Dall'età della restaurazione alla nascita del regno d'Italia

La Restaurazione
L’età della restaurazione è un periodo compreso tra la disfatta di Napoleone e le rivoluzioni del 1830-31
Il Congresso di Vienna
Dal 3 novembre 1814 al 9 giugno 1815 si tenne a Vienna una serie di riunioni in cui si discuteva sull’assetto politico che il continente avrebbe dovuto assumere dopo vent’anni di continui cambiamenti violenti, provocati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. I veri protagonisti del congresso di Vienna erano Inghilterra, Russia, Austria (rappresentata dal principe von Matternich che propose il principio di intervento che si concretizzò con la repressione dei moti rivoluzionari in Italia) e Prussia. Il congresso di vienna aveva come fini quello di ritornare all’assetto territoriale degli stati europei al termine delle guerre napoleoniche a causa delle quali alcuni sovrani erano stati spodestati. Il congresso di Vienna si basava su due principi fondamentali:

 Il principio di legittimità proposto da un delegato francese (Talleyrand). Secondo questo principio dovevano andare sul trono i sovrani legittimi, ovvero coloro che regnavano prima della rivoluzione.
 Il principio di equilibrio secondo cui nessuno stato doveva prevalere sugli altri al fine di creare una situazione politica stabile.
Spesso il principio di equilibrio prevaleva su quello di legittimità per evitare problemi di tipo politico.
Il Congresso di Vienna riuscì a costruire un sistema stabile, infatti in Europa non si verificarono conflitti tra grandi potenze, ma all’interno di questi stati non c’era una convivenza serena in quanto non venivano rispettate le minoranze.
La Santa alleanza
Secondo lo zar e Matternich, ogni innovazione politica che mettesse in discussione il potere assoluto dei sovrani, considerato di origine divina, doveva essere represso sul nascere. Su queste basi, nel settembre del 1815, per iniziativa dello zar, i sovrani di Austria, Prussia e Russia si unirono nella Santa Alleanza, finalizzata a mantenere gli equilibri fissati dal Congresso di Vienna e ad intervenire in reciproco aiuto là dove il potere delle monarchie venga minacciato. Le due potenze che non aderiscono a questo patto sono:
• Inghilterra che ha una monarchia costituzionale, quindi non vuole firmare un patto con potenze che vogliono l’assolutismo.
• Il papa che non vuole firmare un patto con potenze che non sono cattoliche.
I moti del venti e del trenta in Italia
Negli anni venti scoppiarono alcune sommosse finalizzate a cambiare l’assetto politico fissato dall’ordine viennese, costringendo i sovrani dei vari stati a concedere delle Costituzioni, cioè a limitare il proprio potere assoluto. Questi moti fallirono per due ragioni:
 La non partecipazione del popolo, infatti c’erano molte iniziative che avevano come fine quello di liberare l’Italia dagli austriaci, ma chi soffriva di più la dominazione austriaca erano la borghesia e gli intellettuali.
 La presenza delle società segrete, caratterizzate dal fatto che, nel corso delle riunioni, facevano ampio ricorso a simboli e rituali derivati dalla Massoneria, un’organizzazione creata per diffondere il pensiero illuminista. I membri delle società segrete (fra cui la carboneria) provenivano soprattutto dall’ambiente militare e da quello nobiliare; dunque la popolazione delle città e quella delle campagne non facevano parte di queste organizzazioni. Pertanto, quando l’Austria, decisa a schiacciare ogni moto rivoluzionario e a bloccare ogni mutamento politico, intervenne con determinazione, gli insorti si trovarono isolati e incapaci di resistere.
Mentre, durante i moti degli anni trenta, la figura di maggior rilievo era quella di Ciro Menotti che intendeva dare inizio a una rivoluzione che dall’Emilia si estendesse a tutta l’Italia settentrionale così da creare un nuovo stato indipendente dall’Austria. Le idee di Menotti però non si tradussero in pratica, infatti fu arrestato e, appena si sparse la notizia del suo arresto, alcuni stati dell’Italia insorsero, ma la rivolta fu facilmente dominata dall’esercito austriaco.
I moti del trenta in Francia
Dopo l’abdicazione di Napoleone, in Francia aveva assunto il potere Luigi XVIII di Borbone che promulgò una costituzione concessa. Questo voleva dire che il re continuava a esercitare il potere per diritto divino, ma aveva deciso di limitare il proprio potere condividendolo con altri soggetti politici e concedendo questa costituzione che prevedeva la presenta di due camere: la prima composta da aristocratici nominati dal re e la seconda eletta a suffragio censitario.
Successivamente, in Francia divenne re Carlo X che, nel luglio del 1830 emanò quattro ordinanze che sospendevano la libertà di stampa, scioglievano la camera dei deputati e fissavano dei parametri censitari ancora più alti per l’esercizio del diritto di voto. Tale politica provocò la collera dei parigini che insorsero e tennero nelle loro mani la città fin quando Carlo X nn ebbe abdicato. Al suo posto fu incoronato Luigi Filippo d’Orlens che assunse il titolo di re dei francesi, accettando il principio secondo cui il suo potere non discendeva da Dio e cancellò il preambolo della Carta costituzionale che non era più concessa, ma il risultato di un contratto sociale fra il re e il popolo.
Le ideologie politiche in Italia
Dopo il congresso di Vienna in Italia, da una parte si voleva ottenere l’indipendenza, dall’altra l’unificazione nazionale.
I diversi progetti politici sono:
 Secondo i repubblicani (spesso indicati come democratici) (Mazzini, Garibaldi), il Risorgimento deve essere il frutto dell’iniziativa popolare:l’indipendenza e l’unificazione si devono ottenere con un’insurrezione nazionale. L’Italia deve diventare una Repubblica democratica fondata sul principio della sovranità popolare (suffragio universale).
 Secondo i liberali (cavour, gioberti), si deve arrivare gradualmente all’indipendenza e all’unificazione. Essi erano contrari alle insurrezioni e alla violenza, quindi lo straniero deve essere allontanato mediante riforme guidate dal sovrano. Chiedono una Costituzione e un Parlamento eletto a suffragio censitario. L’Italia deve diventare una monarchia costituzionale sul modello inglese.


