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Prima Guerra Mondiale

1- Quando e come esplose il primo conflitto mondiale? Quali schieramenti si formarono quasi subito?
Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip, uccise a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria. L’Austria ritenendo il governo serbo corresponsabile dell’attentato inviò a Belgrado un ultimatum, che imponeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini sull’attentato. I serbi rifiutarono e l’Austria il 28 luglio, dichiarò guerra alla Serbia. L’Austria era appoggiata dal kaiser Guglielmo II. Lo zar tradizionale “protettore” della Serbia ordinò la mobilitazione dell’esercito, cui la Germania rispose dichiarando guerra alla Russia, ciò provocò la mobilitazione della Francia. Berlino dichiarò guerra alla Francia e invase il Belgio, a sua volta la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania. Il Giappone si schierò a favore degli inglesi, mirando ai possedimenti tedeschi in Estremo Oriente. L’impero Ottomano temendo di essere aggredito dalla Russia, si schierò a fianco della Germania e dell’Austria. L’Italia, per il momento, si mantenne neutrale.

Due schieramenti:
• Serbia, Russia, Francia, Gran Bretagna e Giappone
• Austria, Germania e impero Ottomano

2- Quali furono le cause di fondo del conflitto? Che mire aveva la Germania e perché? Perché Austria e Russia erano rivali?
Le cause di fondo della Grande guerra non furono altro che a carattere egemonico per il dominio dell’Europa, in quanto tutte le nazioni che vi presero parte avevano obbiettivi simili. La Germania, che aveva abbandonato la politica di equilibrio di Bismarck, orientandosi a una politica di potenza la cosiddetta Weltmachtpolitik, che implicava l’espansione coloniale in Africa, ma soprattutto la volontà di costruire un egemonia tedesca nell’Europa centrale e orientale anche ai danni di Polonia, Russia. Questo perché la crescente conflittualità tra le grandi potenze a livello economico e coloniale metteva in contrasto la Germania con la Francia e la Gran Bretagna. Austria e Russia erano rivali perché entrambe interessate all’area balcanica e ai territori dell’impero ottomano.

3- Si parla di mobilitazione delle economie e delle coscienze: perché?
Si parla di mobilitazione delle economie perché in tutta Europa era iniziata una vera e propria corsa agli armamenti, vennero rafforzati tutti quei settori economici che guardavano con favore ad un eventuale conflitto. Si parla invece di mobilitazione delle coscienze in quanto le classi dirigenti iniziarono a vedere la guerra come uno strumento per consolidare l’unità nazionale e per arginare i conflitti sociali recuperando unanimità di consensi. Nacque la “Comunità d’agosto” inteso come spirito di unanimità e di concordia nazionale che coinvolse le popolazioni europee nell’estate del 1914.

4- Perché l’obbiettivo di una guerra breve fu un’illusione? Che cosa accadde sul fronte occidentale tra Francia e Germania? E a oriente tra Germania e Russia? Cosa fu la guerra di trincea?
L’obbiettivo di una guerra breve fu un illusione, perché i governi, gli stati maggiori e l’opinione pubblica pensavano che la guerra sarebbe durata qualche mese o al massimo un anno, però non credevano che i nuovi armamenti lo avrebbero reso non solo più di-struttivo, ma anche più equilibrato. Inoltre tutti erano convinti che il sistema economico mondiale non avrebbe potuto sopportare una lunga interruzione degli scambi internazionali, invece vennero mobilitate energie industriali e produttive che resero ciò possibile. La Germania era costretta a combattere su due fronti, l’unica sua possibilità di vittoria era una guerra rapida. La Germania decise di invadere il Belgio neutrale per poter marciare su Parigi, questa scelta indignò l’opinione pubblica. Le offensive francesi si rivelarono senza esito e sanguinose, fino a quando gli inglesi raggiunsero i francesi sul fiume Marna, riuscendo cosi a respingere l’attacco tedesco. Il fronte occidentale entrò da quel momento in una fase di stallo. Lo stesso accadde sul fronte orientale, dove la Germania combatteva contro la Russia. L’offensiva russa venne arrestata dai tedeschi con le battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri. La Grande Guerra si trasformò in una guerra di trincea, in cui gli eserciti si fronteggiavano lungo le trincee, senza che nessuno infliggesse colpi decisivi al nemico. Migliaia di uomini morirono per conquistare pochi km di terreno che poi sarebbero stati persi con la morte di altrettanti uomini. Questa situazione di stallo rimase così per anni, con enormi costi non solo economici, ma soprattutto umani.

5- Perché inizialmente l’Italia si mantenne neutrale? Quali furono gli schieramenti neutrali e interventisti e da quali ragioni furono mossi? Che atteggiamento assunsero i gruppi dirigenti, la corona e il governo?
L’Italia inizialmente si mantenne neutrale perché la Triplice Alleanza di cui faceva parte, era un patto difensivo e quindi non la impegnava a intervenire al fianco di Germania e Austria. Inoltre gli interessi italiani nel Trentino, nella Venezia Giulia e nell’Adriatico erano in conflitto con quelli austriaci. Allo scoppio del conflitto in Italia si delinearono due correnti di pensiero composite e comprendevano diverse forze politiche: gli interventisti e i neutralisti.
• I neutralisti: erano composti da liberali giolittiani, socialisti e cattolici. Si mostrarono divisi e ed esitanti nel difendere le loro posizioni.
• Gli interventisti: erano composti da nazionalisti,sindacalisti e socialisti rivoluzionari. Erano compatti e aggressivi nel difendere le loro idee. Inoltre erano accomunati dal rifiuto verso tutto ciò che aveva caratterizzato il periodo giolittiano.
Ruolo di primaria importanza, per l’entrata in guerra dell’Italia, assunsero i gruppi dirigenti infatti trovarono il modo di riportare e-quilibrio in un’Italia destabilizzata dal governo giolittiano intorno a un governo forte. Inoltre videro nel conflitto un’occasione per poter rilanciare l’economia, diminuendo cosi la disoccupazione. Anche il re Vittorio Emanuele III e il governo guidato da Salandra e dal ministro degli Esteri Sonnino erano favorevoli all’entrata in guerra dell’Italia. Ritenevano che la guerra potesse dar prestigio alla corona ma anche riportare l’ordine tra i conflitti sociali e fosse utile per gli interessi italiani.

