Ominide 50 punti

Dopo la morte di Napoleone avverrà la restaurazione, il ritorno agli antichi regimi politici. Le vecchie casate rimaste rivalutano il diritto a riprendersi il potere come sovrani. Le leggi messe da napoleone vengono abolite. Il ritorno di queste casate però non era possibile, la mentalità dopo l’illuminismo e la rivoluzione francese era cambiata(Stato liberale, libertà, legalità, fraternità). La restaurazione è destinata a fallire. Porterà al rinascimento, con varie guerre. Con il congresso di Vienna, e il principio di legittimità i vecchi sovrani riprendono le loro monarchie. Al congresso parteciperà la Francia. Luigi 18 salirà al trono di Francia facendola tornare ai vecchi principi politici. Con il principio di equilibrio le varie potenze devono restare sullo stesso livello, e non prevalere l’una sull’altra. Verrà attuata la santa alleanza che fa in modo che gli stati, in caso di necessità, devono aiutarsi a vicenda. Formando così un alleanza strategica, dando inizio alle formazioni dei servizi segreti, con infiltrazioni nei movimenti di protesta che si vengono a creare. Tant’è che le organizzazioni segrete successive saranno le carbonerie, dove non ci si conosceva neanche.

Le associazioni segrete si riunivano nelle carbonerie, utilizzavano simbologie conosciute solo da loro. I membri erano intellettuali borghesi , e parte dell’aristocrazia (universitari), ne potevano fare parte solo questi perché iniziative come queste costavano, e loro potevano permetterselo, il popolo era tenuto all’oscuro, si muoveva solo per fame e per denaro, anche se le proteste riguardavano anche loro. A Napoli il popolo non voleva mettersi contro ai Borboni, perché comunque gli venivano offerte grandi agevolazioni, questo limitava le rivoluzioni, che erano già limitate dal fatto che all’interno delle carbonerie non si capivano, e il fatto che fossero segrete non facilitava l’espansione. Il risorgimento fu un periodo molto lungo, molti persero la vita perché una volta che venivano scoperte le carbonerie i membri venivano arrestati e uccisi.
Nel regno delle due Sicilie si diffuse la carboneria soprattutto a Nola, e per evitare problemi con l’Austria,gli obiettivi finali erano conosciuti solo dai dirigenti, c’era una sorta di gerarchia, vi entravano borghesi, sacerdoti, artigiani e anche militari, i mercanti erano pochi ma a Napoli questi aumentavano. I membri della carboneria di Nola, guidati da Morelli e da Salviati organizzarono una rivolta che andò a buon fine: Ferdinando 1 accolse la richiesta della costituzione e indisse le elezioni. La borghesia aspirava al potere per motivi economici(evitare che le tasse gravassero su proprietari terrieri) e politici( per avere libertà di stampa e di opinione). Nel regno delle due Sicilie insorsero ugualmente, e visti i successi della carboneria iniziò ad agire alla luce del sole, propagando l’idea di liberta, chiedendo di avere la libertà di stampa e di culto, ottenendo il permesso di esercitare un'altra religione in privato. Anche alcuni sacerdoti presero parte ai movimenti liberalisti, ma la cosa non era ben vista dalle gerarchie ecclesiastiche che li ritenevano pericolosi. Ferdinando 1 fu convocato a Lubiana dai membri della santa alleanza, lui promise di mantenere la costituzione, ma una volta tornato affermò che questa gli era stata tolta, l’Austria mando delle truppe a Napoli, stroncando così il tentativo di avere una costituzione liberalistica.
In Piemonte la rivoluzione fu appoggiata dai nobili, dai borghesie dai militari, erano guidati da Santorre, speravano nell’aiuto dell’esercito nel lombardo veneto per cogliere alla sprovvista gli austriaci che entravano a Napoli. La questione dell’indipendenza fu messa anche sull’Italia settentrionale, questa richiedeva l’approvazione di uno dei Savoia, il più vicino era Carlo Alberto che accetto di incontrare Santorre, inizialmente sembrò favorevole alla costituzione, ma poi rifiutò. La rivoluzione scoppiò comunque, Vittorio Emanuele abdicò e salì al trono Carlo Alberto, che inizialmente approvò una costituzione come quella spagnola, ma poi attuò un offensiva contro i rivoluzionari che cedettero.
In Lombardia non ci fu una rivoluzione, perché coloro che sarebbero potuti essere i promotori furono arrestati, Pellico fu arrestato per essere accusato di essere un membro della carboneria, fu condannato a morte, ma poi a soli 15 anni che non scontò totalmente, l’altro, Confalonieri fu accusato di essere a conoscenza di un movimenti antiaustriaco e fu condannato prima a morte, poi all’ergastolo ma non scontò totalmente la sua pena.
Le sconfitte del1820-1821 posero una momentanea rinuncia alla rivoluzione. In Piemonte Carlo Alberto non sembrò mostrare nessuna apertura verso le idee liberalistiche, e il ministro degli esteri che aveva tendenze filo austriache non voleva dare un istruzione, che non si basasse sulla religione, alle classi popolari. Carlo Alberto decreto diverse leggi ispirate alla legislazione napoleonica: elimino il feudalismo dalla Sardegna, che era l’unica regione italiana ad averlo, e in cambio delle rendite andate perse diede dei contributi; creò una riforma a favore del commercio. Solaro della margherita voleva che il potere rimanesse nelle mani dei nobili, ma la cosa stava diventando sempre più difficile, dato che la borghesia stava diventando più forte dal punto di vista economico e sociale, creando delle associazioni che gravavano anche sulla politica, come l’associazione agricola, tra i cui fondatori avremo Cavour, che aveva viaggiato molto per l’Inghilterra stando a contatto con le borghesie inglesi.
