Resistenze contro il regime nazi-fascista

Proprio negli stessi giorni in cui si formano il Regno del Sud della Rsi, nell'Italia centro-settentrionale cominciano a costituirsi gruppi armati, composti da studenti, operai e militanti i quali hanno abbandonato i loro reparti e che intendono opporsi ai tedeschi e ai fascisti: nasce adesso anche in Italia una Resistenza contro i nazi-fascismo. In realtà sin dalla costituzione del fascismo come regime hanno operato all'estero gruppi di politici ed intellettuali italiani che hanno tentato di tener viva la bandiera dell'antifascismo. Tra i gruppi più significativi c'è stato quello di Giustizia e Libertà, fondato nel 1929 a Parigi da Emilio Lussu e da Carlo Rosselli, ispirata da ideali liberal-socialisti, e c'è stato il reticolo clandestino organizzati in Italia dei comunisti guidati da Mosca dal segretario del partito, Palmiro Togliatti. Da un punto di vista pratico la loro azione è stata scarsamente incisiva. Ma al loro messaggio politico e morale si richiamano adesso i gruppi di partigiani che si formano nell'Italia occupata. I resistenti che si sentono attratti dagli ideali comunisti cominciano a militare all'interno di formazioni militari che si chiamano Brigate Garibaldi. Le formazioni di Giustizia e Libertà si richiamano al movimento omonimo e al Partito d'Azione che da esso è derivato. Si costituiscono anche delle formazioni composte da partigiani di simpatie socialiste, le Brigate Matteotti, così come dei gruppi di partigiani di orientamento cattolico o liberal-monarchico. La mappa politica delle formazioni partigiane corrisponde, in grosso modo, alla mappa politica che si è creata dopo il 25 luglio e che dopo l'8 settembre agisce alla luce del sole nei territori del Regno del Sud. Sin dal 9 settembre del 1943 si è formata il Comitato di liberazione nazionale (Cln), composto dagli esponenti dei partiti che si sono costituiti dopo la caduta del fascismo: si tratta del Partito d'Azione (PdA), che si fa prosecutore dell'esperienza di Giustizia e Libertà; della Democrazia cristiana (Dc), che si propone come erede del Partito popolare, del Partito socialista Italiano di unità proletaria (Psiup), che rappresenta l'area socialista, del Partito repubblicano italiano (Pri), erede della tradizione mazziniana, del Partito liberale italiano (Pli), prima formazione partitica di quest'area politica, del Partito democratico del lavoro (Pdl), un piccolo gruppo politico fondato ex nuovo da Ivanoe Bonomi e del Partito comunista italiano (Pci) che, grazie soprattutto all'azione di Togliatti, ha mantenuto a Mosca una sua continuità organizzativa. Inizialmente, sebbene tra grandi divisioni interne, gli esponenti di questi partiti raccolti nel Cln danno voce a una netta polemica con il governo Badoglio e con il re, quest'ultimo ritenuto responsabile del successo del fascismo e indegno di rappresentare una futura Italia libera. Una posizione di questo genere però indebolisce molto l'autorevolezza del Cln perché i responsabili delle forze anglo-americane considerano il solo governo Badoglio come l'interlocutore istituzionale legittimo con il quale dialogare.

Lo stallo che si è creato viene superato da una mossa inaspettata e spregiudicata, compiuta da Togliatti nel marzo del 1944, sbarcato a Napoli di ritorno dall'Urss dopo vent'anni di esilio, il dirigente del Pci propone di abbandonare la polemica con Badoglio e con il re e di fare in modo che il Cln collabori attivamente con il governo e con le forze alleate per il raggiungimento della liberazione della penisola dal fascismo e dagli occupanti nazisti. La mossa di Togliatti (che prende il nome di "svolta di Salerno" all'epoca la capitale del Regno del Sud) apre prospettive nuove. Il 24 aprile del 1944 si formò il primo governo di unità nazionale, che è presieduto da Badoglio e comprende gli esponenti dei partiti del Cln. Il re, Vittorio Emanuele III, si impegna una volta che sia stata liberata Roma a accedere provvisoriamente i suoi poteri al figlio Umberto. Effettivamente nel giugno del 1944 quando Roma viene liberata dalle forze alleate, Badoglio si dimette e viene sostituito alla presidenza del Consiglio da Ivanoe Bonomi. Contestualmente Umberto di Savoia assume la carica di luogotenente generale del Regno, in sostituzione di suo padre Vittorio Emanuele III.

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