Il Risorgimento
Il termine risorgimento indica il processo che ha condotto l’Italia all’indipendenza e all’unificazione nazionale. I passaggi di questo processo sono:
 I moti del venti e del trenta
 Il ’48 in Italia

Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia
Giuseppe Mazzini cercò di elaborare un nuovo programma per affrontare i problemi dell’Italia, che dal congresso di Vienna era uscita divisa in molti stati, tutti politicamente legati all’Austria. Mentre la Lombardia e il Veneto erano sotto il controllo austriaco, la maggior parte degli stati della penisola erano governati dai parenti della famiglia Asburgo. Lo Stato della Chiesa, il Regno delle due Sicilie e il Regno di Sardegna erano governati da sovrani assolutistici.
Mazzini aveva come obbiettivo quello di creare un’Italia unita, democratica e repubblicana e a tal fine, nel 1831 fondò un nuovo movimento politico, la Giovine Italia, che si distinse dalle società segrete per la propria meta (l’unità nazionale) e per gli strumenti da utilizzare (il popolo italiano).
Il Quarantotto
Il quarantotto (detto anche “la primavera dei popoli”) è un ciclo storico di rivoluzioni di straordinaria intensità e di ampia diffusione, all’origine del quale vi è la grave crisi economica che ha colpito l’Europa a partire dal 1845.
La nuova ondata rivoluzionaria ha inizio in Francia nel febbraio del ’48 e poi si diffonde in tutta Europa, compresa l’Italia. Gli obbiettivi di queste rivoluzioni sono due:
a) Obbiettivi di ispirazione liberale: si chiedeva una costituzione, il riconoscimento dei diritti civili; inoltre si lottava per impedire il ripristino dei regimi assolutistici.

