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La grave situazione di instabilità che caratterizzò la penisola balcanica fino allo scoppio della guerra, comunemente indicata come “questione d’Oriente”, rappresentava uno dei problemi più gravi per le diplomazie europee. Nell'area si scontravano gli interessi delle maggiori potenze del Continente che cercavano di assicurarsi il controllo di regioni dove l’autorità dell’Impero Ottomano diventava sempre più debole.
Fino all'inizio del Novecento la politica dell’equilibrio aveva fatto sì che la situazione nei Balcani rimanesse abbastanza stabile ma, con il nuovo secolo, le cose cambiarono. La Germania voleva trasformare l’Impero turco in un suo protettorato l’ Austria-Ungheria intendeva espandersi a sud-est, la Russia pensava di estendere la propria influenza sui popoli slavi mentre l’Inghilterra e la Francia si opponevano a qualsiasi rafforzamento della Germania nella regione.

Le guerre balcaniche

Anche le nazioni balcaniche intendevano sfruttare la debolezza dell’ impero turco per cercare di ampliare i loro territori; specialmente il Regno di Serbia , che aspirava al ruolo di ” protettore” di tutti i popoli slavi , sostenuto della Russia. Nel 1912 Serbia , Montenegro, Bulgaria, Grecia (lega balcanica),aiutate dalla Russia, dichiararono guerra all’Impero ottomano (Prima guerra balcanica) ottenendo la Macedonia , dalla cui spartizione venne però esclusa la Bulgaria. Si giunse al trattato di Londra (maggio 1913) in virtù del quale l’Impero turco rinunciò a tutti i territori europei (tranne Costantinopoli e gli Stretti e accettò la formazione del regno indipendente di Albania, cosa che suscitò risentimento da parte della Serbia. La pace durò meno di due mesi.
La Bulgaria venne attaccata da Serbia, Montenegro, Grecia e Impero Ottomano e, nonostante l’appoggio dell’Austria, fu sconfitta (Seconda guerra balcanica). La Serbia, vincitrice di entrambe le guerre, divenne la maggiore potenza della regione ma la presenza austriaca in Bosnia e la mancanza di un accesso al mare (l’Austria aveva imposto la creazione, tra la Serbia e il mare, dello Stato dell’Albania) crearono quei forti motivi di attrito che, nel giro di pochi anni, avrebbero innescato il primo conflitto mondiale. La seconda guerra balcanica si concluse con la pace di Bucarest (luglio/agosto 1913) e con l’assegnazione di una consistente parte della Macedonia alla Serbia.

Verso la guerra

Non soltanto i Balcani erano in fermento, anche nelle colonie africane si ebbero forti contrasti che, in buona misura, anticiparono le divisioni e gli schieramenti della Prima guerra mondiale. Il sultano del Marocco rivendicava la completa autonomia dalla Francia. Le altre nazioni europee, insieme agli Stati Uniti, appoggiarono la Francia, pur riconoscendo la sovranità del Marocco. Nel luglio 1911 una nave da guerra tedesca si presentò nel porto di Fez per protestare contro l’occupazione francese. Fu concessa alla Germania il protettorato su una parte del Congo Francese che venne annesso al Camerun tedesco. La conclusione della crisi marocchina però non pose fine ai contrasti che avvelenavano i rapporti tra Francia e Germania.

Come si arrivò alla grande guerra del 1914?

Intanto in Europa erano venuti delineandosi sempre più chiaramente due blocchi contrapposti: alla Triplice Alleanza tra Germania, Austria-Ungheria e Italia venne infatti a opporsi la Triplice Intesa tra Russia, Francia e Inghilterra.
Le tensioni a Oriente furono però soltanto il riflesso di più profonde divisioni fra le potenze europee. Gran Bretagna, Francia e Germania avevano potenti apparati industriali ma mancavano di materie prime; i primi due Paesi riuscivano in parte a sopperire a questa mancanza grazie ai loro imperi coloniali, ma alla Germania questo retroterra mancava. Questi contrasti economici vennero a fondersi con i “ sacri egoismi” nazionali, cioè con quelle esasperate rivalità nazionaliste per le quali Francia e Germania si contendevano l’Alsazia e la Lorena, l’Italia rivendicava Trento e gli industriali spingevano i governi verso una “corsa agli armamenti” e una politica di espansione aggressiva . L’intreccio di tutte queste circostanze fece del mondo una polveriera pronta ad esplodere; la scintilla fu l’assassinio , avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo (capitale della Bosnia allora sotto la sovranità dell’Austria) , nel corso di una visita ufficiale, dell’ arciduca ereditario austriaco Francesco Ferdinando e della moglie Sofia. Autore del delitto fu uno studente serbo, aiutato da tre compagni, membri come lui di una società patriottica segreta che mirava alla formazione di “una Grande Serbia”. L’Austria reagì in maniera spropositata al fatto, inviando un ultimatum di 48 ore contenente richieste durissime. Malgrado ciò , il governo sebo volle dare prova di responsabilità e si affrettò a rispondere in termini concilianti , ma l’Austria non si ritenne soddisfatta e dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio 1914.

Austria-Ungheria e Germania da una parte e Russia dall’altra erano favorevoli alla guerra perché volevano rinsaldare le proprie posizioni nei Balcani.

La Russia si schiera a fianco della Serbia

La Germania ordina alla Russia di smobilitare l’esercito e alla Francia (alleata della Russia) di rimanere neutrale ma riceve un rifiuto. Allora la Germania, per colpire la Francia, invade Belgio e Lussemburgo, paesi neutrali. A questo punto deve intervenire anche l’Inghilterra. Essa è seguita dal Giappone che voleva conquistare i territori della Germania situati in estremo Oriente L’Impero ottomano si schiera dalla parte dell’Austria e della Germania L’ Italia rimane neutrale.

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