Cavour sosteneva che c’era bisogno di un governo a sostegno dell’economia, dato che via via stavano avvenendo cambiamenti nell’agricoltura e nell’industria, si stavano inserendo nuovi macchinari, e i contadini stavano diventando operai, solaro della margherita diede le dimissioni, e Cavour prese parte alla fondazione della rivista ‘il risorgimento’.
Nel regno delle 2 Sicilie fu attuata una politica di repressione da parte di Capece, aiutato dai calderari (in contrapposizione ai carbonari), i membri della carboneria e i liberali furono arrestati, costretti a scappare o condannati. Dopo Ferdinando 1 salì al trono francesco1 che sembrava avere idee più aperte rispetto a quelle del padre, ma non mantenne le promesse, poiché il suo trono non durò a lungo, salì quindi al trono Ferdinando 2, che attuò una politica di tolleranza, alla sua morte salì al trono Leopoldo 2 che seguì le orme del padre, e accolse coloro che erano stati costretti a scappare dal regno delle 2 Sicilie, inoltre attuò dei tentativi per la liberalizzazione del commercio.
Nello stato pontificio, il regno più arretrato d’italia sal al trono Pio 9 che aveva idee liberali, egli infatti revoco la condanna ad alcuni condannati politici, approvò la libertà di stampa, e permise ai laici di far parte del governo.
Negli anni 30-40 troveremo Mazzini, Mazzini aveva svolto attività politica presso la carboneria, e anche una attività giornalistica che non fu ben vista e per tanto fu arrestato, egli fondò la giovine Italia, una setta che poneva la questione nazionale, che puntava sulla propaganda non solo sulla borghesia ma anche tra gli strati popolari. Egli però non guardava solo all’Italia, ma bensì, a tutta l’Europa, e fondò la giovane Europa, che spingeva le nazioni oppresse a porsi contro i propri re. Quest’ultima non ebbe lunga durata, mentre la prima durò un po’ di più. Il suo obbiettiva era ottenere l’indipendenza e l’unità, una repubblica basata sulla democrazia, lui non promuoveva le insurrezioni,tutti i tentativi dei mazziniani non andavano a buon fine. Tentò di diffondere l’associazionismo tra gli operai, che aveva conosciuto durante gli anni di esilio in Inghilterra. Lui sosteneva che le rivoluzioni dovessero scoppiare solo dove c’era una forte oppressione, come quella esercitata dagli Austriaci, lui infatti voleva creare un gruppo di rivoluzionari, ma passare dalle parole ai fatti non era semplice, quindi due suoi seguaci veneziani decisero di creare un gruppo di rivoluzionari senza il suo consenso, e una volta sbarcati in Calabria furono scoperti e fucilati.
Un seguace di Mazzini fu Gioberti, un torinese, sacerdote con tendenze neoguelfe, questo fu anche messo in esilio per le sue idee mazziniane, lui sosteneva che se si voleva raggiungere indipendenza e unità si aveva bisogno dell’aiuto del clero, poiché secondo lui l’Italia non era niente senza Roma, la cosa era ben vista anche dalle gerarchie ecclesiastiche, che erano la parte che stava più a contatti con gli strati popolari e le campagne, così facendo non avrebbero avuto bisogno di ricorrere alle armi. I moderati però erano più vicini alle idee di Balbo, che sosteneva il punto di vista dei liberali monarchici e conservatori.
Contrapposto a Mazzini avremo Cattaneo, il fondatore della rivista ‘il politecnico’ che sosteneva il progresso politico ed economico, chiese inoltre all’Austria di rifondare l’impero, dando delle autonomie ai membri, capendo che l’Austria non avrebbe accettato auspicò la formazione e si fece portavoce di quei lombardi che non volevano che la Lombardia fosse solo un appendice del Piemonte, che ritenevano incapace di governare e arretrato, voleva che il popolo prendesse parte alla rivoluzione per ottenere una federazione come quella inglese e quella degli stati uniti.
1848 la prima insurrezione avvenne nel regno delle 2 Sicilie, dove pochi giorni prima Manin e Tommaso chiesero il rispetto della nazionalità all’Austria che li fece imprigionare, all’inizio di febbraio Ferdinando 2 promulgò la costituzione e fu imitato da Leopoldo 2 a Firenze e da Carlo Alberto a Torino(statuto Albertino). Non vi erano avvenuti forti scontri poiché questi non chiedevano l’indipendenza ma solo libertà economica e politica. Nel lombardo veneto si passo subito alle armi, perché non era possibile ottenere libertà economica e politica senza ottenere anche l’indipendenza. I veneziani insorsero, cacciando gli austriaci e liberando Tommaseo e Manin, proclamarono quindi il ritorno alla repubblica di san marco( che era già esistica 50 anni prima, ma era stata bloccata dal trattato di campofornio) questo voleva significare un ritorno al passato, al contrario dei milanesi che guardavano al futuro.
I milanesi continuavano a essere divisi in 2 parti: i moderati(guidati da Casati, volevano l’intervento di Carlo Alberto) e i democratici( volevano la repubblica, divisi a loro volta in repubblicani unitari e repubblicani federalisti) guidati da Cattaneo)). I moderati, vista la forte partecipazione alla rivolta dei 5 giorni, avevano paura che i democratici potessero affermare la repubblica, quindi chiesero rinforzi dalle truppe piemontesi, che volevano fortemente l’intervento da parte di Carlo Alberto, che decise di muovere guerra agli austriaci, e numerosi sovrani italiani mandarono delle truppe in aiuto. Anche in questo caso nelle città erano a conoscenza della rivolta, mentre nelle campagne si era completamente all’oscuro, il clero invece rimaneva ostile.

