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La situazione economica degli stati uniti all'indomani della Grande guerra

La prima guerra mondiale modifica la posizione degli Stati Uniti innanzitutto da un punto di vista economico. Wall Strett diventa la prima piazza finanziaria superando la City di Londra. La produzione agricola vede un iniziale aumento di volume e miglioramento dato dal deficit di produzione e conseguente fabbisogno alimentare europeo (i contadini infatti sono occupati al fronte). Alla fine della guerra quindi si pone il problema per gli Usa di convertire l’industria di guerra in industria di pace e di sistemare la sovrapproduzione agricola. Di fronte alla situazione non rosea gli Stati Uniti ricorrono a misure protezionistiche, invece di basarsi sulla complementarietà tra la propria economia e quella europea scelgono misure egoistiche-proibizioniste. Durante la guerra gli Usa erano stati oltre che esportatori di merci anche di materiali, avevano infatti finanziato lo sforzo bellico europeo. Secondo alcuni storici non si sentivano ora pronti di farsi nuovamente carico del loro ruolo a livello mondiale (diverso sarà alla fine della Seconda Guerra Mondiale).

Nel convertire l’economia da quella di guerra a quella di pace, negli anni 20 vengono immessi sul mercato beni di consumo durevoli per le famiglie non pensabili per la famiglia media europea dell’epoca. L’automobile è il simbolo di questo, la Ford modello T è la prima utilitaria prodotta attraverso la catena di montaggio. L’industria di beni di consumo durevoli diventa trainante per l’economia, cosa che avverrà in Europa solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il campo industriale è in questo periodo rivoluzionato dal taylorismo.

IL Taylorismo (un sistema di pianificazione scientifica del lavoro in fabbrica che prende il nome dal suo ideatore, l’ingegnere statunitense Frederick Taylor. Elaborata all’inizio del Novecento).
Taylor è un ingegnere che all’analisi scientifica delle mansioni in “Analisi dei tempi e dei metodi”, in cui analizza i singoli movimenti, operazioni e sottoperazioni che descrive e cronometra. Tutte queste operazioni vengono scomposte in sequenze ottimali. Una volta operazioni multiple e complesse erano affidate ad un solo operaio, con questa analisi il processo produttivo le scompone in operazioni omogenee e varie ognuna affidata a un solo operaio, che segue la catena in movimento. Introduce nella forza lavoro una qualificazione bassa, non c’è più bisogno di una specializzazione, così il costo dei prodotti si abbassa e si raggiungono grandi livelli di produttività. Nasce l’operaio massa, possessore di una bassa qualificazione.

Gli anni 20 sono definiti in riferimento all’economia americana “ruggenti” perché va a pieno regime. In questa situazione i governi americani applicano la politica del denaro facile, con un tasso di interesse molto basso. Questo denaro veniva poi reinvestito nell’acquisto di azioni nella speculazione borsistica. Il valore delle azioni saliva velocemente, in molti casi più del tasso di interesse da pagare. Gran parte degli americani investono denaro che gli è stato prestato dalle banche in borsa. Ma le azioni ora che tutti le vogliono salgono di prezzo. Il mercato finanziario così non rappresenta più l’andamento reale dell’industria. Cominciano ad apparire sospetti di una bolla assicurativa, tutto ciò accade nel 1929. Già prima c’erano state delle avvisaglie finanziarie: alcuni creditori europei si erano detti non in grado di restituire il denaro avuto in prestito. In un solo giorno, il così detto Giovedì Nero, il prezzo delle azioni crolla, da qui molte banche cominciano a fallire. La crisi diventa poi da finanziaria a industriale. I due paesi più colpiti da questa crisi sono quelli particolarmente legati agli Usa, l’Inghilterra e la Germania.

Il presidente Hoover, repubblicano, propone di affrontare la crisi come una malattia secondo cui l’organismo si sta difendendo dai soggetti malati per cui la crisi sarebbe un sistema fisiologico di aggiustamento. Questo tipo di approccio scaturisce dall’idea per cui il mercato è dotato di meccanismi razionali, spontanei e autonomi in grado di risanare le oscillazioni (mano invisibile di Adam Smith). Ricorre perciò a misure di breve respiro:
• ritiro di capitali dall’estero
• proibizionismo
• chiusura delle linee di credito verso l’Europa

• misure protezionistiche
Alle elezioni presidenziali del 1932 sale al potere Roosevelt, democratico, il cui programma prevede:
• misure per l’aiuto dei disoccupati
• cessione del proibizionismo
• un intervento statale attivo e diretto nell’agricoltura
• la regolamentazione delle borse valori
• la creazione di un’autorità per le transazioni doganali
Questa politica è stata espressa in un discorso del 1932 e definita New Deal. In sintesi il discorso dice che la seconda rivoluzione industriale statunitense (metà dell’Ottocento) dà un’idea di prosperità e divide la storia americana in due periodi, in primo in cui si disponeva di possibilità di terre (già Jefferson aveva detto che l’Europa scarseggiava di terre e per questo motivo si era sviluppata l’industria, in America invece no, propone un ruralismo americano ?). Roosevelt lo riprende ma prende atto che a una certa la disponibilità della terra viene meno e subentra l’industria, Roosevelt dice poi che il principio di non intervento statale in campo economico viene rifiutato dagli industriali in difficoltà. Era necessario per lui un nuovo corso in cui lo stato interveniva attivamente nell’economia, il lasse faire è un principio liberale ormai superato, serve ora qualcuno che si faccia carico dell’interesse collettivo e non può essere un privato. Il New Deal di Roosevelt doveva avere due fasi:
1. Recovery, risistemare l’economia dalla crisi
2. Riforma, ristrutturare i pilastri dell’economia
L’economia americana in realtà non si rimise dalla crisi se non quando allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si mobilita l’industria in maniera massiccia.

