La prima guerra mondiale

Sempre più spesso gli storici tendono a considerare la prima guerra mondiale come uno spartiacque decisivo fra due epoche della storia giungendo al punto di far “iniziare” lo stesso XX secolo con lo scoppio della Grande guerra. Sul piano geopolitico la guerra avrebbe portato alla definitiva scomparsa dell’impero asburgico e dell’impero ottomano. L’esilio della guerra avrebbe inoltre sancito definitivamente la supremazia degli Stati Uniti d’America. Nel 1914 molti erano i motivi di contrasto tra gli stati europei:
- la Gran Bretagna vedeva minacciata la sua egemonia in ambito economico e commerciale dalla crescita della Germania la quale aveva il primato della produzione industriale.
- i Francesi non si erano rassegnati alla perdita dell’Alsazia e della Lorena e i Tedeschi,consapevoli di ciò,avevano fatto di tutto per isolare la Francia sul piano internazionale.

- il progressivo ritiro dell’impero ottomano dall’area balcanica aveva fatto sorgere un forte antagonismo fra Russia e Austria.
- il carattere multinazionale dell’impero Austro-ungarico alimentava aspirazioni di indipendenza e ciò creava tensioni tra Austria e Italia (legate dalla Triplice Alleanza)e soprattutto fra Austria e Serbia.
All’interno delle grandi potenze era cresciuto il peso politico delle alte gerarchie militari e della grande industria. Questi gruppi avevano rafforzato le loro posizioni con l’espansionismo coloniale di conseguenza erano favorevoli a politiche imperialiste. In tutti i paesi si erano sviluppati nazionalismi aggressivi che tendevano ad alimentare sentimenti come l’orgoglio patriottico. Sul piano internazionale si erano configurati due schieramenti:da una parte Francia,Gran Bretagna e Russia,dall’altra Austria e Germania. L’Italia restava più defilata. Il ridimensionamento della presenza turca nell’area balcanica aveva comportato da una parte l’espansione austriaca dall’altra la nascita di nuovi stati come la Serbia e la Bulgaria. In particolare aspirazione della Serbia era di porsi come centro di aggregazione per i popoli slavi meridionali ancora sottoposti all’Austria. Furono appunto i Balcani a fare da detonatore alla tensioni che si erano accumulate in Europa. Il 23 Luglio 1914 il governo di Vienna impose alla Serbia un pesante ultimatum:se il governo di Belgrado non avesse permesso che funzionari austriaci indagassero nel loro territorio sui mandanti dell’attentato dell’erede della corona austro-ungarica,l’arciduca Francesco Ferdinandi,ne sarebbe stato considerato automaticamente complice. Prima che l’ultimatum scadesse l’Austria si assicurò il sostegno tedesco e la Serbia quello russo. Belgrado respinse l’ultimatum e in risposta l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. Scattò dunque il sistema delle alleanze:la Russia proclamò la mobilitazione delle sue forze armate ai confini con Austria e Germania. Quest’ultima le impose con un nuovo ultimatum,il ritiro delle truppe;di fronte al silenzio dei Russi dichiarò guerra sia a loro che ai francesi,legati alla Russia da un’alleanza militare. La prospettiva di un conflitto non era di certo estranea,ma nessuna delle ipotesi preventivata si realizzò. I francesi non si aspettavano un attacco tedesco proveniente dal Belgio (paese neutro). A loro volta i tedeschi non avevano previsto né il rapido ingresso in guerra degli inglesi né la velocità con cui i russi fecero affluire le loro truppe al confine. In generale nessuno si aspettava una guerra così lunga e devastante,ma l’idea prevalente era quella della “guerra di movimento” o “guerra lampo”. Il 6 Settembre del 1914,nella battaglia dalla Marna i francesi riuscirono,grazie all’aiuto inglese,a bloccare i nemici e a costringerli a ripiegare su posizioni più arretrate. Sul fronte orientale l’offensiva russa venne a sua volta bloccata dai tedeschi. A nove mesi dall’inizio del conflitto nessuno dei due schieramenti aveva conquistato posizioni decisive di vantaggio. C’era un sostanziale equilibrio nella tecnologia degli armamenti,e la situazione era di stallo. I soldati,rintanati nelle trincee fortificate vivevano nell’attesa estenuante di un assalto del nemico. Questa situazione di stallo rimase praticamente immutata nel 1915 sul fronte occidentale. Nel frattempo sul fronte orientale l’entrata in guerra della Bulgaria piegò la resistenza dei serbi e rese più delicata la posizione della Russia. Fu una guerra mondiale per i paesi che vi parteciparono e per i territori su cui si svolse. Oltre alle cinque potenze inizialmente coinvolte si