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La proclamazione del Regno d'Italia

Nel 1859 Cavour, per difendersi dalla minaccia austriaca, propose a Napoleone III di riconoscere l’annessione al Regno di Sardegna di alcuni stati italiani in cui si stavano tenendo dei plebisciti. La Francia in cambio avrebbe ottenuto Nizza e la Savoia. Napoleone III accettò e i plebisciti ebbero esito positivo quindi nel 1860 il Regno di Sardegna si ampliò notevolmente. Cavour era soddisfatto ma intendeva conquistare anche l’Italia meridionale. Decise però di non agire personalmente perché era a conoscenza dell’impresa che stava preparando Garibaldi e acconsentì a questa operazione. Garibaldi raccolse un migliaio di volontari per tutta Italia e salpò da Quarto, nei pressi di Genova, con due piroscafi il 5 maggio 1860. Il governo sabaudo condannò questa iniziativa, ma non fece nulla per impedirla e cercò segretamente di favorirla. I garibaldini sbarcarono quindi a Marsala, in Sicilia, e, uniti a molti altri volontari siciliani, compirono importanti vittorie contro i Borboni. Le più famose furono la battaglia di Calatafimi, che fu sanguinosissima, e la battaglia di Milazzo. Ai Mille si aggiunsero migliaia di volontari dell’Italia meridionale. Molti contadini siciliani si affiancarono ai garibaldini pensando erroneamente che Garibaldi fosse venuto a ridistribuire le terre. Nel paese siciliano di Bronte addirittura i contadini avevano assaltato il castello di un nobile latifondista; allora era giunto un gruppo di garibaldini guidati da Nino Bixio che avevano sedato il fermento sparando sui contadini e restituendo le terre ai proprietari. Di fronte al successo dell’impresa di Garibaldi, molti nobili latifondisti dell’Italia meridionale decisero di diventare improvvisamente degli accesi sostenitori dei Savoia. Nel frattempo Garibaldi sbarcò in Calabria e giunse a Napoli dove venne accolto trionfalmente e si proclamò dittatore degli stati del Sud in nome di Vittorio Emanuele II. Il re delle due Sicilie Francesco II decise di difendere disperatamente il suo stato lungo il Volturno. Intanto con un referendum il Regno delle due Sicilie scelse l’annessione al Regno di Sardegna. Il clamoroso successo di Garibaldi aveva spiazzato l’Europa. Cavour contattò dunque le cancellerie europee più allarmate, soprattutto quelle di Francia, Prussia e Austria, e propose che, per impedire la nascita di una pericolosa repubblica socialista nell’Italia meridionale, l’esercito sabaudo avrebbe dovuto conquistare i territori in fermento passando però per lo Stato pontificio. Così l’esercito piemontese giunse nelle Marche e sconfisse le truppe del papa a Castelfidardo. Con questa vittoria e in seguito a un plebiscito, Marche e Umbria furono annesse al Regno di Sardegna. A Teano, in Campania, avvenne il famoso incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Decisiva fu la battaglia del Volturno in cui l’esercito borbonico venne definitivamente sconfitto e in seguito alla quale tutto il Regno delle due Sicilie venne annesso al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861 il Parlamento di Torino proclamò la nascita del Regno d’Italia con capitale a Torino.

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