Ali Q di Ali Q
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Le Resistenza

La Seconda Guerra Mondiale è stata sia una guerra di eserciti, che una guerra di popoli, occupati dal nazismo e dal fascismo.

Mentre i soldati combattono al fronte, infatti, nei paesi occupati la fame imperversa crudelmente, acuendo l’odio verso i tedeschi e traducendosi così in movimenti clandestini. La ribellione sorge ben presto anche all’interno delle stesse nazioni dell’Asse.
In molti casi si assiste a vere e proprie lotte intestine: come in Italia o in Jugoslavia, dove la popolazione risulta essere divisa tra filo-nazisti ed oppositori.
Tranne poche eccezioni, si forma comunque un fronte unico contro i tedeschi. Nascono gruppi di opposizione perfino nella stessa Germania.

Determinano quest’odio nazi-fascista la fame ed i bombardamenti a cui la guerra voluta dai tedeschi sottopone le popolazioni occupate, ed anche il fatto che i tedeschi invasori non rispettano gli accordi: come l’attacco del 21 giugno 1941 dei tedeschi all’U.R.S.S., che rompe così il patto di non belligeranza del 1939.

Anche la Francia comunista, che sarebbe stata invece propensa alla distensione, adesso cambia atteggiamento.

L’insieme dei movimenti contro il nazifascismo prende il nome di Resistenza, cioè “opposizione”, “difesa”, “ribellione”.
La Resistenza assume due aspetti: uno attivo (in cui le correnti anti-naziste combattono attivamente contro il regime) ed uno passivo (che si dedica al sabotaggio).

La Resistenza prende ben presto la forma di una guerra partigiana.
Il partigiano è un uomo non inquadrato nell’esercito che porta avanti un “progetto sociale”.
In tutti i paesi la Resistenza assume l’aspetto ora di guerriglia ora di guerra di popolo.

La Resistenza ha, indipendentemente dal paese in cui si sviluppa, caratteristiche comuni:
1) Non è solo una lotta patriottica per la liberazione, ma anche un’opposizione nazi-fascista per i diritti umani;
2) Il partigiano non è un volontario, perché non è arruolato nell’esercito. Il partigiano è spinto dalla necessità tragica di lotta.

La Seconda Guerra Mondiale diventa dunque anche una guerra civile, ovvero crea una rottura nell’ordinamento dello stato, una frattura profonda della società. Il concetto di nemico diventa dunque adesso molto relativo.

All’interno dello stesso paese ci sono due sistemi di valori a confronto: uno è il nazismo – che miticizza la violenza -, e l’altro è la Resistenza – che usa la violenza per difendersi contro la violenza stessa.

Le insurrezioni partigiane si riveleranno molto utili al momento di stabilire i nuovi assetti istituzionali dopo la guerra.

Malgrado gli elementi comuni, la Resistenza è comunque differente da zona a zona.
1) In Europa orientale, essa è una reazione alla guerra di sterminio. Ne è fulcro la POLONIA, considerata dai paesi dell’Asse un semplice distributore di manodopera;
2) Nell’Europa occidentale, invece, essa è generata dalla conoscenza dello sterminio.

Per quanto riguarda la Resistenza italiana, su di essa influiscono il liberalismo (che vuole ripristinare le libertà) e il comunismo (contrario alla dittatura borghese).
Il primo vede però nel secondo un’altra dittatura, ed il secondo vede nel primo una divisione in classi.
Alla resistenza danno il loro appoggio anche socialisti (che non vogliono subordinare la lotta di classe al partito) e i cattolici (che vogliono di nuovo il regime parlamentare).

Rinasce nel 1942 il partito d’azione (che prende il nome dal primo, fondato da Mazzini nel 1853), favorevole al liberalismo e al socialismo.
Il fascismo è per esso un male endemico – come aveva detto anni prima Rosselli - e rappresenta una crisi di civiltà a cui bisogna opporsi con la rivoluzione democratica.
La sua ideologia diventa dunque l’ideologia della Resistenza.
Al suo interno sono presenti il socialismo liberale di Rosselli e il comunismo liberale di Gobetti.

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