Il riformismo giolittiano


Con il governo Giolitti si dà inizio ad una nuova stagione politica che si apre nel 1903 e dura fino al 1914. In questa fase solo occasionalmente le autorità fanno ricorso all'esercito bolla forza pubblica per fermare gli scioperi, in quanto lo Stato è il governo si propongono come arbitrio neutrale nei conflitti sociali. Giolitti inoltre inaugura una politica o viale volta al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle masse e , a tal fine, mette in atto numerosi interventi legislativi (limiti all'impiego delle donne nelle fabbriche, assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni per i lavoratori dell'industria , riforma della scuola primaria, ecc). In ambito economico vengono sostenute direttamente le industrie attraverso commesse dello Stato e si attua una politica di interventi speciali (nel Mezzogiorno) e di nazionalizzazione e municipalizzazione dei servizi che contribuisce all'aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, del potere d'acquisto dei lavoratori.

Il tentativo di affrontare la "questione meridionale" attraverso una legislazione speciale, aiuta lo sviluppo di attività agricole ed industriali ma non risolve il divario economico e sociale fra Nord e Sud del paese. Gaetano Salvemini accusa Giolitti di non aver fatto nulla di serio per estirpare i fenomeni criminali nel Mezzogiorno e di essersi anzi servito di malviventi a fini elettorali.
Il progetto politico di Giolitti mira, inoltre ad includere stabilmente entro la sua maggioranza sia radicali che i socialisti. Con questi ultimi però l'operazione non ha successo, anche perché nel Psi assume una forza progressivamente crescente una corrente con posizioni più estremiste (gli intransigenti).

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