6- Cosa fu il patto di Londra? Come e quando l’Italia entrò in guerra?
Sonnino il 26 aprile del 1915, strinse all’insaputa del parlamento, con l’Intesa un accordo segreto (patto di Londra) che impegnava l’Italia a entrare in guerra e in cambio otteneva concessioni territoriali (Trentino, Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia e l’Istria). L’Italia entrò in guerra il 24 maggio del 1915 dichiarando guerra all’Austria-Ungheria, in seguito ad una votazione in parlamento. I cattolici adottarono un atteggiamento di obbedienza alle decisioni prese dallo stato, i socialisti decisero di “né aderire né sabotare” e infine i neutralisti decisero di rinunciare alla lotta.
7- Perché si dice che il 1916 fu un anno di stallo e il 1917 un anno di svolta? Cosa fu per l’Italia la disfatta di Caporetto? Che conseguenze provocò?
Il 1916 è definito come un anno di stallo perché la situazione militare rimaneva bloccata su tutti i fronti. Gli Imperi centrali incontravano sempre maggiori difficoltà a rifornirsi di materie prime e di alimenti a causa del blocco navale attuato dalla marina britannica nel mare del Nord. I tedeschi tentarono di sferrare il colpo decisivo sul fronte di occidentale a Verdun, ciò non portò ad alcun risultato. Una situazione analoga si verificava sul fronte italiano, nonostante le offensive sull’Isonzo dell’esercito italiano, sotto Cadorna e le offensive tentate dagli Austriaci in Trentino. Il 1917 è chiamato anno di svolta perché fu un anno favorevole per le economie degli imperi centrali. Sul fronte occidentale l’esercito russo precipitò in una grave crisi economica e militare, che divenne anche politica in seguito alla rivoluzione russa, che portò all’abdicazione dello zar Nicola II e la successiva rivoluzione bolscevica. Questi eventi costrinsero la Russia al ritiro dalla Grande guerra, ciò permise ai tedeschi di concentrarsi sul fronte italiano e quello occidentale. In Italia, tedeschi e austriaci riuscirono a sfondare a Caporetto portando l’Italia alla ritirata fino al Piave, dove fu ristabilita la nuova linea di fronte.

8- Perché si parla di crisi degli eserciti? Perché tra le popolazioni si diffuse il rifiuto della guerra? Quando e perché inter-vennero gli USA nel conflitto? Cosa significò per le sorti della guerra il loro intervento?
Si parla di crisi degli eserciti perché tra i reparti degli eserciti iniziò a diffondersi un clima di sfiducia e di ribellione. Molti soldati, logorati dalla guerra di trincea dai massacri attuati e subìti e dalla paura di morire e dal rifiuto di uccidere, si rifiutarono di combattere e vennero puniti spietatamente. Anche le popolazioni iniziarono a dare segni di cedimento, la denutrizione e la diffusione di epidemie provocarono soprattutto in Italia, Francia e Germania scioperi e sommosse. Vennero organizzate dai socialisti propagande per la pace, lo stesso papa Benedetto XV invitò i governi in guerra a porre fine all’ ”inutile strage”. Gli USA intervennero al conflitto nell’aprile del 1917 sotto il presidente Wilson. L’intervento degli Stati Uniti risultò favorevole per i governi dell’Intesa. Fin dall’inizio della guerra gli USA avevano sostenuto economicamente la Gran Bretagna e la Francia. Gli americani cambiarono atteggiamento per salvaguardare la libertà di commercio sui mari, limitata dalla guerra sottomarina tedesca e per la preoccupazione per la sorte dei prestiti concessi alla Gran Bretagna e alla Francia. L’intervento americano favorì gli stati dell’Intesa, facendo sfumare le prospettive della guerra per gli Imperi centrali. La svolta si ebbe nel marzo del 1918, quando i tedeschi vennero respinti dalle truppe alleate e sfondarono le linee tedesche ad Amiens.

9- Cosa accadde in Italia dopo Caporetto? Come e quando si concluse il conflitto?
In Italia, dopo la disfatta di Caporetto, Cadorna venne sostituito dal generale Diaz, fu fatto un grave sforzo per superare la crisi. Furono presi dei provvedimenti: l’esercito venne riorganizzato, instaurando un rapporto più umano tra ufficiali e truppe; inoltre furono promessi ai soldati premi e vantaggi economici per il dopoguerra e venne data assistenza ai combattenti e alle loro famiglie. Furono aperti gli “uffici P” (propaganda) per diffondere il patriottismo e la solidarietà nazionale. La strategia di Diaz si basava sulla difesa, infatti l’offensiva austriaca venne arrestata sul Piave, poi l’esercito italiano contrattaccò, sconfiggendo gli austriaci a Vittorio Veneto. L’Italia finalmente poteva annettere il Trentino e Trieste. L’Austria firmò l’armistizio, anche la Germania, ormai stremata economicamente, ma anche militarmente chiese all’Intesa di poter firmare l’armistizio. L’11 novembre 1918 l’armistizio venne firmato, ponendo fine alla grande guerra.

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