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La cultura del Romanticismo

Il periodo che comunemente si definisce come “età della Restaurazione” – e che copre grossomodo gli anni fra il 1815 e il 1830- fu anche quello che vide l’affermazione e la diffusione in tutta Europa della cultura romantica.
Una cultura che si contrapponeva al razionalismo settecentesco, all’universalismo illuminista, agli schemi canonici del classicismo, in quanto esaltava la spontaneità dei sentimenti, la libera creatività individuale, i valori della tradizione e della nazione.
Una cultura che cercava nella storia la fonte di una nuova e più profonda razionalità e vedeva in tutte le epoche storiche –comprese quelle fino allora ritenute oscure o “barbariche” come il Medioevo- l’espressione di uno spirito universale o la manifestazione di un disegno divino.

Una sensibilità che si esprimeva anche nell’attenzione ai dettagli esteriori, considerati come spie di qualcosa di più profondo: un certo accostamento di colori, un certo di incedere, di gestire o di indossare un abito (l’età romantica coincise con una autentica rivoluzione nell’abbigliamento maschile, con l’abbandono delle parrucche settecentesche e dei pantaloni al ginocchio) diventavano segni di riconoscimento e connotati di una nuova spiritualità.

Persino la malattia fisica poteva essere idealizzata in quanto contrassegno di una personalità pura, non contaminata dalle convenzioni e dalle ipocrisie della società.
Idee come queste, per quanto si manifestassero talvolta in forme esteriori e stereotipe, erano espressione di una ricerca sincera di nuovi valori, di un bisogno di autenticità fortemente sentito.
In quanto cultura dominante di un’intera epoca, il Romanticismo non si identificò con una determinata tendenza ideologica, ma fornì ispirazione e spunti a quasi tutte le correnti di pensiero e a tutti i principali movimenti politici operanti all’inizio dell’ottocento.

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