b) Obbiettivi di ispirazione democratica: si lottava per risolvere il problema del suffragio censitario che si voleva sostituire con quello universale per dare la possibilità all’intera popolazione di partecipare alla gestione del potere dello Stato. Per raggiungere questo obbiettivo c’era una più ampia partecipazione del popolo e non soltanto di gruppi organizzati dalle società segrete.
Queste rivoluzioni si conclusero in modo fallimentare, ma nonostante questo segnarono una frattura fondamentale nella storia.
Il Quarantotto in Francia
Nel ’48 Luigi d’Orleans (re dei francesi) venne travolto da una grave crisi economica in cui il popolo parigino era insorto per protestare contro il suffragio censitario. Il re non fu in grado di gestire questi moti rivoluzionari e fu costretto ad abdicare, cosicchè fu istituito un nuovo regime con una seconda repubblica che prevedeva alcune riforme.
Successivamente fu eletto a suffragio universale Luigi Napoleone Bonaparte grazie soprattutto al voto dei contadini che erano ancora legati all’immagine ideale di Napoleone. Egli si proclamò imperatore dei francesi con il titolo di Napoleone III.
Il quarantotto in Italia
Del quarantotto in italia dobbiamo ricordare:
 L’insurrezione a Palermo (gennaio)
 Le 5 giornate a Milano (marzo)
 L’insurrezione di Venezia (marzo)
 La formazione della repubblica di San Marco
 Carlo Alberto concede lo Statuto albertino
Tutti i tentativi insurrezionali della Giovine Italia fallirono miseramente, in quanto il popolo, che avrebbe dovuto insorgere, non mostrò alcun interesse nei confronti delle idee di unità e indipendenza nazionali. Secondo Pisacane (collaboratore di Mazzini), il popolo cercava di rinviare la soluzione di tutti i problemi sociali a un secondo momento, sostenendo che sarebbero stati affrontati dalla nuova repubblica democratica, dopo l’unificazione nazionale. Pisacane, al contrario, tra i suoi obbiettivi, metteva anche l’abolizione della proprietà privata, ma questa iniziativa si tramutò in un fallimento totale; egli sbarcò a Sapri (in Campania) dove incontrò dapprima l’ostilità popolare e poi la resistenza dell’esercito borbonico e per sfuggire alla cattura si uccise.
Contrario ai pensieri di Mazzini e Pisacane, Gioberti (che era un sacerdote cattolico) riteneva che l’intero popolo italiano doveva trovare un punto di riferimento, che in questo caso doveva essere il papa, cosi venne eletto il nuovo pontefice, Pio IX.
Successivamente scoppiò un’insurrezione a Palermo che fu estesa a tutta l’Italia meridionale, cosi il re Ferdinando II si trovò obbligato a concedere una costituzione e cosi anche il re di Toscana e Pio IX.
La legge fondamentale che fu adottata dal regno di Sardegna ricevette il nome di Statuto Albertino che fu concessa dal re Carlo Alberto di Savoia; nel 1861, sarebbe diventata la costituzione del Regno d’Italia.
Lo Statuto Albertino era una costituzione concessa: il principio della sovranità continuava a risiedere ne re (sovrano per diritto divino), non nel popolo, quindi il re aveva deciso di limitare il proprio potere. Egli riconosce l’uguaglianza dei cittadini, garantisce libertà personale, limitata libertà di stampa e (a livello istituzionale) prevede la camera dei deputati (eletta a suffragio censitario) e un sanato (a nomina regia). Il re poteva sciogliere il parlamento o revocare i ministri. Inoltre il governo era responsabile di fronte al re e non al parlamento. In sintesi i poteri del re erano:
 Esercitare il potere esecutivo
 Convocare o sciogliere il parlamento
 Firmare trattati internazionali senza l’obbligo di un’approvazione parlamentare
 Nominare il governo
Esso dunque non era per nulla democratico, nel senso che sia in linea teorica (la sovranità risiedeva nel re) sia all’atto pratico (il suffragio era censitario) escludeva la partecipazione del popolo alla gestione del potere dello stato. Non era neppure una Costituzione rigida, in quanto poteva essere modificata da una legge ordinaria approvata dal Parlamento.
Lo statuto Albertino suscitò molti tumulti in Italia a causa del suffragio censitario e della non partecipazione del popolo alla gestione del potere. La prima a insorgere fu Venezia, che riuscì a espellere gli austriaci e proclamò risorta la Repubblica veneta. Anche Milano, dopo cinque giornate di furiosi combattimenti, obbligò l’esercito asburgico alla ritirata.

Prima guerra d’indipendenza
Per paura che esplodesse una rivoluzione pure a Torino, il re di Sardegna Carlo Alberto decise di entrare in guerra con l’Austria. Molti stati d’Italia appoggiarono il re piemontese che aveva come obbiettivo quello di costruire un vasto regno dell’Alta Italia, ma alcuni stati si ritirarono timorosi di un eccessivo rafforzamento del Piemonte, così Carlo Alberto fu sconfitto e fu costretto ad abdicare, lasciando il posto al figlio Vittorio Emanuele II.
Intanto a Roma fu proclamata una repubblica democratica, guidata da Mazzini, che introdusse numerose riforme: il voto fu esteso a tutti i maschi adulti, i beni della Chiesa furono nazionalizzati, furono soppresse l’Inquisizione e la censura sulla stampa e si tentò una riforma agraria, in modo da ottenere l’appoggio della popolazione delle campagne.
Successivamente arrivarono a Roma le truppe francesi inviate da Napoleone III. Roma fu espugnata e la grande insurrezione del 1848-1849 si concluse con un fallimento generale.


