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Prima guerra mondiale

Il 28 giugno 1984 uno studente serbo-bosniaco uccise l’erede al trono d’Austria l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie a Sarajevo. Un attentato terroristico che si trasformò in un caso internazionale e mise in moto una catena di reazioni che fecero precipitare l’Europa in un conflitto che avrebbe segnato una svolta decisiva nella storia europea e del mondo. Furono le decisioni prese dai governanti a trasformare una crisi locale in un conflitto generale. L’Austria compì la prima mossa inviando un ultimatum alla Serbia. Quest’ultima accetto solo in parte e l’Austria giudicò insufficiente la risposta e le dichiarò guerra. Immediata fu la reazione della Russia che ordinò la mobilitazione delle forze armante. Questo fu interpretato dalla Germania come un atto di ostilità ed invio cosi un ultimatum alla Russia senza ottenere risposta e fu seguito dalla dichiarazione di guerra. Lo stesso giorno la Francia mobilità le proprie forze armate e la Germania rispose con un altro ultimatum e successiva dichiarazione di guerra. Il piano di guerra tedesco prevedeva un attacco rapido contro la Francia e dopo contro la Russia. Il 4 agosto i primi contingenti tedeschi invasero il Belgio per attaccare la Francia, ma ciò provocò l’intervento della Gran Bretagna che dichiarò guerra alla Germania. Le accresciute possibilità di mezzi di trasporto consentirono di mettere in campo eserciti mai visti, la novità era costituita dalle mitragliatrici automatiche. I militari tedeschi ottennero clamorosi successi iniziali. Essi sconfissero i russi nella battaglia di Tannenberg . La maggior parte degli eserciti erano attestati in Trincee e cosi cominciava una guerra nuova. Di logoramento. In una guerra cosi diventava essenziale il ruolo della Gran Bretagna che poteva contare sulla superiorità navale. Il Giappone dichiarava guerra alla Germania per impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Estremo Oriente, l’Italia entrava in guerra contro L’Austria – Ungheria. L’Italia entrò nel maggio 1915 schierandosi a fianco dell’Intesa, a guerra appena iniziata il governo presieduto da Salandra, si era dichiarato neutrale. La linea interventista era formata da partiti della sinistra democratica e i nazionalisti dall’altra. Giolitti era un neutralista non riteneva che il paese fosse preparato per affrontare la guerra. Ostile all’intervento era il mondo cattolico, come anche il partito socialista e la Cgl. Benito Mussolini era invece favorevole. Salandra e Sonnino (ministro degli Esteri) decisero di accettare le proposte dell’intesa e firmarono il patto di Londra con Francia, Inghilterra e Russia dove in caso di vittoria, l’Italia avrebbe ottenuto il Trentino, la Venezia Giulia, Istria e una parte della Dalmazia. Il 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria. Le truppe comandate dal generale Cadorna non riuscirono a cogliere alcun successo e anche sul fronte francese le truppe rimasero immobili. All’inizio del 1916 la Germania sferrò un attacco a Verdun contro i francesi con lo scopo di dissanguarli e questo prosegui anche nei mesi successivi. L’esercito austriaco cercò di penetrare dal Trentino e gli Italiani furono colti di sorpresa ma riuscirono faticosamente ad arrestarla. Il governo Salandra si dimesse e venne sostituito da Boselli. Gli austriaci attaccarono la Serbia ma nel giugno furono i russi a prendere l’iniziativa. La vera protagonista della guerra fu la trincea che divenne la sede permanente, qui la vita era monotona e rischiosa e logorava i combattenti sia nel morale che nel fisico. Il primo conflitto mondiale si caratterizzò per l’intensa applicazione delle nuove tecnologie, fucili a ripetizione, artiglieria pesante. Nuova fu l’introduzione di mezzi come le armi chimiche e ci fu lo sviluppo del settore aereonautico e automobilistico. Le autoblindo erano limitati dal fatto che si potevano muovere solo su strada mentre i carri armati grazie ai cingoli potevano attraversare qualsiasi terreno. Il sottomarino fu utilizzato soprattutto dai tedeschi. Durante questo conflitto mondiale anche i civili furono investiti dagli eventi bellici, il caso limite fu quello degli Armeni di Turchia che mentre combattevano con la Russia furono sottoposti a una brutale deportazione che si trasformò in un vero e proprio sterminio. I mutamenti più vistosi furono quelli che interessavano il mondo dell’economia. Interi settori dell’industria furono posti sotto il controllo dei poteri pubblici. Ovunque i governi furono investiti di nuove attribuzioni. Gli stati maggiori avevano poteri assoluti per tutto ciò che riguardava la condizione della guerra. La dittatura militare vigente in Germania non differiva dalla dittatura Giacobina instaurata in Francia nell’ultimo anno di guerra dal governo Clemenceau. Nei primi mesi del 1917 due novità intervennero nel corso della guerra. Uno sciopero generale degli operai di Pietrogrado che si trasformò in un impotente manifestazione politica contro il regime zarista; la sorte della monarchia fu segnata e lo zar abdicò. Circa un mese dopo la caduta dello zar, gli Stati Uniti decidevano di intervenire nel conflitto contro la Germania che aveva avviato una guerra sottomarina. L’intervento americano sarebbe risultato decisivo sia sul piano militare che economico. Si intensificarono le manifestazioni di insofferenza popolare contro la guerra, gli scioperi operai; particolarmente delicata appariva la posizione dell’impero austro-ungarico. Il nuovo imperatore Carlo I tentò negoziati in vista di una pace sperata, ma senza ottenere alcun successo. Anche per l’Italia il 1917 fu l’anno più difficile della guerra. Cadorna ordinò una nuova