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IL PERIODO DELLA RESTAURAZIONE

Carattere complesso della Restaurazione

La tradizione storiografica ottocentesca era solita insistere sul concetto di restaurazione come puro e semplice ritorno al passato. Studi più recenti hanno messo in evidenza come lo stesso fronte dei restauratori sia tutt'altro che monolitico e come molti di quei pensatori e di quei politici che pure s’impegnano ad annullare le realizzazioni della rivoluzione e della dominazione napoleonica non siano essi stessi indenni dal contagio del periodo storico che intendono combattere. D'altro canto, in ogni stato d'Europa, quale esce dal Congresso di Vienna, rimangono minoranze malcontente, gruppi più o meno numerosi di borghesi ed anche di nobili intellettuali non assorbiti, non inquadrati nella nuova organizzazione. Infine, il sincero consenso con cui le grandi masse, in particolare modo contadine, accolgono la restaurazione è destinato a raffreddarsi rapidamente per tuta una serie di delusioni, contribuendo ben presto al formarsi di una nuova atmosfera d’opposizione.

Gli indirizzi di pensiero

Ogni importante crisi sociale provoca una lotta fra ciò che nasce e ciò che muore anche sul piano del pensiero filosofico. L'epoca compresa fra l'ultimo scorcio del secolo XVIII e la prima metà del secolo XIX appare decisiva anche per la maturazione di concezioni filosofiche radicalmente nuove.

1. L'antilluminismo Vengono imputati principalmente all'illuminismo il soggettivismo, l'intellettualismo e l'antistoricismo. Innalzando l'uomo a "misura di tutte le cose", respingendo il criterio di una verità che dipende da "ciò che è" e facendone alcunché di soggettivo, anzi, d’individuale, l'illuminismo ha spalancato le porte al soggettivismo: ossia al relativismo e allo scetticismo sul piano teorico, all'amoralità, all'anarchia e, conseguentemente, alla tirannide su quel politico.
D' altra parte, esso ha peccato d’intellettualismo, riducendo lo spirito umano alla sola facoltà raziocinativa, perdendo di vista e svalutando l'intuizione fantastica, l'immaginazione, il sentimento, la fede. Ne è risultato un uomo arido, tutto cervello, il cui criterio d'azione viene dedotto con rigorosa consequenzialità matematica da alcune premesse presupposte vere.
Infine l'antistoricismo, l'incapacità di cogliere il vero nei fatti, di intendere la profonda, superiore razionalità immanente nella vita vissuta, la pretesa di piegare li eventi in conformità a uno schema assoluto, extratemporale.

