Questo appunto contiene un allegato
Regime staliniano (2) scaricato 4 volte

Dalla “crisi degli ammassi” alla collettivizzazione


Nel 1927 si verificò una crisi nella raccolta del grano. L’esportazione e l’approvvigionamento fu messo in pericolo. Secondo i Bolscevichi questo segnava il fallimento della Nep e il rifiuto dei contadini, a vendere il grano a un prezzo basso che non copriva i costi di produzione. Stalin decise di ristabilire le requisizioni di cereali e attuò campagne propagandistiche contro i Kulaki, nemici del socialismo. Attuò la collettivizzazione forzata dell'agricoltura, poi ci fu la modernizzazione delle campagne. Molte aziende contadine furono unificate in fattorie cooperative o di proprietà dello stato, con l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo stato.

La “guerra ai contadini”


Questo incrinò il rapporto tra potere sovietico e le campagne, perché l’ottenere il grano diventò una guerra mossa dallo Stato ai contadini con obiettivi come:
-Togliere risorse dalle campagne per finanziare le industrie;
-Integrare i contadini al sistema sovietico;
-Eliminare la resistenza al potere dello stato.
Stalin sapeva che ciò avrebbe portato a uno scontro sociale. Infatti vi fu uno scontro molto duro perché con la collettivizzazione i contadini venivano espropriati dalla terra.

Lo sterminio dei kulaki


Contro i Kulaki, Stalin agì con il terrore, secondo lui dovevano sparire “come classe sociale”. Un decreto del 1930 divise i kulaki in tre categorie: quelli impegnati in attività controrivoluzionarie, quelli che non potevano contribuire alla controrivoluzione e quelli fedeli al regime. Alle prime due era prevista la confisca dei beni e la deportazione in luoghi lontani, per la terza c’era il trasferimento in un altro luogo della regione di residenza. I beni confiscati finivano ai kolchoz.

Collettivizzazione e crisi agricola


La collettivizzazione fu un disastro perché la produzione granaria diminuì per la disaffezione al lavoro dei contadini, per i ritardi e gli sprechi della meccanizzazione. Gli organi centrali premevano sui funzionari locali per far rispettare gli obiettivi di produzione prefissati per ciascun kolchoz, i kolchoziani vennero forzati a consegnare le riserve accumulate. Si avviò un meccanismo di depredazione delle risorse agricole che condusse nell’inverno 1932-33 a una carestia. Per fronteggiare la situazione, il governo bloccò la fuga dei contadini dai kolchoz, introducendo un sistema di passaporti interni per circolare nel paese. Nel 1935 lo stato consentì ai kolchoziani di coltivare piccoli appezzamenti di terra.

Industrializzazione e pianificazione integrale


Stalin intraprese la strada dell’industrializzazione accelerata. Adottò la pianificazione integrale dell’economia, diretta da un organismo chiamato Gosplan. Il primo piano quinquennale fu attuato tra il 1928 e 1932, il secondo tra il 1933 e 1937 e il terzo fu interrotto dalla Seconda guerra mondiale. Con uno sforzo economico gigantesco e con obiettivi parzialmente raggiunti, l’Unione Sovietica divenne una grande potenza industriale.

I costi dell'industrializzazione


I costi umani e sociali furono alti, infatti i capitali necessari furono trasferiti dall’agricoltura all’industria mantenendo il livello di salari basso. Si verificò una militarizzazione del lavoro operaio, cui accompagnò un'intensa mobilitazione e propaganda ideologica. Nella legge del 1932 si punivano le infrazioni delle discipline nel luogo di lavoro, e la legge del 1940 vietava agli operai di cambiare lavoro senza il consenso dell’amministrazione. Tutte le risorse vennero indirizzate allo sviluppo industriale, e ciò comportò una penalizzazione dei consumi e del tenore di vita. Importante fu il progresso dovuto all’alfabetizzazione del paese.