serie di offensive sull’Isonzo con risultati modesti. Tra i soldati si fecero più frequenti le manifestazioni di protesta e di questa situazione gli austro-tedeschi ne approfittarono per infliggere un colpo decisivo all’Italia. Un’armata americana attaccò le linee italiane all’Isonzo e le sfondò nei pressi di Caporetto dove buona parte delle truppe dovettero abbandonare le posizioni. Due settimane dopo un esercito dimezzato riusciva ad attestarsi sulla nuova linea del Piave. I soldati si trovarono a combattere una guerra contro un nemico che occupava parte del territorio nazionale. Fu costituito un nuovo governo di coalizione nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando e le forze politiche parvero trovare una maggiore concordia. Rimosso Cardorna, il nuovo comandante fu Armando Diaz. Dall’inizio del 1918 fu svolta un’opera di propaganda fra le truppe attraverso la diffusione di giornali di Trincea; con queste pubblicazioni si cercò di prospettare ai soldati la possibilità di vantaggi materiali di cui il paese e i cittadini avrebbero potuto godere in caso di vittoria. La fase finale della guerra vide un’accentuazione del carattere ideologico del conflitto, che servì ad allontanare la minaccia del modello rivoluzionario che aveva preso piedi in Russia. Il presidente americano Wilson, nel 1918, precisò le linee ispiratrici della sua politica in un programma di pace in 14 punti. Egli formava alcune proposte concrete circa il nuovo assetto europeo che avrebbe dovuto uscire dalla guerra. Nell’ultimo punto si proponeva l’istituzione di un nuovo organismo internazionale, la società delle nazioni, per assicurare il mutuo rispetto delle norme di convivenza fra i popoli. I governi dell’intesa non la condividevano del tutto ma dovettero ugualmente aderire in quanto necessitavano di un bisogno d’aiuto americano. L’inizio del 1918 vedeva i due schieramenti in una situazione di sostanziale equilibrio sul piano militare. Lo stato tedesco tentò la sua ultima scommessa impegnando sul fronte francese tutte le forze disponibili; gli austriaci tentarono di sferrare il colpo decisivo sul fronte italiano, attaccando sul Piave, ma furono respinti. Alla fine di Luglio, le forze dell’Intesta passarono al contrattacco nella grande battaglia di Amiens dove i tedeschi subirono la prima grave sconfitta. I generali tedeschi capirono di aver perso la guerra e il compito di aprire le trattative toccò a un nuovo governo di coalizione democratico formatosi con la partecipazione dei socialdemocratici e dei cattolici. Mentre la Germania cercava una soluzione i suoi alleati crollavano militarmente; la prima a cedere fu la Bulgaria, dopo l’Impero Turco e infine l’Austria - Ungheria. Quando gli italiani conciarono un’offensiva sul fronte del Piave, l’impero (Austria) era ormai in piena crisi e gli austriaci sconfitti firmarono a villa giusti, presso padova, l’armistizio con L’italia che sarebbe entrato in vigore il giorno successivo. Intanto la situazione precipitava anche in Germania dove i marinai di Kiel diedero vita a consigli rivoluzionari. Il moto si propagò a Berlino e a esso parteciparono anche i socialdemocratici. La guerra si chiuderà non solo con un tragico bilancio di perdite umane, ma anche con un ridimensionamento del peso politico sulla scena internazionale. La conferenza della pace, i cui lavori si aprirono nella reggia di Versailles, vide impegnati i capi di governo delle principiali potenze vincitrici, l’americano Wilson, il francese Clemenceau, l’inglese George e l’italiano Orlando. Il trattato firmato a Versailles, fu una vera e propria imposizione, un Diktat, dal punto di vista territoriale era anche previsto il passaggio alla Polonia di alcune regioni orientali e la Germania venne privata anche delle sue colonie, spartite tra Francia, Gran Bretagna e Giappone. Ma le parti più pesanti del Diktata era costituta dalle clausole economiche-militari; la Germania dovette impegnarsi a rifondere ai vincitori i danni subiti in conseguenza del conflitto. Fu costretta ad abolire il servizio di leva, a rinunciare alla marcia da guerra e a ridurre al consistenza del proprio esercito. Un problema diverso era costituito dal riconoscimento delle nuove realtà nazionali emesse dalla dissoluzione dell’impero asburgico; il trattato di pace stabiliva che l’indipendenza austriaca sarebbe stata affidata alla tutela della società delle nazioni. Un trattamento severo toccò all’Ungheria che perse tutte le sue regioni slave, nacquero la Polonia, La repubblica di Cecoslovacchia e del regno di Inghilterra . Ci fu l’ingrandimento della Romania e il ridimensionamento dell’impero ottomano, che si trasformò in Stato nazionale Turco. Gli stati vincitori cercarono di abbattere in ogni modo la Russia; furono riconosciute e protette le nuove repubbliche indipendenti: Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania. La nuova Russia si trovò circondata da stati che le erano fortemente ostili. L’Europa contava ben 8 stati nuovi sorti dalle rovine dei vecchi imperi, a essi si sarebbe aggiunto lo stato libero d’Irlanda. Ad assumere il rispetto dei trattati e la salvaguardia della pace avrebbe dovuto provvedere la società delle nazioni, la cui istituzione fu ufficialmente accettata, sotto la pressione degli stati uniti, da tutti i partecipanti alla conferenza di Versailles. Il nuovo organismo sovranazionale prevedeva la rinuncia da parte degli stati membri alla guerra come strumento di soluzione dei contrasti, l’abolizioni si sanzioni economiche nei confronti degli stati aggressori. Ma il colpo più duro alla società arrivò proprio dagli stati uniti e fini con l’essere egemonizzata da gran bretagna e francia-

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