La Rivoluzione russa e lo Stalinismo

Nel XIX secolo la Russia era dominata dall’assolutismo zarista ed era un paese prevalentemente agricolo. A partire dal 1870, tuttavia, cominciarono a svilupparsi importanti industrie nelle maggiori città. Qui si diffusero le idee marxiste e si costituì un partito socialdemocratico molto forte. Il sistema zarista resisteva ad ogni tentativo di cambiamento e di riforme. Nicola II concesse il Parlamento dolo dopo la rivoluzione del 1905. la catastrofe dell’esercito russo nella prima guerra mondiale portò alla rivoluzione del febbraio 1907. La Russia divenne una repubblica e si formò un governo provvisorio. Ma anche il nuovo governo si dimostrò debole e incapace di dare al paese ciò che desiderava: pace e lavoro. Ne approfittarono i bolscevichi guidati da Lenin. Essi ritenevano giunto il momento della rivoluzione socialista. Nell’ottobre del 1917 così presero il potere, dando inizio alla repubblica dei Soviet. Le prime elezioni, tuttavia, segnarono una sconfitta dei bolscevichi. Lenin allora fece sciogliere l’Assemblea Costituente e impose la dittatura. I bolscevichi governarono da soli il paese: conclusero la guerra con la pace di Brest Litvsk e presero misure eccezionali in campo economico e politico. Tra il 1918 e il 1920 il paese fu sconvolto da una guerra civile, sostenuta dalle potenze straniere. I bolscevichi uscirono vincitori, ma si trovarono di front ad una situazione economica e sociale gravissima. Lenin avviò perciò una nuova politica economica, la NEP che introdusse parzialmente il libero mercato e la proprietà privata. Alla morte di Lenin(1924) si scatenò la lotta alla successione. Si fronteggiavano Stalin, che sosteneva la tesi della costruzione del socialismo in un solo paese, e Trokij. Quest’ultimo intendeva portare il socialismo anche fuori dall’Unione Sovietica e realizzare una rivoluzione permanente. Alla fine fu Stalin ad avere la meglio. Egli istaurò un regime personale. Fece eliminare tutti gli avversari attraverso sanguinose epurazioni. Stalin impose grandi sacrifici alla popolazione per favorire il processo di industrializzazione. Alla fine degli anni trenta l’Unione Sovietica divenne così una grande potenza economica e militare. Ma con Stalin la Russia divenne anche un paese privo di qualsiasi libertà. Il partito infatti controllava tutti gli aspetti della società e della vita dei cittadini. Fu vietata ogni opposizione e fu imposto il culto della personalità di Stalin.

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