La nascita del regno d’Italia
Il progetto di Cavour per l’indipendenza italiana
Cavour era un liberale moderato; il suo modello politico di riferimento era la monarchia costituzionale inglese, che garantiva i diritti dei cittadini, ma anche l’ordine sociale. Egli, pertanto, si mantenne ostile nei confronti dei repubblicani e si oppose all’allargamento del suffragio che secondo lui doveva rimanere censitario.
Egli fu nominato presidente del Consiglio e procedette all’attuazione del suo progetto di modernizzazione sia sul piano del commercio sia sul piano delle comunicazioni, portando un forte debito pubblico che non poteva essere risanato con il solo aumento delle imposte.
Il suo obbiettivo politico era l’espulsione dell’Austria e l’espansione del Regno di Sardegna, ma quest’ultimo non poteva sconfiggere l’Austria da solo, ma era necessario trovare alleati tra le grandi potenze europee, tra cui la Francia. Così, nel luglio del 1858, l’imperatore dei francesi e il primo ministro piemontese si incontrarono a Plombieres e concordarono che, in caso di aggressione austriaca al Regno di Sardegna, la Francia sarebbe intervenuta in sua difesa. Dopo la vittoria, il Piemonte avrebbe avuto il Lombardo-Veneto, ma in cambio avrebbe ceduto alla Francia la città di Nizza e la regione della Savoia.
La seconda guerra d’indipendenza
Nel 1859, Cavour si sentì pronto per sfidare l’Austria, così incaricò Garibaldi di organizzare un corpo di volontari (i cacciatori delle alpi) da affiancare all’esercito. Si trattava di una provocazione all’Austria che dichiarò guerra al Regno di Sardegna. Mantenendo fede agli accordi di Plombieres, Napoleone III intervenne in Italia, cosicché gli eserciti franco-piemontesi e austriaco si affrontarono in alcune battaglie (tra cui la battaglia di Magenta, Solferino e San Martino).
Successivamente Napoleone III, senza consultare Cavour, si ritirò e stipulò con l’Austria l’armistizio di Villafranca che prevedeva il passaggio della Lombardia al Regno di Sardegna, ma lasciava il Veneto sotto dominazione austriaca.
I peblisciti del 1860
(pebliscito=accettazione unanime)
Toscana, Parma, Modena e le legazioni pontificie (territori legati allo stato della chiesa) votano in favore dell’annessione al Regno di Sardegna.
Napoleone III acconsente in cambio di Nizza e della Savoia, in quanto ci aveva rinunciato non rispettando i patti di plombieres.
La spedizione dei mille
Nell’aprile del 1860 esplose un’insurrezione a Palermo e Garibaldi incominciò a organizzare una spedizione militare, finalizzata a portare una rivoluzione nel regno delle due sicilie. A differenza dell’esercito mazziniano, Garibaldi potè raccogliere circa 1100 volontari che facevano parte per la maggior parte del ceto colto e mentre i primi avevano tentato di suscitare l’insurrezione del popolo, ma si erano trovati isolati in quanto il popolo stesso non reagiva ai loro appelli rivoluzionari, Garibaldi andava a sostenere e rafforzare una rivolta già esplosa, cioè era sicuro del sostegno popolare
I mille di Garibaldi partirono da Quarto (vicino Genova) nel 1860 e approdarono in Sicilia con 2 piroscafi dove Garibaldi venne accolto come un liberatore. Qui i garibaldini riuscirono a sconfiggere l’esercito borbonico a Calatafimi e a entrare a Palermo dove Garibaldi si trovò a fronteggiare un problema imprevisto: i contadini della cittadina di Bronte (che pensavano che Garibaldi fosse arrivato in Sicilia per sovvertire l’ordine sociale) uccisero i proprietari terrieri e procedettero alla spartizione delle terre. Garibaldi ordinò l’immediata repressione del moto contadino di Bronte che venne riportata all’ordine dal suo luogotenente, Nino Bixio.
Successivamente molti volontari si aggiunsero alla spedizione di mille e, pacificata la Sicilia, Garibaldi entrò a Napoli per conquistare anche qui l’esercito borbonico; la prossima meta nelle intenzioni del generale avrebbe dovuto essere Roma con lo scopo di realizzare l’unità di Italia sotto il regno di Savoia con Roma capitale, ma quest’ultima era sotto la protezione della Francia di Napoleone III e del papa.
Per questo motivo il Regno di Sardegna intervenne per fermare Garibaldi; guidate dal re in persona, le truppe piemontesi entrarono nello Stato pontificio e infine raggiunsero Garibaldi a Teano che si ritirò a Caprera e accettò di rimettere al comando del proprio esercito Vittorio Emanuele II.
Il regno d’Italia
Il 14 marzo 1861 il parlamento, riunito a Torino, proclamò la nascita del Regno d’Italia, proclamando Vittorio Emanuele II re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”, in quanto mescolava la tradizionale concezione discendente del potere con la moderna idea della sovranità popolare.
Inoltre, per quanto fosse retto da una monarchia costituzionale (in quanto vigeva lo statuto albertino), il nuovo organismo statale non era democratico, in quanto prevedeva l’elezione della Camera a suffragio censitario.
Oltre alla Sardegna e alla Sicilia, il nuovo stato unitario comprendeva l’intera penisola, ad eccezione del Veneto e del Lazio, rispettivamente sotto il dominio dell’Austria e del papa.

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