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Prima Guerra Mondiale: svolgimento e vittoria dell’Intesa

Nel primo anno di guerra l’Italia rimase neutrale. La Triplice alleanza con Austria e Germania, infatti, aveva un contenuto esclusivamente difensivo, mentre in questo caso era stata l’Austria a dichiarare guerra alla Serbia. Solo nel maggio del 1915 l’Italia decise di entrare in guerra al fianco dei paesi dell’Intesa, con l’obiettivo di ottenere le terre ancora “irredente”, cioè tuttora soggette all’Austria: il Trentino e l’Altro Adige sino al confine con il Brennero, Trieste e la Venezia Giulia.

La decisione di entrare in guerra maturò in un clima reso infuocato dal confronto fra interventisti e neutralisti. Fra i primi, vi era che vedeva nella guerra l’unico mezzo per completare l’opera risorgimentale; chi sperava che la guerra rappresentasse la crisi del capitalismo e la premessa della rivoluzione; chi la interpretava come occasione per affermare la potenza di una nazione rigenerata dalle “miserie” della democrazia parlamentare e del trasformismo. I neutralisti – liberali giolittiani, cattolici e socialisti – nonostante rappresentassero la maggioranza del popolo italiano, vennero sopraffatti dall’aggressiva propaganda interventista, soprattutto da quella di matrice nazionalista.

Decisiva fu tuttavia la posizione del re e del governo, schierati a favore dell’intervento militare, sulla stessa linea dei maggiori gruppi economici, soprattutto dell’industria pesante. Con il patto di Londra (aprile 1915) il governo italiano, all’oscuro del parlamento, impegnò il paese a combattere con l’Intesa in cambio di riconoscimenti territoriali, quindi, sull’onda d’imponenti manifestazioni pro-interventiste e di minacce ai neutralisti, ottenne dal parlamento l’approvazione dell’entrata in guerra (maggio 1915).

La guerra, intanto, restava bloccata sui due fronti e mostrava il suo volto più tragico, esasperato dalle potenzialità distruttrici delle nuove tecnologie militari: cannoni, armi chimiche, aerei, sottomarini. I milioni di morti caduti nelle battaglie campali lanciate dagli stati maggiori non modificavano granché gli equilibri consolidati e disegnati dalle trincee.
Il 1917 fu un anno molto critico: la rotta italiano a Caporetto e la crisi profonda della Russia, che si ritirò dal conflitto dopo una rivoluzione che aveva abbattuto lo zarismo, parvero favorire gli Imperi centrali. Ma il dato di fondo era il diffondersi in tutti gli eserciti di un clima di stanchezza e di sfiducia, accompagnato da fenomeni di diserzione e sbandamento.

Gli Imperi centrali si rilevarono alla lunga incapaci di reggere un conflitto logorante e di lunga durata, soprattutto dopo l’ingresso in guerra della potenza militare degli Stati Uniti e le vittorie conseguite dall’Intesa nel 1918 sul fronte occidentale e su quello italiano. Nel novembre del 1918 Austria e Germania dovettero rassegnarsi alla resa.

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