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La conquista del potere
Hitler applicò la strategia di Mussolini per acquisire potere, proponendosi agli elettori come uomo che avrebbe salvato la Germania e avrebbe fatto grande il paese, mentre le sue SA eliminavano gli avversari e le loro organizzazioni. Nel marzo 1933 ci furono le elezioni, e Hitler ottenne la maggioranza assoluta.

La costituzione della dittatura
Hitler ottenne dal parlamento i pieni poteri; a luglio, l'approvazione di una legge contro la formazione di nuovi partiti, rese il Partito nazista l'unica forza politica legale in Germania. Il 20 marzo 1933 venne costituito a Dachau, il primo campo di concentramento per prigionieri politici. Nell'agosto 1934, Hitler assunse la carica di capo dello stato.

Come governava Hitler
A metà del 1934 lo stato totalitario nazista era costituito. Hitler non modificò né la costituzione né la repubblica. Egli tolse l’autonomia al parlamento, governo, magistratura e pubblica amministrazione. Il Fuher (titolo assunto da Hitler), era l’unica fonte di diritto e di potere assoluto in ogni settore. Il sistema nazista era costituito da più centri di potere gestiti da uomini fedeli a Hitler:

-Il partito, con strutture centrali e regionali;
-La Gestapo, la polizia segreta del regime;
-Istituzioni speciali, come la Todt, il piano quadriennale per lo sviluppo economico e le organizzazioni di consenso.
L'organizzazione nazista era una sorta di “neofeudalesimo”, dove avevano valore la fedeltà personale al capo, a cui i responsabili rispondevano.

Repressione e irreggimentazione
La SS e la Gestapo erano gli strumenti repressivi usati per eliminare ogni forma di opposizione. Ma il potere nazista era articolato in modo da poter controllare tutte le attività civili. Grande importanza ebbe il fronte del lavoro, organizzazione gestita dal partito che controllava gli aspetti della vita lavorativa e produttiva. L’ideologia propagandistica del lavoro fu una di quelle su cui il regime si batté con più forza, sia nei confronti dei cittadini tedeschi, sia rispetto a quelli stranieri, costretti a lavorare per il Terzo Reicht (nome dello stato tedesco nazista).

La manipolazione delle coscienze
Allo stesso modo il nazismo controllava i giovani, la cultura e la scienza. Paul Goebbels era il responsabile della cultura e della propaganda, e fece di quest’ ultima, l’arma fondamentale del regime per acquisire e mantenere il consenso, attraverso i grandi mezzi di comunicazione di massa e i riti collettivi (le adunate sotto l’ombra delle svastiche). Il nazismo non era una semplice dittatura, ma si fondava soprattutto sul rapporto diretto tra il Fuher e le masse. Il nazismo integrò le masse nella sua opera; era questo il modo in cui il regime manteneva e gestiva il potere.

Le forme della violenza nazista
Per i nazisti la violenza aveva anche lo scopo di trasformare la Germania in una nazione guerriera, al fine della purificazione razziale. Vi erano tre direzioni della violenza nazista: la repressione politica, la repressione sociale, la politica razziale. La repressione politica si attenuò man mano che il regime si consolidava. La repressione sociale aveva lo scopo di “ripulire” la società tedesca da persone ritenute indegne: i cosiddetti asociali. La violenza razziale, la più distruttiva, ebbe lo scopo del risanamento biologico del popolo tedesco, che colpiva esseri qualificati come “subumani”, come i disabili uccisi nell'operazione eutanasia, o gli ebrei, discriminati e sterminati nella Seconda guerra mondiale.

Popolo, razza, cittadinanza
La violenza razziale nazista, era fondata sull'idea che il popolo, Volk, è una comunità organica, una totalità razzialmente omogenea. Chi non è di sangue tedesco non può essere cittadino. Bisognava purificare il Volk, e riportarlo alla propria originaria identità, per restituire alla razza nordica tedesca, il proprio primato.

La persecuzione contro gli ebrei
Gli ebrei, erano considerati razza inferiore e dovevano essere colpiti da un antisemitismo programmato e istituzionale, finalizzato ad estirpare la razza ebraica. Gli ebrei, prima furono esclusi dalla pubblica amministrazione, poi con le leggi di Norimberga del 1935, vennero privati della cittadinanza, e vennero proibiti i matrimoni tra ebrei e ariani. 9-10 novembre 1938 ci fu la “notte dei cristalli”, ovvero una notte di violenza antisemita, vennero uccisi 90 ebrei, 20.000 arrestati e portati in campi di concentramento. In seguito ci fu l'arianizzazione dei beni degli ebrei, la deportazione nei campi di concentramento e l’obbligo di portare sugli abiti la stella di David.

La politica economica: piena occupazione e consenso
In campo economico i nazisti attuarono una politica autarchica e un forte dirigismo. La dominante presenza dello stato accentuò il carattere monopolistico dell’economia. Gli interessi dei grandi gruppi industriali e le scelte economiche del regime andarono a pari passo. Gli scopi del regime erano di raggiungere una piena occupazione. Questo traguardo costituì un punto a favore per il consenso del regime.

L’economia di guerra
Lo stato finanziò imponenti opere pubbliche e sviluppò un'ampia politica di riarmo. Le spese militari, all’alba della seconda guerra mondiale, costituivano il 50% delle spese dello stato. Infatti lo scopo della politica economica nazista era quello di preparare il paese alla guerra. Nel nazismo il legame tra politica, economia, ideologia e guerra era molto stretto. L'impiego di risorse pubbliche per finanziare gli investimenti, comportava una politica estera mirata a far acquisire alla Germania una posizione egemonica nell’economia internazionale, che permettesse di sfruttare le nuove ricchezze, nella stessa direzione andava la conquista dello “spazio vitale”. Quest'ultimo era individuato nell’Europa dell’est, terra di slavi ed ebrei.

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