schierarono Turchia e Bulgaria,Giappone e Italia,Portogallo,Romania,Grecia e Stati Uniti. Ciò che caratterizzò la prima guerra mondiale fu la mobilitazione totale delle risorse,la profonda trasformazione degli apparati produttivi,l’aumento del controllo dello Stato sul sistema economico e infine il razionamento alimentare per i civili poiché le prime ad essere rifornite dovevano essere le truppe. Al mondo della cultura si fece ricorso soprattutto per un importante compito ovvero quello di intensificare la propaganda patriottica al fine di mantenere elevato il consenso all’impegno militare. Il clima iniziale di esaltazione era però destinato a lasciare pian piano spazio alla demoralizzazione. Le cifre della guerra erano spaventose. I socialisti dei paesi neutrali avevano comunque mantenuto un orientamento pacifista e organizzarono due conferenze per chiedere una pace senza annessioni e senza indennità ,mentre papa Benedetto XV riaffermò più volte la sua condanna all’ <<inutile strage>> che si stava verificando. Allo scoppio del conflitto il governo italiano aveva dichiarato la sua neutralità. In quanto:
-il governo aveva interpretato alla lettera il Trattato della Triplice Alleanza,che obbligava a schierarsi con i partner solo se questi fossero stati attaccati:ma era stata l’ Austria a dichiarare guerra alla Serbia,senza avvisare l’Italia;
-da diversi anni il governo italiano aveva preso una certa distanza dagli alleati,in quanto questi avevano dimostrato di non tenere conto degli interessi italiani;
-infine si nutrivano molti dubbi sulla capacità militare ed economica del paese di far fronte ad un forte impegni bellico.
La neutralità non era una scelta definitiva. Intanto la questione dell’intervento in guerra divenne oggetto di un animato dibattito pubblico. Restarono su posizioni neutraliste i liberali giolittiani e la maggioranza del Partito socialista. Lo stesso valeva per la quasi totalità dei diritti cattolici. Secondo Giolitti il trauma bellico avrebbe minacciato di stravolgere le ancor fragili strutture economiche e politiche del Paese. Vi erano poi i cosiddetti interventisti democratici di Francia e Inghilterra. A destra erano favorevoli all’intervento i liberali conservatori,tra cui il Capo del Governo Salandra e il Ministro degli Esteri Sonnino,nonché naturalmente i nazionalisti. Questi il 26 aprile 1915 firmarono segretamente il Patto di Londra:i paesi dell’intesa promettevano all’Italia per il suo intervento il Venezia-Giulia,il Trentino,il Sud Tirolo,l’Istria,parte della Dalmazia e il porto albanese di Valona. Sapendo di non godere della maggioranza in parlamento,Salandra compì un gesto clamoroso dimettendosi. Il re respinse le sue dimissioni e ottenne da un parlamento oramai disorientato poteri straordinari in caso di conflitto. Tre giorni più tardi venne dichiara guerra all’Austria. L’entrata in guerra dell’Italia aprì un nuovo fronte,quello meridionale. Le truppe italiane erano numericamente superiori,ma le difficoltà nei collegamenti e nei riforma menti,impedirono significativi avanzamenti. Dopo due anni di guerra era evidente che la situazione di equilibrio militare avrebbe potuto essere rotta solo da sostanziali cambiamenti nei due schieramenti. Fin dall’inizio della guerra la potente flotta Tedesca si era trovata bloccata a causa del totale controllo che le navi inglesi esercitavano sul mare del Nord. Mentre il potente armamento navale tedesco rimaneva bloccato e inutilizzati nei porti del mare del Nord. In una guerra di logoramento diventava fondamentale poter disporre di risorse sicure. E gli immensi domini coloniali mettevano Francia e Inghilterra in una posizione di netto vantaggio. Gli Stati Uniti,pur mantenendosi neutrali,appoggiavano di fatto i paesi dell’intesa,fornendo merci e soprattutto crediti finanziari ai governi. Nello sforzo di rispondere al blocco marino inglesi e tedeschi decisero di puntare sui sottomarini. Questa strategia colpiva soprattutto gli Stati Uniti in quanto questi venivano utilizzati soprattutto per distruggere le navi mercantili di qualsiasi nazionalità che rifornivano le nazioni dell’intesa. Di conseguenza il presidente Wilson decise,in aprile,di eintrare in guerra contro la Germania. Nel frattempo si stava modificando la situazione sul fronte orientale,in seguito alla caduta dello zarismo in Russia. Gli ulteriori convulsi sviluppi della situazione russa e soprattutto la presa del potere da parte dei bolscevichi,spinsero i tedeschi a spostare intere divisioni sui fronti occidentali e meridionali. Proprio