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Restaurazione

Con il Congresso di Vienna si è soliti fare iniziare la cosiddetta “età della Restaurazione” (1815 – 1848). Il termine “restaurazione” sta a indicare la volontà di un ritorno al passato, di un ripristino dei rapporti sociali e politici propri della società di Antico Regime. In realtà un ritorno puro e semplice al passato era impossibile, a cominciare dall’assetto della geografia politica europea, e i diplomatici riuniti a Vienna erano ben consapevoli che non si trattava di tornare al passato, quanto di dare all’Europa un assetto il più stabile ed equilibrato possibile. Anche sul piano della politica interna ai diversi stati, la Restaurazione fu, in realtà, parziale. Prevalse la tendenza a ritornare all’assolutismo monarchico. Una “Restaurazione” pura e semplice dell’Antico Regime fu impossibile anche sul piano ideologico e culturale: proprio la lotta contro il dominio napoleonico aveva fatto maturare esigenze di indipendenza, di nazionalità, di rispetto della dignità dei popoli che alimentarono una continua opposizione all’ordine fissato dal Congresso di Vienna.

Caduto Napoleone, alle monarchie vincitrici si poneva il complesso problema di ridisegnare l’ordine europeo sconvolto dalla tempesta rivoluzionaria e dal dominio napoleonico. Due ordini di problemi erano sul tappeto:
 piano internazionale: si trattava di ridefinire la carta politica d’Europa = confini dei diversi stati
 piano interno: occorreva impostare un rapporto governanti / governati in grado di garantire l’ordine
Le deliberazioni del Congresso di Vienna si inspirarono dunque a due principi fondamentali:
• Il principio di equilibrio, in base al quale la carta politica d’Europa fu ridisegnata in modo tale da bilanciare le zone di influenza delle varie potenze.
• Il principio di legittimità, in base al quale la sovranità sui singoli territori venne restituita ai monarchi che vi regnavano prima delle conquiste napoleoniche.

La Francia, benché nazione sconfitta, poté partecipare al Congresso con il suo negoziatore, il principe di Talleyrand: i vincitori di Napoleone scelsero infatti, saggiamente, di non punire né umiliare la Francia, ma di farne una pedina dell’equilibrio politico del continente. In Francia fu ricollocato sul trono Luigi XVIII in omaggio al principio di legittimità, egli concesse una costituzione ispirata al modello inglese e mantenne in gran parte la legislazione civile e penale napoleonica. La Francia restaurata era dunque una monarchia costituzionale. Questa scelta politica fu compiuta perché risultò evidente a tutti l’impossibilità di riportare proprio la Francia, epicentro della rivoluzione, alla situazione dell’Antico Regime.

Per impedire il riaccendersi della rivoluzione, lo zar di Russia Alessandro I propose, nel 1815, la formazione di una Santa Alleanza, cioè di un patto, stretto in nome della religione cristiana, che impegnava i sovrani a mantenere gli equilibri fissati a Vienna e a intervenire in reciproco aiuto là dove il potere delle monarchie venisse minacciato.
Firmarono il patto tre imperatori: lo zar di Russia, ortodosso, l’imperatore d’Austria, cattolico, e quello di Prussia, luterano, e, in un secondo tempo, il re di Francia.
Questa sorta di “patto di solidarietà” fra sovrani funzionò per un certo tempo come strumento per soffocare ogni tentativo di emancipazione nazionale; ma esso costituì anche l’embrione di quel concreto delle potenze europee che svolse per tutto l’Ottocento un’importante e positiva funzione di mediazione dei conflitti internazionali.

In Italia dopo il 1815, il domino austriaco si esercitava direttamente, attraverso un viceré, sul Lombardo – Veneto. A sovrani appartenenti alla dinastia asburgica andarono anche: il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, assegnato a Maria Luisa d’Asburgo – Lorena; il Ducato di Modena e Reggio, assegnato a Francesco IV d’Asburgo – Este; infine il Granducato di Toscana fu assegnato a Ferdinando III d’Asburgo – Lorena, fratello dell’imperatore d’Austria. Il Regno di Sardegna ritornò ai Savoia con Vittorio Emanuele I: dovendo fungere da stato – cuscinetto verso la Francia, fu rinforzato aggiungendo agli antichi possedimenti i territori dell’ex Repubblica di Genova. Nell’Italia centrale furono ripristinati gli antichi confini dello Stato della Chiesa. L’Italia meridionale venne unificata sotto il Regno delle Due Sicilie, sul trono del quale ritornarono i Borbone con Ferdinando I, politicamente legato all’Austria. Nettissimo fu ovunque l’orientamento assolutista di principi e sovrani, senza alcuna concessione costituzionale: “campioni” della restaurazione furono, il Regno di Sardegna, lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Più liberali furono i governi di Ferdinando III d’Asburgo – Lorena in Toscana e di Maria Luisa d’Asburgo – Lorena a Parma. Nel Lombardo – Veneto gli austriaci governarono con efficienza, mantenendo la legislazione napoleonica.

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