Confronto con Keynes

La tesi per cui il New Deal è ispirato a teorie di John Keynes è errata, poiché essi partono da un diverso approccio teorico. La politica de New Deal è un complesso di misure che trae le premesse dalla scuola istituzionalista americana, che considera le leggi economiche come leggi non naturali ma storicamente determinate e influenzate dalle istituzioni susseguitesi di volta in volta. Invece l’economia classica (Smith e Ricardo) e neo classica ritiene le leggi economiche valide in tutti i tempi e in tutti i luoghi, hanno per loro un carattere di universalità tanto quanto le leggi naturali.
Keynes è l’uomo che era stato presente alla conferenza di pace di Parigi e si era poi dimesso perché non condivideva le tesi britanniche. In “Conseguenze economiche della pace” profetizzava cosa sarebbe successo all’economia europea del dopoguerra. Non crede che i sistemi economici siano dotati di una razionalità immanente e non credeva operante la mano invisibile di Adam Smith. Come diranno poi alcuni suoi interpreti Keynes pensava che ci fosse una risorsa del sistema economico scarsa: l’informazione e vedeva il tempo come la variabile economica fondamentale. La tesi della mano invisibile può funzionare se tutti i soggetti del sistema economico possono contemporaneamente essere informati sulle variabili economiche. Ma ciò non può accedere. Keynes concepiva il sistema economico come opaco laddove manca l’informazione perfetta (cioè tutti sanno tutto subito). Dato che essa manca ogni soggetto persegue le sue finalità nelle condizioni di informazione di cui è dotato. Un sistema economico non tende per lui a una piena occupazione, non è un telos immanente del sistema economico. Può diventare telos se assunto come tale da un ente pubblico, che si faccia carico delle finalità non immanenti del sistema economico. Distingue due fasi. Nella fase negativa la mano pubblica deve intervenire per sostenere i salari, la domanda effettiva, l’occupazione. Con Keynes si teorizza l’interventismo statale, unico ente in grado di farsi carico di finalità pubbliche e condivise. Ma come può lo stato finanziare l’allargamento dei suoi compiti di fronte alla precedente teoria non interventista? Attraverso il deficit spending (manovra economica con la quale un paese decide di finanziare la spesa pubblica in disavanzo.

Il finanziamento in deficit può avvenire in due modi: con la creazione di base monetaria o con l'emissione di titoli di Stato). Keynes sostiene la necessità del pareggio di bilancio statale. Aprendo un deficit lo stato può svolgere una funzione anticiclica del processo economico e attenuare la caduta di domanda e occupazione. Come rientra dal decifit lo stato? Una volta corretta la fase negativa, ha inizio la fase positiva del ciclo economico ci saranno più entrate. Keynes ritiene che lo stato debba intervenire nel ciclo economico perché non si può pensare che l’economia da sola raggiunga un assetto ottimale.

L’istituzionalismo è una corrente di pensiero economico che si sviluppò nei primi decenni del 20° sec. negli Stati Uniti sotto l’influenza di T. Veblen, che scrive la Teoria della classe agita, in cui è convinto che i fenomeni economici siano regolati da abitudini e istituzioni quali la famiglia, lo stato, le norme. L’istituzionalismo teorizza un insieme di approcci di studio che mirano a colmare il vuoto che la teoria tradizionale aveva lasciato circa la rilevanza economica delle istituzioni sia economiche (sistema bancario, codice commerciale, mercato del lavoro, sistema scolastico ecc.) sia politiche (modello di democrazia, sistema elettorale, forme di governo ecc.). Questa è la matrice dell’atteggiamento Rooseveltiano. In atto pratico le misure sono uguali a quelle consigliate da Keynes ma non c’è una convergenza tra i due poiché partono da premesse differenti.

Il New Deal nella fase di recovery

• Agricoltura: si invitano i contadini a ridurre le produzioni in eccesso e a convertire la produzione in quella con una domanda maggiore così da alimentare i prezzi agricoli e i salari degli agricoltori. Questo provvedimento come altri non incontra una grande accettazione anche perché si era affermata in Usa l’idea di un capitalismo estraneo all’intervento statale. Anche la corte suprema molte volta bloccata i provvedimenti di Roosevelt.
• Industria: Roosevelt interviene stabilendo
o la giornata lavorativa per un totale di 36 ore settimanali
o salari minimi per evitare la caduta della domanda interna
o il diritto alla contrattazione collettiva prima proibito perchè negoziare un contratto collettivo vuol dire introdurre una regolamentazione monopolistica del mercato del lavoro.
Il risultato dell’abolizione è l’inasprimento dei rapporti con gli industriali. In questa fase lo stato americano si profila come stato imprenditore, protagonista diretto che investe nelle zone economiche più depresse. A tal fine si crea la Tennessee Valley Authority, agenzia governativa atta a bonificare la valle del Tennessee per creare le condizioni per una futura industrializzazione.
• Disoccupazione: si ricorre a opere pubbliche per impiegare lavoratori. Questo rispecchia Keynes che sostiene che bisogna mantenere stabile il livello di occupazione, non ci può tendere spontaneamente il sistema economico.
• Finanza: crea la SEC Security Exchange Community che vigila sulle operazioni di borsa.

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