a seguito di questa dislocazione di truppe un’armata austriaca appoggiata da otto divisioni tedesche operò una massiccia offensiva contro gli italiani presso Caporetto. Le truppe italiane si ritirarono precipitosamente e riuscirono a ricostruire una linea di difesa sul Piave. Nel 1917 si erano diffusi in tutti gli eserciti episodi di diserzione di massa. La stessa popolazione civile era stremata. Segnale del grave stato di disagio furono i cambiamenti al vertice dei comandi militari o dello stesso esecutivo. Alla fine del 1917 giunsero in Europa le prime truppe statunitensi. Erano l’avanguardia di quasi due milioni di combattimenti che rappresentavano il fattore in grado di attentare l’equilibrio tra le forze in campo. I comandi tedeschi erano consapevoli della necessità di tentare il tutto per tutto prima che l’intero potenziale militare statunitense fosse dispiegato. Tornarono a minacciare Parigi ma agli inizi di agosto subirono la controffensiva anglo-franco-americana. Un processo ancora più clamoroso di disgregazione si stava verificando nell’impero austro-ungarico. Nelle regioni popolate da slavi stavano nascendo stati indipendenti,mentre le truppe croate e ungheresi abbandonavano il fronte. In questo contesto,l’offensiva lanciata il 24 ottobre 1918 dagli italiani sul Piave ebbe pieno successo e costrinse il governo di Vienna a firmare l’armistizio il 4 novembre. Bulgaria e Turchia si erano arrese da qualche settimana. L’11 novembre firmò l’armistizio il governo provvisorio tedesco:la guerra era ormai finita.


PRIMO DOPOGUERRA:
La Crisi che caratterizzò l’Italia del primo dopoguerra nasceva da problemi simili a quelli che affliggevano la totalità dei Paesi che avevano preso parte al conflitto mondiale.
Dal punto di vista economico,vi erano grosse difficoltà a ravvisare subinari di normalità un sistema produttivo che per un lungo tempo era stato impiegato per esigenze belliche. Ciò aveva incrementato lo sviluppo della produzione,soprattutto nei settori siderurgici e meccanici,ma questo sviluppo aveva favorito solo i grandi gruppi imprenditoriali,quelli più capaci di stringere rapporti con il potere politico e militare. Il contrasto tra la ricchezza di poche e la povertà dei più era divenuto quanto mai stridente. Lo stato non aveva ricavato vantaggi economici dal conflitto,anzi si era trovato ad affrontare un deficit crescente,determinato dalle ingenti spese sostenute:di conseguenza ci fu un brusco aumento dei prezzi che danneggiò ulteriormente gli strati più deboli della popolazione.
Sul piano sociale,occorreva far fronte alla smobilitazione di migliaia di combattenti,i quali chiedevano benefici che li compensassero del grande sacrificio compiuto. L’aumento dei prezzi non trovava un’adeguata compensazione negli aumenti salariali e questo rendeva difficile la vita per il proletariato urbano. Ancora più difficili erano le condizioni del proletariato agricolo,da cui proveniva la maggior parte dei soldati. L’esperienza della guerra aveva comunque insegnato a operai e contadini il Valore e l’importanza della solidarietà. Essi capirono perciò che la possibilità di unirsi in sindacati e leghe avrebbe aumentato la loro importanza collettiva. La stessa casa non si poteva dire per i cosiddetti ceti medi:si trattava di soggetti sociali molto diversi per collocazione professionale,accomunati da una condizione di sostanziale isolamento che li portava a sentirsi come le principali vittime dei disagi del dopoguerra.
Dal punto di vista politico le classi dirigenti e le forze che avevano voluto l’intervento nel conflitto faticavano a giustificare la sproporzione fra gli enormi costi affrontati e i risultati ottenuti. Le istruzioni politiche non si dimostrarono all’altezza del difficile compito che li attendeva. In primo luogo lo stato italiano era una costituzione piuttosto recente e proprio per questo motivo vi era una difficile integrazione tra popolazione e istituzioni. In secondo luogo anche i partiti di massa erano da poco formati in Italia. Infine, la tradizionale classe dirigente italiana,era minata da una debolezza interna:non rappresentava un vero e proprio partito,ma esprimeva un orientamento ideologico divenuto con il tempo sempre più vago. Nonostante ciò la classe dirigente era riuscita a mantenere il controllo politico della nazione per tanti anni grazie al sistema elettorale uninominale che tendeva a favorire gli esponenti delle forze politiche che erano già al governo.
lo dell'appunto.

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