2. Il romanticismo La più importante reazione antilluministica è costituita da quel complesso movimento di idee che viene indicato col nome i romanticismi, oppure, di idealismo. Si tratta di un fenomeno essenzialmente tedesco. L'influenza. dell'idealismo filosofico si fa sentire prevalentemente nell'Europa centrale, mentre nei paesi anglosassoni e latini il romanticismo si afferma essenzialmente come corrente letteraria, senza promuovere la nascita di una filosofia particolare. I principali temi ai quali si ispira il movimento romantico: -sentimento dell'indipendenza nazionale. -rivalutazione della storia. n romanticismo è animato dal desiderio "di raccogliere e serbare quanto di vivo e adoperabile per la vita moderna, o per un buon tratto ancora di questa vita, fosse in istituti e costumanze del vecchio mondo" (Croce). Quindi uno storicismo che può indubbiamente fornire la giustificazione teorica a una vita intesa come incessante progresso. Sennonché il senso della storia può manifestarsi come proiezione verso il futuro, ma anche come culto del passato in quanto tale, e lo storicismo romantico rivela una fondamentale inclinazione conservatrice.
* svalutazione della ragione. "L'anima" dei popoli, la quale rappresenta tutto il patrimonio caratteristico dei singoli paesi, non risultando definibile in termini razionali, se ne trae motivo per accusare la ragione di non riuscire a cogliere il nucleo più profondo della realtà.
* interesse per il medioevo. Le epoche studiate con maggiore simpatia sono quelle che erano state più combattute dall'illuminismo: prima fra tutte l'epoca medioevale, e proprio per gli aspetti mistici e irrazionali della sua cultura, in più netto contrasto con il razionalismo settecentesco.
* nostalgia per la Grecia e disprezzo per Roma. -antirazionalismo. Esso ha due caratteri: uno, apertamente negativo, di ribellione contro il grande strumento della critica illuministica -la ragione -; l'altro, ricco di contenuto positivo, direttamente attinto alle antiche e non mai spente correnti mistiche tedesche. Si tratta dell'anelito verso l'infinito e l'eterno, dell'insofferenza per un sapere chiuso nei ristretti limiti del mondo fenomenico.
* divinizzazione della natura. Anche in questo tema si estrinseca anzitutto un motivo illuministico : la più intransigente polemica contro le scienze naturali. I fenomeni sensibili sono interpretati come simboli del soprasensibile, le forze fisiche come rivelazioni dell'unica forza spirituale che pervade l'intero universo.
3. L 'idealismo Tutti i motivi che siamo fin qui venuti esponendo possono essere così schematizzati :
* Monismo. Cade la classica distinzione fra Dio e mondo, fra pensiero e essere, spirito e materia. n mondo appare come manifestazione di un principio unico.
* Spiritualismo. Tale principio è inteso essenzialmente come spirito o come un'infinita attività spirituale, che non tanto crea il mondo, quanto "si fa" essa stessa dal mondo, mondo come natura e mondo come spirito in senso stretto.
* Storicismo. La concezione storicistica della realtà implica che ogni cosa, ogni idea, ogni azione può essere veramente compresa solo se studiata nel suo processo storico. n principio essenziale del mondo non è l'identità, che, segnando l'arresto di ogni mutamento, cristallizza la realtà tessa nell'immutabilità un’incessante trasformazione delle cose, degli esseri viventi, delle idee, degli istituti, è sorgente di vita. Accettare e realizzare il proprio posto in quell'universo morale che ha la sua piena espressione nello Stato: questa è la più autentica realizzazione dell'individuo.

La concezione idealistica della libertà

Svolgendo la teoria kantiana della libertà come autonomia e respingendo l'accezione empiristico- liberale come pura mancanza di impedimento, gli idealisti definiscono la libertà come il manifestarsi di Dio nel mondo.
Alla libertà così intesa si possono muovere alcune gravi obiezioni :

* In primo luogo, se è vero che l'uomo deve essere libero in quanto è espressione del divino, è vero altresì che egli può pretendere la libertà solo in quanto superi l'egoismo individualistico e, appunto attraverso tale superamento, manifesti il divino che è in lui. E' facile intuire come una simile impostazione del problema spiani la via a quella stortura etico -politica per cui, contrapponendo la libertà "vera"(attuazione dell'universale) alla libertà falsa (il soddisfacimento degli impulsi individuali), si finirà per identificare ironicamente la libertà con I'assoggettamento dell'individuo a quegli istituti (Chiesa, Stato, scuola ecc.) nei quali lo Spirito sarebbe attuato su di un piano di maggiore universalità.
* In secondo luogo, è chiaro come, una volta identificata la libertà col farsi dello Spirito, si possa agevolmente giungere a concepire anche la reazione, la non -libertà, come momento negativo, sì, ma pur sempre necessari nel processo della libertà.
* Infine, la tesi per cui la libertà di trasformazione razionale del mondo, cade di fronte al presupposto che il mondo, in quanto divino, "è" oggettivamente razionale e che perciò il compito della ragione è, se mai, di "scoprire" e di contemplare una razionalità immanente, più che di trasformare il caos in cosmo secondo il motivo caro agli illuministi.

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