovrà fungere da base per una lunga guerra là dove l’esercito di Batista non li impensierisce molto. Sul piano politico Guevara, appena arrivato a Las Villas, stabilisce che le terre vengano assegnate ai contadini che le lavorano; seguirà una seconda legge che prevede la distribuzione delle terre statali e dei servi della dittatura. Il Che raccomanda ai contadini di non pagare più l’affitto ai grandi proprietari. Sul piano militare a metà dicembre viene preparata l’offensiva che ha tutte le caratteristiche di una guerra lampo. Il 18 dicembre, gli uomini della ocho, appoggiati dall’M-26 locale e dal Direttorio, conquistano la cittadina di Fomento, di diecimila abitanti, e la caserma fortificata al suo interno. La strategia è quella di fare il vuoto intorno a Santa Clara per impedire l’arrivo di rinforzi nemici. Il 21 dicembre cadono altre due caserme sotto l’attacco ribelle a Cabaigàn e Guayos. Due giorni dopo stesso scenario a Sancti Spìritus, città di quindicimila abitanti.
Una squadra di 20 ribelli provoca l’insurrezione della popolazione. Per far capitolare i quattrocento soldati della guarnigione sono sufficienti qualche raffica di mitragliatrice e un ultimatum. Alcuni aerei che avevano ricevuto l’ordine di attaccare la città sganciano le bombe in alto mare. Il 23 dicembre a cadere in mano ribelle è Placetas, città di trentamila abitanti. Il Che è in prima linea insieme ai ribelli che attaccano la caserma, non appena questa viene espugnata Guevara corre in aiuto di Cienfuegos impegnato nell’assedio di una caserma nei pressi di Yaguajay che oppone dura resistenza. A Natale è il turno della cittadina di Remedios e il giorno seguente di Caibarièn. Il 27 dicembre 1958, dopo dieci giorni di combattimenti, il Che e i suoi hanno “liberato” un territorio di ottomila chilometri quadrati che conta mezzo milione di abitanti. I prigionieri totali sono ottocento e seicento le armi sequestrate. Alle tecniche già applicate nelle zone rurali sulla Sierra Guevara ha aggiunto stratagemmi imparati nel corso dei combattimenti urbani, quali insegnare alla popolazione l’arte delle molotov, utili per coprire la retroguardia; passare all’interno delle case per prendere il nemico alle spalle; dividere la colonna in piccoli commando e procedere attraverso i tetti.

Santa Clara

L’ultimo ostacolo prima di L’Avana è Santa Clara, capoluogo della provincia, con i suoi centocinquantamila abitanti e le sue dodici caserme presidiate da tremiladuecento soldati che possono contare su tank e su un rinforzo di quattrocento uomini pronti ad arrivare con un treno blindato. Gli uomini a disposizione del Che sono invece trecentosessantaquattro. Le grandi vie di accesso sono sbarrate dai tank, ma Guevara scopre un piccolo sentiero che conduce alla città ed è da lì che entreranno. Il 28 dicembre comincia la prima delle cinque giornate che porteranno alla caduta della città. I ribelli entrano a Santa Clara e danno il via agli scontri mentre l’aviazione inizia i bombardamenti. Dall’emittente radio Guevara chiede alla popolazione di costruire barricate per ostacolare i tank e una volta sera utilizza un bulldozer per rimuovere venti metri di rotaie e isolare il treno blindato. Il 29 dicembre, mentre i combattenti del Direttorio assaltano Trinidad e Cienfuegos è ancora impegnato contro la sua caserma, Santa Clara diventa il terreno di una vasta battaglia. Dopo che i ribelli conquistano la stazione il telefono al suo interno comincia a suonare, il tenente Del Rìo risponde e comunica all’ufficiale di Batista, all’altro capo del telefono, che l’edificio ha cambiato proprietario. Questi lo “invita” ad andare a prendere anche la caserma che cade di lì a poco. Guevara controlla ormai tutti i fronti della battaglia spostandosi su una jeep rossa. Nel pomeriggio l’azione si concentra nella zona del treno blindato di diciassette vagoni. Due reparti ribelli partono all’attacco e mettono in fuga le guardie. La stazione è inservibile e il treno si dirige verso le rotaie divelte con il risultato di deragliare. Il Che accorre e intima al comandante di arrendersi. Il bottino dei ribelli consiste in bazooka, mortai e mitragliatrici e Guevara si appresta a inviare un bazooka a Cienfuegos.
A Santa Clara automobili dotate di altoparlanti diffondono la notizia dell’attacco al treno che infonde speranza nei civili e smarrimento nei militari. Negli ultimi due giorni del 1958 la maggior parte delle piazze militari cade; Trinidad si è arresa e nella provincia di Oriente proseguono i negoziati tra Fidel e la caserma di Santiago. Nel pomeriggio del 31 dicembre si arrende anche la caserma di Yaguajay e Cienfuegos si affretta a raggiungere Guevara. Il 1 gennaio la fortezza di Santa Clara continua a resistere anche se il suo comandante è fuggito in abiti civili. La radio trasmette la notizia che anche Batista è fuggito in aereo a Santo Domingo. Il generale Cantillo annuncia la creazione di una giunta civile-militare e a questa iniziativa Fidel risponde con uno sciopero generale. A mezzogiorno e mezzo la città di Santa Clara cade definitivamente in mano ai ribelli. La popolazione, in mezzo alle strade, fraternizza con i barbuto e acclama Che Guevara. Fidel annuncia alla radio che anche l’ultimo bastione militare, Santiago, si è arreso. All’alba del 2 gennaio le colonne di Guevara e Cienfuegos si avviano verso L’Avana; sotto precisi ordini di Fidel la marcia in città viene effettuata esclusivamente dagli uomini dell’M-26 e la colonna di Cienfuegos deve essere la prima ad entrare. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che Guevara rimaneva pur sempre un argentino e Fidel preferiva che fosse un cubano il primo ad entrare a L’Avana per l’importanza dell’atto simbolico. La sera del 2 gennaio Cienfuegos entra nella fortezza di Columbia mentre qualche ora più tardi Guevara si piazza nella fortezza delle Cabaña. La rivoluzione può dirsi ormai conclusa.

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