La Prima Rivoluzione industriale

Tra 600 e 700, in Inghilterra e in alcune aree d’Europa avviene un cambiamento radicale nel sistema di produzione (Rivoluzione Industriale appunto): dalla produzione manuale, si comincia a produrre con le macchine.

Questa rivoluzione avvenne soprattutto in Inghilterra per delle situazioni favorevoli:
1. Grande quantità di carbone per il vapore che era l’elemento propulsore;
2. Le colonie (India e America) fornivano materie prime come il cotone;
3. La flotta inglese era in grado di arrivare ovunque anche perché era molto più facile navigare per le vie d’acqua.
4. Abbondanza di manodopera a basso costo;
5. Abbondanti capitali grazie ai proprietari terrieri e ai mercanti;
6. Libertà di commercio “Liberismo”: libertà di commercio e di circolazione delle merci.

Le cause della rivoluzione:
• Applicazione di innovazioni tecniche alla produzione dei beni;

• Disponibilità di capitali accumulati con l’attività agricola;
• Trasferimento di lavoratori dalle campagne e dall’industria domestica alle città e alle fabbriche;
• Cambiamento nell’organizzazione del lavoro.
Tutto ciò stimolato dall’aumento della domanda interna e dall’aumento della popolazione.

Questa rivoluzione non riguarda solo la qualità e la quantità dei prodotti ma cambia anche l’aspetto della città e la vita delle persone che devono lasciare casa loro per andare a lavoro.

Il primo settore trasformato dalle innovazioni fu quello TESSILE, in particolare quello della lavorazione del cotone.

Le innovazioni tecniche nella filatura furono:
• La navetta o spola volante di Kay applicato al telaio, in grado di accellerare la tessitura.
• Tre filatoi:
1) Il filatoio di Jenny che velocizzava la tessitura;
2) Il filatoio Water-frame poteva funzionare sia a mano sia azionato da un mulino ad acqua;
3) La mule che era la combinazione delle caratteristiche techiche tra i primi due filatoi.
La grande disponibilità di filo grazie ai nuovi filatoi indusse tecnici ed inventori a meccanizzare i telai per aumentare la produttività, quindi si ebbero i primi telai meccanici ed automatici.

Anche nell’ambito siderurgico ed estrattivo si hanno sviluppi grazie al carbone.

Poi si ebbe la macchina a VAPORE di Watt per migliorare l’efficienza delle pompe per l’estrazione dell’acqua.
Il vapore venne inoltre applicato ai treni e ai battelli.

Durante la rivoluzione industriale si passò dal lavoro a domicilio, ossia quello svolto dalle famiglie contadine in casa, al lavoro nelle FABBRICHE. Migliaia di persone quindi abbandonarono la campagna e si spostarono nelle città industriali che divennero il centro della vita economica.

La fabbrica rappresentò un nuovo modo di lavorare e di organizzare la produzione.

Due pensatori analizzano questo cambiamento:
• Adam Smith: analizzò il modello di organizzazione di lavoro. Nella fabbrica ognuno svolge un’attività determinata nella fabbrica, quindi si ha una vera e propria divisione del lavoro.
Parla di parcellizzazione del lavoro che porta a un incremento della produttività, quindi secondo lui, se il lavoro viene suddiviso, ciò va a vantaggio della produzione;
• Carl Marx: la nuova produzione è un nuovo modo per creare una schiavitù degli operai.
L’uomo di deve adeguare al ritmo della macchina e la competenza dell’uomo è settoriale, quindi l’operaio rischia di non sapere quello che sta producendo, mentre l’artigiano invece seguiva l’intero processo produttivo.

Le conseguenze dell’industrializzazione
• La prima Rivoluzione Industriale determinò un aumento della produzione e del reddito nazionale inglese e di fatto la ricchezza del paese crebbe.
• La percentuale di ricchezza prodotta dall’industria aumentò e la popolazione attiva non era più l’agricoltura;
• Si ha una forte urbanizzazione, quindi la popolazione si concentrò nella città, ma ciò creò anche numerosi problemi, tipo igienici, legati alla carenza di acquedotti, fognature, ospedali. A pagare le conseguenze erano i poveri che vivevano in case malsane nei quartieri sovrappopolati.
• La manodopera non specializzata porta alla concorrenza tra i poveri che furono costretti ad accettare condizioni di lavoro di miseria e sfruttamento: salari bassi, lavoro per 6gg alla settimana per 15ore, ritmi di lavoro massacrante, ambiente malsano e pericoloso.

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