Le inefficienze della pianificazione


Il centro aveva obiettivi eccessivi, così i processi sfuggivano al controllo del centro e la pianificazione si risolveva in una gestione caotica delle risorse, nel tentativo di rispettare gli obiettivi. Stalin ritenendo che padroneggiare la tecnica fosse essenziale, emarginò gli “specialisti borghesi”. Venne preferita una nuova leva di tecnici di provenienza contadina. Questo rappresentò un importante canale di promozione sociale ma anche un fattore critico per la produttività e l’efficienza. L’industrializzazione comportò una trasformazione nella distribuzione territoriale della popolazione. Ci fu una forte urbanizzazione che creò una drammatica penuria di alloggi.

Partito-stato e burocrazia.


Il totalitarismo staliniano ebbe il centro nel partito. Esso divenne un potente strumento di controllo e di mobilitazione ideologica delle masse. Si occupava dell’educazione politica della gioventù con l’organizzazione Komsomol e controllava l’opera del sindacato, nelle attività di ricreazione e socializzazione dei lavoratori e delle loro famiglie. Dal partito venivano nominati i dirigenti nelle attività economiche e amministrative e spesso tali cariche venivano prese dai membri del partito stesso. Venne così formandosi una nomenklatura, cioè ceto dirigente di politici e amministratori che godevano di privilegi e potere.

Il “Grande terrore” del 1936-38


Dal 1935 la dittatura staliniana divenne terrore. Il suo strumento fu la polizia politica segreta (Nkvd). L’assassinio di Kirov scatenò una repressione violenta. Tra il 1936 e 1938 ci fu il periodo del “Grande terrore” che si sviluppò su 2 piani. Una prima dimensione fu quella “pubblica” con processi politici con accuse di “deviazionismo” e di “cospirazione” che colpirono i dirigenti storici della rivoluzione, ingegneri e lo stato maggiore dell'Armata rossa. Si affiancarono ad esse numerose operazioni terroristiche. Vennero colpiti i “nemici del popolo” sulla base di criteri geografico-etnici, politici e sociali. Funzionari, dirigenti e ufficiali vennero giustiziati, condotti al suicidio o portati nei campi di detenzione, i gulag. In questo periodo c’era un clima di sospetto e paura, l’abitudine alla denuncia si diffuse in tutto il paese.

Le finalità del terrore


Il terrore di massa, a livello locale, si scatenava in modo caotico e imprevedibile. La finalità del sistema terroristico era un'operazione di “pulizia” destinata a rimuovere ogni ostacolo, alla trasformazione totalitaria della società e degli individui.

Consenso e propaganda


Affiancata al terrore c’era la propaganda ideologica. L’arte, la cultura e la scienza persero espressione, una cappa di conformismo calò sulla cultura russa. Ci fu una persecuzione religiosa, per sradicare l’influenza delle chiese nella società civile, giudicata incompatibile con la “religione nazionale”. La lotta antireligiosa iniziata da Lenin divenne persecuzione su larga scala, mirante a una secolarizzazione forzata della società (riduzione del ruolo della religione nella vita sociale). Il regime al contempo, rivalutò la famiglia tradizionale, rese difficile il divorzio, dichiarò crimine l'aborto e puniva l'omosessualità con il carcere.

L' ”emulazione socialista”


All’industrializzazione si accompagnò un'opera di propaganda per demonizzare i nemici della rivoluzione. Dall’altra parte a mobilitare le masse intorno alle parole d’ordine dell’emulazione socialista, ci fu la competitività tra i lavoratori e le imprese, per la realizzazione degli obiettivi dei piani. In una massa operaia in rapida espansione ma scarsamente qualificata, il regime mescolò incentivi economici, repressione e propaganda. Ogni resistenza alla disciplina era punita alla stregua di un crimine come il “sabotaggio”.

Il culto del capo


Al centro del sistema totalitario che mescolava terrore poliziesco e mobilitazione delle masse c’era Stalin, egli era una figura temuta e rispettata, odiata per i suoi crimini, ma venerata per la grandezza storica. Il consenso al regime fu notevole. Rilevante fu il culto della figura di Stalin, che venne venerato come un padre severo ma giusto. Il culto di Stalin fu edificato dalla propaganda. Divenne l’immagine dello stesso potere pubblico capace di garantire stabilità.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email