La Prima Guerra d'indipendenza

Le truppe piemontesi entrarono in Lombardia, ma nonostante i rinforzi non sembrava promettere bene, quindi pio 9 decise di ritirare le truppe mandate in soccorso e fu imitato da Ferdinando 2, rimasero solo le truppe di leopoldo2 in soccorso. A napoli, venendo a conoscenze del ritiro delle truppe, i liberali insorsero ma furono bloccati dalle truppe di Ferdinando 2. Inizialmente i piemontesi ebbero la meglio a pastrengo e a goito, ma radetzky, che era a capo delle truppe austriache, decise di riorganizzare l’esercito, costringendo le truppe piemontesi a ritirarsi e Carlo Alberto a chiedere l’armistizio . i democratici presero il posto dei moderati, e la loro rivoluzione fece scappare pio9 da Roma( dove si venne a creare una repubblica) e leopolodo2 da Firenze( dove ci fu un governo di montanelli e guerrazzi). Mazzini venendo a conoscenza della situazione a Roma, accorse e creò un triumvirato con Saffi e Armellini, e molti patrioti, tra cui Garibaldi, accorsero per far parte del suo esercito.
Gioberti però non era contento di questo, e voleva far tornare pio9 a Roma e leopoldo2 a Firenze, questa sua idea non fu bene vista e fu costretto a dare le dimissioni. Intanto Carlo Alberto fu spinto a riprendere guerra contro gli austriaci, ma radetzky riorganizzò di nuovo l’esercito e sconfisse i piemontesi, costringendo Carlo Alberto ad abdicare e cedere il trono a Vittorio Emanuele 2. La Francia decise di intervenire su Roma, mentre l’Austria su Firenze, dove i democratici erano guidati da Garibaldi, ed ebbe la meglio.

Registrati via email