I governi del tempo erano inadeguati, anacronistico il frazionamento del paese, e grave il contrasto tra società che cresceva e istituzioni politiche opprimenti.
Era necessario il cambiamento, indipendenza e libertà, erano ormai importanti per l'ordinario svolgimento della vita civile.
Necessaria l'elaborazione di progetti alternativi in due distinte matrici ideologiche:

Scuola moderata (Gioberti, Balbo, D'Azeglio, Durando)
Contro il Piemonte: la risposta alla questione italiana senza sovvertire le tradizionali istituzioni.
Vedevano alla guida del Risorgimento Italiano: il Pontefice (neoguelfi) e la monarchia dei Savoia. Una federazione di Sovrani. Apertura al liberalismo, ma non alla democrazia.
Ogni stato doveva avere riforme interne per trasformarli in regime costituzionali.

- Gioberti (1801-1852) sacerdote piemontese
1843 a Bruxelles pubblica "Del primato morale e civile degli italiani", in cui la visione della Sofia italiana è strettamente intrecciata a quella della chiesa.

Non era d'accordo con l'idea mazziniana di una rivoluzione popolare, ma ad un accordo tra sovrani e popolo e una formazione di una federazione italiana presieduta dal Papà.

- C. Balbo (1789-1853) conciliazione tra chiesa e idee liberali, ma compito di guidare la causa italiana spettava alla monarchia Sabauda.
1844 Parigi"le speranze dell'Italia" in cui le preoccupazioni di come liberarsi del dominio austriaco nel Lombardi - Veneto spingendolo verso l'ormai tramontato impero turco e l'affermarsi contro l'espansionismo russo.

- D'Azeglio (1807-1894) voleva che le riforme venissero attiTe dai Principi
1846 "Della nazionalità italiana" assegnava ai re di Sardegna e Napoli il compito di liberare l'Italia dal dominio austriaco.

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